Lavorare nella Cooperazione Internazionale: la storia di Alice, Program Specialist in Unicef

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Pubblicato 15 Dicembre 2020

L'obiettivo di Alice è sempre stato quello di lavorare per la protezione dei diritti umani.  Oggi è Program Specialist in Unicef.


Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.


Quale percorso di studi hai scelto e perchè?


Ho studiato Scienze Politiche in triennale all'Università di Firenze specializzandomi in Diritto Internazionale e ho passato l'ultimo anno in Erasmus presso la University College of Cork.

Dopodichè, ho conseguito la laurea magistrale in International Affairs all'Università di Bologna, passando gli ultimi sei mesi a Panama per svolgere la ricerca di tesi sul campo, grazie alla borsa di studio per tesi all'estero. In questo momento mi sto specializzando presso l'Università di Lanus di Buenos Aires in Migrazione, Protezione Internazionale e Diritti Umani, che da sempre sono gli argomenti che più mi appassionano.


Come nasce la tua passione e voglia di lavorare nella cooperazione internazionale?


Sono cresciuta con il sogno di lavorare per la protezione dei diritti umani delle persone che si trovano nelle condizioni di più alta vulnerabilità e ho cercato attraverso gli studi e le esperienze lavorative di aprirmi porte nel mondo della cooperazione internazionale.

Inoltre, ho sempre avuto il desiderio di conoscere contesti diversi, non solo viaggiando ma vivendo a stretto contatto con la popolazione e la cultura locale del paese in cui mi trovo.


Prima di arrivare in Unicef, hai svolte diverse attività: prima di OXFAM Italia, poi Cesvi Fondazione Onlus e successivamente RET International. Puoi raccontarci brevemente di queste esperienze?


Sono sempre stata contraria ai tirocini non retribuiti e per questo durante gli anni dell'Università ho cercato di svolgere attività che mi permettessero ottenere l'esperienza richiesta dalle organizzazioni internazionali per lavorare con condizioni minime adeguate appena terminati gli studi.

Ho cominciato con Oxfam Italia, occupandomi di un progetto di raccolta fondi nella mia città natale, esperienza che mi ha permesso di essere selezionata da CESVI per un tirocinio come assistente del programma di emergenza durante i mesi di break estivo tra il primo e il secondo anno della laurea magistrale.

A CESVI ho avuto la fortuna di lavorare con persone eccezionali che hanno investito tempo nella mia formazione e da cui ho appreso le basi del Project Cycle Management, area a cui mi sono appassionato fin dal primo momento e che non ho più abbandonato.

Appena finito con CESVI ho cominciato a candidarmi per tirocini all'estero ma tutte le organizzazioni a cui mi interessavo non accettavano tirocinanti senza esperienza sul campo e così ho cercato soluzioni alternative. Attraverso il programma di borse di studio per tesi all'estero dell'Università di Bologna sono riuscita a ottenere tre mesi di finanziamento per svolgere una ricerca sulla metodologia che RET International utilizza per lavorare con migranti e rifugiati a Panama, e in questo modo sono riuscita a ottenere altri tre mesi di tirocinio pagato dalla stessa organizzazione.

Sono riuscita a negoziare questa opportunità contattando direttamente la organizzazione su Linkedin e presentandogli il mio progetto di ricerca. Dopo i primi due mesi di lavoro sul campo però, si è liberata la posizione di Responsabile dell'Integrazione Locale di giovani migranti e rifugiati e RET mi ha assunto direttamente come staff internazionale, per cui sono tornata in Italia solo per discutere la tesi e dopo sono tornata a Panama. 


Come sei entrata in Unicef e come si sono svolte le selezioni?


Questa prima esperienza lavorativa e il conseguimento della laurea magistrale mi hanno permesso di iscrivermi al roster di Volontari di Nazioni Unite (UNV) appena compiuti i venticinque anni (età minima per accedere alla piattaforma).

Attraverso il roster sono stata contattata da UNICEF Ecuador per coordinare l'ufficio di frontiera con la Colombia e dopo aver passato il processo di selezione mi sono trasferita in Ecuador.

Le selezioni si sono svolte attraverso una intervista tecnica virtuale con il rappresentante aggiunto di UNICEF Ecuador, il responsabile di risorse umane di UNICEF Ecuador e la rappresentante di UNV.


Di cosa ti sei occupata in qualità di Head of Field Unit e ora come Program Specialist in Unicef?


Come coordinatrice dell'ufficio di frontiera in un contesto estremamente complesso a causa del narcotraffico, la depressione economica e la crisi migratoria venezuelana, ho avuto l'opportunità di conoscere la risposta umanitaria di UNICEF in emergenza e di viaggiare per la regione per pianificare la risposta regionale di UNICEF alla sfida dell'integrazione delle migliaia di venezuelani in fuga al loro paese di origine nei paesi limitrofi.

A Marzo di quest'anno mi è stata offerta la possibilità di dirigere il programma di partecipazione adolescente a livello nazionale e da allora mi occupo di assicurare il diritto di partecipazione di adolescenti e giovani nel paese in tutte le decisioni che li riguardano. Nonostante l'emergenza, il mio lavoro mi porta a viaggiare molto e a visitare continuamente le comunità che si incontrano nelle situazioni più vulnerabili, cercando di generare iniziative che permettano migliorare la loro qualità di vita, in stretta collaborazione con il governo e la società civile.


Un consiglio che daresti a tutti gli studenti e i laureati che vorrebbero intraprendere la tua strada?


Se avete un sogno, non fermatevi alla strada convenzionale per ottenerlo e non permettete a nessuno di spegnere la passione che lo alimenta. La strada per la cooperazione internazionale è piena di luoghi comuni e organizzazioni improvvisate che si approfittano della buona volontà di giovani entusiasti per implementare progetti in zone pericolose senza le condizioni minime adeguate per la sicurezza loro e delle comunità locali, non accontentatevi di qualsiasi opzione e informatevi sempre a fondo. Lavorare in maniera responsabile non è solo una scelta quando si tratta di diritti umani e nessun compromesso è accettabile, a qualsiasi punto della vostra carriera.

Credete in voi stessi e investite nella vostra formazione nelle forme meno convenzionali, e continuate a farlo soprattutto quando vi sembra che tutte le porte siano chiuse. Costruite la vostra strada sulle vostre qualità, aspirazioni e passione, tutte le altre non fanno per voi.


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