Osservatori Digital Innovation

Pubblicato il 28 Dec 2020
Pubblicato il 28 Dec 2020
Cos’è l’Innovazione Digitale e come è evoluta negli ultimi 20 anni

Cos’è l’Innovazione Digitale e come è evoluta negli ultimi 20 anni


Cosa si intende per Innovazione Digitale
L’Innovazione Digitale è un concetto molto ampio e trasversale, ed al centro di tutti quei cambiamenti tecnologici, organizzativi, culturali, sociali e creativi che migliorano la vita di tutti i giorni. In due sole parole: Trasformazione Digitale. L’evoluzione è continua, non solo nelle tecnologie stesse, ma anche nelle applicazioni, nei modelli di business e nei modelli di organizzazione delle imprese e del lavoro.

Fare Innovazione Digitale, in sostanza, non vuol dire semplicemente utilizzare le nuove tecnologie in quanto tali, ma partire da queste per ripensare e semplificare un processo produttivo e creativo, erogare nuovi beni e servizi volti al miglioramento della vita degli utenti, ridisegnare, in una logica di apertura al cambiamento, i modelli che governano il business.

L’Innovazione Digitale… secondo gli Osservatori Digital Innovation
In un quadro così denso, ma ancora tutto da saturare, si inserisce la vision degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, che dalla loro nascita (correva l’anno 1999) accompagnano le imprese italiane nel fondamentale viaggio verso la digitalizzazione. Un punto di riferimento importante per aziende grandi, medie o piccole, pubbliche o private che siano, che devono imboccare la strada del digitale.

L’Innovazione Digitale, secondo gli Osservatori, è un fattore essenziale per lo sviluppo del sistema Paese. Un percorso disseminato di rischi e opportunità crescenti per le imprese che vogliono competere nei comparti in cui operano o portare sul mercato beni e/o servizi in grado di generare una domanda completamente nuova. E per perseguire tali obiettivi, risultano fondamentali competenze digitali e cambiamenti nelle strategie e nell’organizzazione.

Centrali, in questa visione di Innovazione Digitale, non sono le tecnologie digitali, ma i business model innovativi che queste abilitano. In tal senso, il lavoro di ricerca degli Osservatori non ha un intento prettamente statistico (come la denominazione suggerirebbe), ma funge da stimolo per l’innovazione stessa. E lo fa attraverso la produzione e la diffusione di conoscenza sulle opportunità e gli impatti delle tecnologie digitali. Un lavoro fatto di modelli interpretativi basati su solide evidenze empiriche e spazi di confronto indipendenti, pre-competitivi e duraturi nel tempo, che aggregano la domanda e l’offerta di Innovazione Digitale in Italia.

Oltre 20 anni di Innovazione Digitale: i trend in accelerazione
Il primo Osservatorio sull'Innovazione Digitale, quello sul commercio elettronico - oggi Osservatorio eCommerce B2c - nasceva nel 1999. Dire che la storia degli Osservatori coincida con quella dell’Innovazione Digitale è forse azzardato. Ma è vero che, fin dal principio, gli Osservatori hanno accompagnato quel processo di semplificazione e “massificazione” del digitale, avviato proprio a cavallo del nuovo millennio. 

Nel 1999 c’erano Internet e l’eCommerce, che già destavano interessi e aspettative elevate, sebbene indefinite nei loro contorni. Ma era un web ancora lontano da quello che conosciamo oggi. Google era poco più di un’idea imprenditoriale, Alibaba muoveva i primi passi proprio in quell’anno e Facebook non esisteva nemmeno.

Non c’era lo smartphone, destinato a diventare il device cardine della nostra vita, e non c’erano quindi i business model basati su questo dispositivo: Mobile Payment e Sharing Economy su tutti. Non c’erano le reti di terza, quarta e quinta generazione e la capacità di trasmissione era per questo molto limitata. Non c’era il Cloud Computing, tecnologia abilitante per eccellenza della trasformazione digitale. Senza Google e Facebook non esistevano il Digital Advertising e le diverse forme di comunicazione e marketing proprie dell’online. Si parlava di Business Intelligence, ma non di Big Data, Data Science e Machine Learning. C’era l’Internet of Things (IoT), ma non nella forma in cui la conosciamo adesso. Tale espressione fu coniata proprio nel 1999, con riferimento ai dispositivi RFId) Non c’era la Blockchain, “esplosa” letteralmente con il protocollo Bitcoin dieci anni dopo.

