ICT World: la storia di Alessio, studente di ingegneria informatica del Politecnico di Milano

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Pubblicato 3 Agosto

In questa rubrica, Tutored ha raccolto le storie di brillanti studenti in ambito informatico, provenienti dalle migliori università italiane.

 

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.

 

Innanzitutto, ti chiederei di presentarti come persona, focalizzandoti in particolare sui tuoi interessi, le passioni e le ambizioni che hai avuto sin da giovane, e che ti hanno portato a studiare al Politecnico.

 

Sono amante della tecnologia e dell’innovazione. Sin da piccolo guardavo film di fantascienza e ho sempre pensato che l’uomo avrebbe potuto raggiungere, in un giorno non troppo lontano, tutto ciò che fino a poco prima poteva solo sognare. Per esempio, nel ‘500 Leonardo da Vinci ha immaginato che l’uomo potesse volare, e 400 anni dopo i fratelli Wright hanno dato vita a quel sogno; alla fine del 20esimo secolo Matrix immagina una realtà che non è nient’altro che un programma fittizio (con dei piccoli bug), e oggi Neuralink ha creato un microchip impiantabile nel cervello, che può permettere a una scimmia di giocare a Pong col pensiero; negli anni ’70 Star Wars immagina che l’uomo possa effettuare viaggi interstellari, e oggi l’uomo manda robot nello spazio, e a breve andrà su Marte. Potrei continuare con questi e mille altri esempi. Alcune di queste innovazioni possono incutere timore, ma se indirizzate nel modo giusto portano a beneficio e progresso.

Il volo ha reso vicino ciò che era lontano: i viaggi spaziali daranno vita a un nuovo boom economico, grazie a nuove rotte commerciali e al turismo; le interfacce neurali impiantabili nel cervello ci permetteranno di apprendere più velocemente, di monitorare lo stato di salute dell’individuo e, si spera, a essere persone più intelligenti e consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni.

Questo mio credo, e il fatto che entrambi i miei zii siano ingegneri, laureati al Politecnico di Milano, mi hanno portato a optare per ingegneria informatica.

 

Come ti trovi al Politecnico di Milano? Come trovi che sia il bilanciamento fra teoria e pratica nella didattica?

 

Col Politecnico di Milano ho avuto un rapporto di “Odi et Amo”. Oltre agli esami davvero difficili, alle volte non capivo nemmeno quale fosse il fine di studiare alcuni argomenti che mi sembravano troppo distanti dal mio percorso di studio. Specialmente per ingegneria informatica, dove la pratica è fondamentale, e dove conta più capire la logica di ciò che studi, che impararlo a memoria. Fortunatamente, col passare degli anni ho acquisito sempre più consapevolezza e maturità, capendo che senza teoria non si va da nessuna parte.

Senza la teoria della triennale non avrei avuto la capacità di svolgere progetti della magistrale prima, e del lavoro poi, con un'ottica di critica e consapevolezza.

 

Come ritieni che "si sposino" ingegneria informatica e business?

 

Oggigiorno risulta sempre più importante capire come si sviluppa il mercato. Innovazione tecnologica e business devono andare a braccetto. Bisogna capire cosa vuole il cliente, quali sono le sue ambizioni, cosa offre il mercato, quali sono le sue disponibilità d’investimento e quale risulta la tecnologia migliore per trarre una soluzione win-win.

Per questo ho scelto come magistrale un percorso che offrisse esami che mi specializzassero in informatica, e altri che mi portassero a comprendere il settore economico e finanziario. Il primo anno quindi ho approfondito temi legati all’intelligenza artificiale, mentre il secondo mi sono occupato di marketing, contabilità e finanza. La tesi poi ha avuto l’obiettivo di implementare modelli di machine learning, reti neurali ed econometrici per predire i prezzi nel mercato delle commodities, ed effettuare un benchmark tra di essi. Quindi, posso dire di aver coniugato efficacemente i due mondi.

 

Potresti raccontarci di una tua esperienza extrauniversitaria (ma anche, se desideri, più di una) particolarmente rilevante per la tua formazione? Uno stage, un erasmus, un progetto, un’esperienza di volontariato, una passione particolare…

 

Per rispondere a questa domanda, non posso che citare il master che ho effettuato presso Maranello con professori di Marelli e Ferrari. Ho conosciuto studenti di altre università, oltre a persone che avevano giò finito gli studi e lavoravano nel settore del motorsport.

La ritengo un'esperienza molto formativa e costruttiva perché ho avuto la possibilità di confrontarmi con persone che avevano background diverso (chi aveva studiato meccanica, chi elettronica e chi economia). Inoltre, ho ampliato il mio bagaglio culturale accedendo a informazioni in ambito automotive e racing, come sistemi di controllo di una moto/vettura o un sistema di telemetria impiegato nei circuiti, ecc.

 

Raccontaci di una ambizione per il futuro: cosa pensi di fare dopo il Politecnico? Dove ti piacerebbe andare a lavorare? Quali pensi che siano gli step necessari per arrivarci?

 

Non ho una risposta certa, so solo che voglio divertirmi e mettermi alla prova nel fare quello che faccio. Come primo lavoro ho scelto la consulenza, perché voglio infondere sicurezza al cliente. Credo che la consulenza sia un ottimo ambiente dove poter crescere giorno dopo giorno, e migliorare sotto ogni aspetto.

Ho scelto KPMG per quello che fanno e per come lo fanno. Usano tecnologie disruptive e innovative. Per esempio, tra i tanti progetti nazionali e internazionali che seguiamo per l’intero ciclo di processo, che va dall’analisi funzionale fino all’implementazione della soluzione e della sua manutenzione, abbiamo aiutato un cliente ad automatizzare la lettura di una ampia mole di documenti attraverso l’uso di piattaforme low-code e sistemi cognitivi, consentendo di velocizzare e perfezionare tutta una serie di compiti che, se assegnati alla persona fisica, sarebbero essere svolti lentamente e con qualche errore.

La KPMG Lighthouse è composta da due divisioni: Data Analytics & Intelligent Automation. La prima si occupa del mondo della data science: gestione, elaborazione e predizione. La seconda, invece, è dove lavoro io: qui realizziamo soluzioni software per creare applicazioni, integrate con intelligenza artificiale e robotica.

Il mio team è molto variegato ed è quello che cercavo. I colleghi hanno studiato ingegneria informatica, aerospaziale, elettronica, gestionale, e quindi ogni giorno si apprende qualcosa di nuovo. Abbiamo tutti un obiettivo, e lo vogliamo raggiungere come team, uniti. Se cade qualcuno, cadiamo tutti insieme. Quindi, crediamo fortemente nella cooperazione e nell'aiuto a vicenda, equilibrando le ambizioni personali.

Inoltre, spero che torneremo a viaggiare, perché una cosa che mi piace tanto sono le trasferte e le possibilità di  conoscere persone nuove che vivono in realtà diverse; in particolare, sono affascinato dagli Stati Uniti. Penso che sia un modo unico per crescere sia dal punto di vista tecnico che personale.
 

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