Crédit Agricole Vita

Pubblicato il 29 Jun 2022
Pubblicato il 29 Jun 2022
Tutored incontra Federico – Product Specialist presso CA Vita e CA Assicurazioni

Tutored incontra Federico – Product Specialist presso CA Vita e CA Assicurazioni


Dopo una formazione economica in Pubbliche Amministrazioni, Federico Mattozza è entrato nel mondo assicurativo facendo della sua curiosità e passione i driver principali che lo hanno portato a diventare Product Specialist per la realtà di Crédit Agricole Assicurazioni.

Scopriamo insieme a lui la giornata tipo di un Product Specialist e quali sono le skill essenziali per questo ruolo.

 

1) Ciao Federico, iniziamo subito chiedendoti cosa significa “sviluppo prodotti” e cosa fa nelle sue giornate un Product Specialist? Esiste una giornata tipo?

Ciao a tutti, il Product Specialist si occupa della creazione dei prodotti assicurativi. Un prodotto che viene lanciato sul mercato è frutto di diverse decine di attività da parte di molteplici soggetti. Il Product Specialist è il pivot ed il più profondo conoscitore delle caratteristiche del prodotto.

Lavorando su progetti, per fortuna, non esiste una giornata tipo; se così fosse l’attività risulterebbe routinaria. Oltre alla programmazione che ogni PM deve strutturare per sé (es. entro il giorno ”x” devo avere un quadro completo di quali franchigie applichi il mercato sulla garanzia Responsabilità Civile), subentrano richieste e necessità che possono cambiare le priorità (es. rilascio IT a correzione di un refuso che implica l’effettuazione di test utili a confermare il corretto operato, piuttosto che richiesta di assicurabilità da parte di una filiale per un cliente che ha un’abitazione che parrebbe non assicurabile…).

 

2) Parliamo invece di come si diventa PM, quali sono le skills o le attitudini necessarie e quale il background di studi ideale?

L’attività di PM affascina chi, come me, ha una visione estesa del mondo che lo circonda.

La spina dorsale delle conoscenze è di carattere economico (dal saper interpretare un bilancio, al conoscere le cause e gli effetti di una inflazione elevata ecc.). Gli studi economici implicano anche la conoscenza delle caratteristiche di base del Diritto e ritengo questo aspetto estremamente utile allo svolgimento dell’attività.

Sicuramente poi, nel mio caso, la passione per la tecnologia e l’informatica mi ha agevolato nello svolgimento quotidiano delle attività. Ogni mercato, nel mondo attuale, per restare competitivo deve seguire l’evoluzione informatica e tecnologica (vedi InsureTech, polizze legate alla blockchain…) e non rinnegarla. Sicuramente questo rappresenta un plus anche nell’attività di PM.

Concludo ripetendo che il desiderio di interessarsi ai più svariati argomenti consente di svolgere al meglio il mio lavoro.

 

3) Approfondiamo ora il percorso che ti ha portato dove sei ora: cosa hai studiato e dove?

Dopo aver conseguito il diploma presso il liceo scientifico della mia città, mi sono trasferito a Milano per portare a termine gli studi universitari, svolti presso l’università L. Bocconi. Mi sono laureato in “Economia delle Pubbliche Amministrazioni e Istituzioni Internazionali”.

 

4) Il tuo percorso universitario, pur restando sempre in ambito economico, ha subito delle modifiche di indirizzo e dal mondo delle Pubbliche Amministrazioni sei approdato a quello assicurativo. Quanto conta la curiosità e quanto la strategia in quella fase della vita?

In effetti, durante gli studi, ho appreso i princìpi economici essenziali. Solo durante questo percorso ho avuto la percezione della distanza che c’è, nella Pubblica Amministrazione, tra l’interesse economico e l’interesse politico che non vanno sempre di pari passo.

Fortunatamente, per attitudine personale, ho sempre avuto la curiosità di approfondire ambiti che non fossero “miei” e questo, oltre ad appassionarmi, fa sì che mi interessi di ogni argomento. L’atteggiamento si è rivelato utile quando ho deciso di accettare la richiesta di una Banca che mi ha offerto un lavoro.

   

5) Curioso ma fedele, sei rimasto diversi anni nell’azienda dove avevi iniziato il tuo percorso professionale, ci racconti com’è andata dalla gavetta alle promozioni?