Era il tempo, insomma, di un’Innovazione Digitale che doveva ancora esprimere tutto il suo potenziale. Oggi, tutti questi trend innovativi si sono affermati e consolidati, rivoluzionando il business e la società e penetrando in tutti i settori dell’economia: PA, logistica, banche e finanza, HR e lavoro, sanità, cultura, retail, turismo, automotive, studi legali, agricoltura, industria del food, dello sport, dei media. Senza contare le implicazioni per la Security e la Privacy che l’innovazione comporta e comporterà: in ordine cronologico GDPR, Cybersecurity Act e Regolamento ePrivacy.

L'effetto Covid-19 sull'Innovazione Digitale
Ma torniamo ad oggi. Il 2020, segnato in maniera profonda in tutto il mondo dalla pandemia, se da un lato è stato un annus horribilis per l’economia e per la società, dall'altro è stato invece un anno di grande crescita per i processi di digitalizzazione, che si sono mostrati determinanti nel contenere gli impatti potenzialmente devastanti dei lockdown e delle altre misure restrittive poste in atto come risposta alla pandemia.

Sono due i trend legati all'Innovazione Digitale protagonisti, si fa per dire, nell'anno della pandemia:

- l'enorme crescita del Remote/Smart Working che in Italia ha coinvolto oltre 6 milioni di lavoratori distribuiti tra grandi imprese, PA e - in minima parte - anche le PMI;
- l’altrettanto rilevante crescita dell’eCommerce, che ha permesso di accedere a beni e servizi che altrimenti sarebbero stati indisponibili per la chiusura forzata delle relative strutture di vendita. Tanto per fare un esempio, Amazon ha accresciuto in 10 mesi il suo organico di ben 427.300 dipendenti (superando gli 1,2 milioni). Sono aumentate sensibilmente anche le vendite online nei comparti food, abbigliamento e arredamento, al netto di un pronosticabile crollo delle prenotazioni online di viaggi e strutture alberghiere.

Nel contempo ha fatto un forte balzo in avanti la formazione a distanza, per la chiusura (o la riduzione forzata delle presenze) di molte scuole, università e business school: un processo che in particolare per queste ultime era in atto da anni, ma solo per corsi ad hoc o come complemento alla formazione “in presenza”. Ha cominciato a prendere piede l’assistenza medica a distanza. La chiusura prolungata di cinema e teatri e il blocco degli spettacoli e dei concerti all’aperto, insieme con il confinamento delle persone a casa propria, ha dato una spinta enorme allo streaming e ai contenuti digitali, già in crescita prima della pandemia con imprese come Netflix e Spotify nel ruolo di capofila nei rispettivi ambiti.

La crescita dell’ecommerce ha dato una ulteriore spinta ai pagamenti digitali, già agevolati dall'entrata in vigore della PSD2 (nuova direttiva europea sui servizi di pagamento) e il conseguente fenomeno dell'open banking.

Sebbene in ritardo rispetto alla media europea, il processo di digitalizzazione nel nostro Paese è in fase di decollo. Gli ultimi 4 anni hanno registrato importanti passi in avanti rispetto al passato. Per avere un'idea più dettagliata, sono ancora disponibili le raccolte per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019 >>

Com'è andata nel 2020, invece, per eCommerce e soci? Il valore dei servizi Cloud, fra i quali spicca l’accelerazione dei servizi di Public & Hybrid Cloud, tocca quasi i 3,5 miliardi di euro, , che registrano una crescita superiore alla media internazionale. In forte sviluppo pure l’Internet of Things sulla spinta dei contatori intelligenti (Smart Metering) per il gas e delle auto intelligenti (Smart Car). La stima del valore di mercato è di 6,2 miliardi di euro, con un significativo contributo di Smart City, Smart Home e Industrial IoT.

Continua a crescere l’utilizzo di servizi Fintech & Insurtech, come Mobile Payment, Trasferimenti P2P, P2P Lending, Crowdfunding, Chatbot, RoboAdvisor, Instant insurance.  Rallenta invece la crescita del mercato Big Data Analytics (solo +6% nel 2020), che tuttavia supera gli 1,8 miliardi di euro, con una presenza però ancora molto modesta delle PMI.

Cosa si intende per Innovazione Digitale
L’Innovazione Digitale è un concetto molto ampio e trasversale, ed al centro di tutti quei cambiamenti tecnologici, organizzativi, culturali, sociali e creativi che migliorano la vita di tutti i giorni. In due sole parole: Trasformazione Digitale. L’evoluzione è continua, non solo nelle tecnologie stesse, ma anche nelle applicazioni, nei modelli di business e nei modelli di organizzazione delle imprese e del lavoro.

Fare Innovazione Digitale, in sostanza, non vuol dire semplicemente utilizzare le nuove tecnologie in quanto tali, ma partire da queste per ripensare e semplificare un processo produttivo e creativo, erogare nuovi beni e servizi volti al miglioramento della vita degli utenti, ridisegnare, in una logica di apertura al cambiamento, i modelli che governano il business.

L’Innovazione Digitale… secondo gli Osservatori Digital Innovation
In un quadro così denso, ma ancora tutto da saturare, si inserisce la vision degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, che dalla loro nascita (correva l’anno 1999) accompagnano le imprese italiane nel fondamentale viaggio verso la digitalizzazione. Un punto di riferimento importante per aziende grandi, medie o piccole, pubbliche o private che siano, che devono imboccare la strada del digitale.

L’Innovazione Digitale, secondo gli Osservatori, è un fattore essenziale per lo sviluppo del sistema Paese. Un percorso disseminato di rischi e opportunità crescenti per le imprese che vogliono competere nei comparti in cui operano o portare sul mercato beni e/o servizi in grado di generare una domanda completamente nuova. E per perseguire tali obiettivi, risultano fondamentali competenze digitali e cambiamenti nelle strategie e nell’organizzazione.

Centrali, in questa visione di Innovazione Digitale, non sono le tecnologie digitali, ma i business model innovativi che queste abilitano. In tal senso, il lavoro di ricerca degli Osservatori non ha un intento prettamente statistico (come la denominazione suggerirebbe), ma funge da stimolo per l’innovazione stessa. E lo fa attraverso la produzione e la diffusione di conoscenza sulle opportunità e gli impatti delle tecnologie digitali. Un lavoro fatto di modelli interpretativi basati su solide evidenze empiriche e spazi di confronto indipendenti, pre-competitivi e duraturi nel tempo, che aggregano la domanda e l’offerta di Innovazione Digitale in Italia.

Oltre 20 anni di Innovazione Digitale: i trend in accelerazione
Il primo Osservatorio sull'Innovazione Digitale, quello sul commercio elettronico - oggi Osservatorio eCommerce B2c - nasceva nel 1999. Dire che la storia degli Osservatori coincida con quella dell’Innovazione Digitale è forse azzardato. Ma è vero che, fin dal principio, gli Osservatori hanno accompagnato quel processo di semplificazione e “massificazione” del digitale, avviato proprio a cavallo del nuovo millennio. 

Nel 1999 c’erano Internet e l’eCommerce, che già destavano interessi e aspettative elevate, sebbene indefinite nei loro contorni. Ma era un web ancora lontano da quello che conosciamo oggi. Google era poco più di un’idea imprenditoriale, Alibaba muoveva i primi passi proprio in quell’anno e Facebook non esisteva nemmeno.

Non c’era lo smartphone, destinato a diventare il device cardine della nostra vita, e non c’erano quindi i business model basati su questo dispositivo: Mobile Payment e Sharing Economy su tutti. Non c’erano le reti di terza, quarta e quinta generazione e la capacità di trasmissione era per questo molto limitata. Non c’era il Cloud Computing, tecnologia abilitante per eccellenza della trasformazione digitale. Senza Google e Facebook non esistevano il Digital Advertising e le diverse forme di comunicazione e marketing proprie dell’online. Si parlava di Business Intelligence, ma non di Big Data, Data Science e Machine Learning. C’era l’Internet of Things (IoT), ma non nella forma in cui la conosciamo adesso. Tale espressione fu coniata proprio nel 1999, con riferimento ai dispositivi RFId) Non c’era la Blockchain, “esplosa” letteralmente con il protocollo Bitcoin dieci anni dopo.