Già durante la redazione della tesi di laurea sono stato contattato da un istituto bancario che è stato il mio datore di lavoro per i successivi 15 anni. Il percorso lavorativo, partendo dalla “gavetta” nel Servizio Clienti, è passato per attività di taglio commerciale (frutto delle attitudini personali) per poi approdare, dopo breve, al mondo delle Assicurazioni.

Nella Compagnia captive della Banca mi sono occupato inizialmente di gestire il post-vendita ed in breve tempo mi è stata offerta l’opportunità di cambiare mansione e partecipare alla creazione dei prodotti assicurativi.

 

6) La curiosità ha nuovamente preso il sopravvento e pur restando nell’ambito assicurativo e dello sviluppo prodotti sei arrivato in CAA, cosa ti ha convinto dell’azienda e perché la consiglieresti a un giovane neolaureato?

Corretto parlare di curiosità e desiderio di sperimentare. Giunto alla maturazione professionale presso la prima Compagnia, ho sentito la necessità di conoscere nuovi modi di approcciare ai problemi e nuovi modi di risolvere gli stessi. In quel momento ero in cerca di un datore di lavoro che avesse caratteristiche simili a quello di provenienza e che avesse anche una visione ed un approccio internazionale al mondo delle assicurazioni (questo perché il mercato assicurativo italiano è difforme rispetto a quello degli altri paesi europei). CAA ha sicuramente soddisfatto le mie esigenze.

 

7) Prima di salutarci, quale consiglio daresti in termini di trend da seguire o competenze da sviluppare a chi presto muoverà i primi passi nel mondo del lavoro?

Non è facile modificare un’attitudine, è sicuramente più semplice coltivare un interesse.

Il percorso di studi fornisce il 50% di quello che serve per svolgere un’attività lavorativa come la mia. La parte restante è frutto dell’esperienza che si fa sul campo.

Agevola il fatto di conoscere l’informatica per rendere più veloce il raggiungimento degli obiettivi e aiuta anche il fatto di sapere “un po’ di tutto”, non tanto perché sia necessaria l’onniscienza, quanto perché predispone ad un atteggiamento utile ad affrontare la varietà di argomenti con cui un PM ha a che fare.

Dopo una formazione economica in Pubbliche Amministrazioni, Federico Mattozza è entrato nel mondo assicurativo facendo della sua curiosità e passione i driver principali che lo hanno portato a diventare Product Specialist per la realtà di Crédit Agricole Assicurazioni.

Scopriamo insieme a lui la giornata tipo di un Product Specialist e quali sono le skill essenziali per questo ruolo.

 

1) Ciao Federico, iniziamo subito chiedendoti cosa significa “sviluppo prodotti” e cosa fa nelle sue giornate un Product Specialist? Esiste una giornata tipo?

Ciao a tutti, il Product Specialist si occupa della creazione dei prodotti assicurativi. Un prodotto che viene lanciato sul mercato è frutto di diverse decine di attività da parte di molteplici soggetti. Il Product Specialist è il pivot ed il più profondo conoscitore delle caratteristiche del prodotto.

Lavorando su progetti, per fortuna, non esiste una giornata tipo; se così fosse l’attività risulterebbe routinaria. Oltre alla programmazione che ogni PM deve strutturare per sé (es. entro il giorno ”x” devo avere un quadro completo di quali franchigie applichi il mercato sulla garanzia Responsabilità Civile), subentrano richieste e necessità che possono cambiare le priorità (es. rilascio IT a correzione di un refuso che implica l’effettuazione di test utili a confermare il corretto operato, piuttosto che richiesta di assicurabilità da parte di una filiale per un cliente che ha un’abitazione che parrebbe non assicurabile…).

 

2) Parliamo invece di come si diventa PM, quali sono le skills o le attitudini necessarie e quale il background di studi ideale?

L’attività di PM affascina chi, come me, ha una visione estesa del mondo che lo circonda.

La spina dorsale delle conoscenze è di carattere economico (dal saper interpretare un bilancio, al conoscere le cause e gli effetti di una inflazione elevata ecc.). Gli studi economici implicano anche la conoscenza delle caratteristiche di base del Diritto e ritengo questo aspetto estremamente utile allo svolgimento dell’attività.