Era il tempo, insomma, di un’Innovazione Digitale che doveva ancora esprimere tutto il suo potenziale. Oggi, tutti questi trend innovativi si sono affermati e consolidati, rivoluzionando il business e la società e penetrando in tutti i settori dell’economia: PA, logistica, banche e finanza, HR e lavoro, sanità, cultura, retail, turismo, automotive, studi legali, agricoltura, industria del food, dello sport, dei media. Senza contare le implicazioni per la Security e la Privacy che l’innovazione comporta e comporterà: in ordine cronologico GDPR, Cybersecurity Act e Regolamento ePrivacy.

L'effetto Covid-19 sull'Innovazione Digitale
Ma torniamo ad oggi. Il 2020, segnato in maniera profonda in tutto il mondo dalla pandemia, se da un lato è stato un annus horribilis per l’economia e per la società, dall'altro è stato invece un anno di grande crescita per i processi di digitalizzazione, che si sono mostrati determinanti nel contenere gli impatti potenzialmente devastanti dei lockdown e delle altre misure restrittive poste in atto come risposta alla pandemia.

Sono due i trend legati all'Innovazione Digitale protagonisti, si fa per dire, nell'anno della pandemia:

- l'enorme crescita del Remote/Smart Working che in Italia ha coinvolto oltre 6 milioni di lavoratori distribuiti tra grandi imprese, PA e - in minima parte - anche le PMI;
- l’altrettanto rilevante crescita dell’eCommerce, che ha permesso di accedere a beni e servizi che altrimenti sarebbero stati indisponibili per la chiusura forzata delle relative strutture di vendita. Tanto per fare un esempio, Amazon ha accresciuto in 10 mesi il suo organico di ben 427.300 dipendenti (superando gli 1,2 milioni). Sono aumentate sensibilmente anche le vendite online nei comparti food, abbigliamento e arredamento, al netto di un pronosticabile crollo delle prenotazioni online di viaggi e strutture alberghiere.

Nel contempo ha fatto un forte balzo in avanti la formazione a distanza, per la chiusura (o la riduzione forzata delle presenze) di molte scuole, università e business school: un processo che in particolare per queste ultime era in atto da anni, ma solo per corsi ad hoc o come complemento alla formazione “in presenza”. Ha cominciato a prendere piede l’assistenza medica a distanza. La chiusura prolungata di cinema e teatri e il blocco degli spettacoli e dei concerti all’aperto, insieme con il confinamento delle persone a casa propria, ha dato una spinta enorme allo streaming e ai contenuti digitali, già in crescita prima della pandemia con imprese come Netflix e Spotify nel ruolo di capofila nei rispettivi ambiti.

La crescita dell’ecommerce ha dato una ulteriore spinta ai pagamenti digitali, già agevolati dall'entrata in vigore della PSD2 (nuova direttiva europea sui servizi di pagamento) e il conseguente fenomeno dell'open banking.

Sebbene in ritardo rispetto alla media europea, il processo di digitalizzazione nel nostro Paese è in fase di decollo. Gli ultimi 4 anni hanno registrato importanti passi in avanti rispetto al passato. Per avere un'idea più dettagliata, sono ancora disponibili le raccolte per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019 >>

Com'è andata nel 2020, invece, per eCommerce e soci? Il valore dei servizi Cloud, fra i quali spicca l’accelerazione dei servizi di Public & Hybrid Cloud, tocca quasi i 3,5 miliardi di euro, , che registrano una crescita superiore alla media internazionale. In forte sviluppo pure l’Internet of Things sulla spinta dei contatori intelligenti (Smart Metering) per il gas e delle auto intelligenti (Smart Car). La stima del valore di mercato è di 6,2 miliardi di euro, con un significativo contributo di Smart City, Smart Home e Industrial IoT.

Continua a crescere l’utilizzo di servizi Fintech & Insurtech, come Mobile Payment, Trasferimenti P2P, P2P Lending, Crowdfunding, Chatbot, RoboAdvisor, Instant insurance.  Rallenta invece la crescita del mercato Big Data Analytics (solo +6% nel 2020), che tuttavia supera gli 1,8 miliardi di euro, con una presenza però ancora molto modesta delle PMI.