Sicuramente poi, nel mio caso, la passione per la tecnologia e l’informatica mi ha agevolato nello svolgimento quotidiano delle attività. Ogni mercato, nel mondo attuale, per restare competitivo deve seguire l’evoluzione informatica e tecnologica (vedi InsureTech, polizze legate alla blockchain…) e non rinnegarla. Sicuramente questo rappresenta un plus anche nell’attività di PM.

Concludo ripetendo che il desiderio di interessarsi ai più svariati argomenti consente di svolgere al meglio il mio lavoro.

 

3) Approfondiamo ora il percorso che ti ha portato dove sei ora: cosa hai studiato e dove?

Dopo aver conseguito il diploma presso il liceo scientifico della mia città, mi sono trasferito a Milano per portare a termine gli studi universitari, svolti presso l’università L. Bocconi. Mi sono laureato in “Economia delle Pubbliche Amministrazioni e Istituzioni Internazionali”.

 

4) Il tuo percorso universitario, pur restando sempre in ambito economico, ha subito delle modifiche di indirizzo e dal mondo delle Pubbliche Amministrazioni sei approdato a quello assicurativo. Quanto conta la curiosità e quanto la strategia in quella fase della vita?

In effetti, durante gli studi, ho appreso i princìpi economici essenziali. Solo durante questo percorso ho avuto la percezione della distanza che c’è, nella Pubblica Amministrazione, tra l’interesse economico e l’interesse politico che non vanno sempre di pari passo.

Fortunatamente, per attitudine personale, ho sempre avuto la curiosità di approfondire ambiti che non fossero “miei” e questo, oltre ad appassionarmi, fa sì che mi interessi di ogni argomento. L’atteggiamento si è rivelato utile quando ho deciso di accettare la richiesta di una Banca che mi ha offerto un lavoro.

   

5) Curioso ma fedele, sei rimasto diversi anni nell’azienda dove avevi iniziato il tuo percorso professionale, ci racconti com’è andata dalla gavetta alle promozioni?

Già durante la redazione della tesi di laurea sono stato contattato da un istituto bancario che è stato il mio datore di lavoro per i successivi 15 anni. Il percorso lavorativo, partendo dalla “gavetta” nel Servizio Clienti, è passato per attività di taglio commerciale (frutto delle attitudini personali) per poi approdare, dopo breve, al mondo delle Assicurazioni.

Nella Compagnia captive della Banca mi sono occupato inizialmente di gestire il post-vendita ed in breve tempo mi è stata offerta l’opportunità di cambiare mansione e partecipare alla creazione dei prodotti assicurativi.

 

6) La curiosità ha nuovamente preso il sopravvento e pur restando nell’ambito assicurativo e dello sviluppo prodotti sei arrivato in CAA, cosa ti ha convinto dell’azienda e perché la consiglieresti a un giovane neolaureato?

Corretto parlare di curiosità e desiderio di sperimentare. Giunto alla maturazione professionale presso la prima Compagnia, ho sentito la necessità di conoscere nuovi modi di approcciare ai problemi e nuovi modi di risolvere gli stessi. In quel momento ero in cerca di un datore di lavoro che avesse caratteristiche simili a quello di provenienza e che avesse anche una visione ed un approccio internazionale al mondo delle assicurazioni (questo perché il mercato assicurativo italiano è difforme rispetto a quello degli altri paesi europei). CAA ha sicuramente soddisfatto le mie esigenze.

 

7) Prima di salutarci, quale consiglio daresti in termini di trend da seguire o competenze da sviluppare a chi presto muoverà i primi passi nel mondo del lavoro?

Non è facile modificare un’attitudine, è sicuramente più semplice coltivare un interesse.

Il percorso di studi fornisce il 50% di quello che serve per svolgere un’attività lavorativa come la mia. La parte restante è frutto dell’esperienza che si fa sul campo.

Agevola il fatto di conoscere l’informatica per rendere più veloce il raggiungimento degli obiettivi e aiuta anche il fatto di sapere “un po’ di tutto”, non tanto perché sia necessaria l’onniscienza, quanto perché predispone ad un atteggiamento utile ad affrontare la varietà di argomenti con cui un PM ha a che fare.