Osservatori Digital Innovation

Pubblicato il 23 Jun 2021
Pubblicato il 23 Jun 2021
Cos'è la Smart City: caratteristiche e progetti di successo in Italia

Cos'è la Smart City: caratteristiche e progetti di successo in Italia


La Smart City, o città intelligente, è un ambito applicativo dell'Internet of Things ormai realtà anche nel nostro Paese. Spesso l'idea di Smart City è associata al concetto di città del futuro e fa riferimento soprattutto alle grandi realtà. Basti pensare a Milano o ai progetti Smart City avviati a Torino e Verona. Nella realtà, la città intelligente stenta ancora a decollare: grandi città a parte, sono ancora pochi i comuni che hanno colto i benefici dell’innovazione applicata al contesto urbano.

Ma che cosa si intende per Smart City e perché è importante parlarne? Quali sono i benefici per i cittadini? E quali sono le difficoltà che ancora impediscono lo sviluppo di questo settore? Scopriamolo nel proseguo di quest'articolo.

Che cos’è la Smart City e perché è rilevante?

Definizione alla mano, con Smart City si fa riferimento al monitoraggio e alla gestione degli elementi di una città (come mezzi di trasporto, illuminazione pubblica e parcheggi) e dell'ambiente circostante (ad esempio fiumi, boschi, montagne) per migliorarne vivibilità, sostenibilità e competitività.

Il concetto di Smart City va quindi oltre le innovazioni tecnologiche. Racchiude in sé un nuovo modo di vedere la realtà urbana, improntato sul benessere dei cittadini e l’efficienza energetica.

I benefici di una città intelligente

Passare da “città tradizionale” a “città smart” cela molte opportunità. Giusto per citare quattro elementi chiave, Smart City significa:

- ridurre i consumi energetici;
- ottimizzare la raccolta dei rifiuti;
- migliorare il trasporto pubblico;
- ridurre il degrado urbano.
Questi e altri benefici aiutano a far fronte alla crescita della popolazione urbana e a ridurre l’impatto delle città sull’ambiente e sull’inquinamento. A testimonianza dell’importanza di questo tema, stanno crescendo i finanziamenti pubblici a favore di iniziative in tal senso, così come gli eventi nazionali e internazionali sul tema.

Le Smart City in Italia: la città intelligente nella pratica

Approfondita la "teoria" della città intelligente, è bene interrogarsi su costa stia avvenendo nel concreto. Quanto vale il mercato della città del futuro e quali sono i progetti e gli esempi di Smart City di maggior spicco? Nonostante la crescente consapevolezza sul tema, le applicazioni di Smart City in Italia continuano ad avere un peso relativamente limitato nel mercato dell'Internet of Things, ma si individuano i primi segnali di un timido risveglio.

Da una parte il numero di progetti avviati è in leggero aumento, dall'altro questi progetti sono più stabili e innovativi, con molteplici iniziative strutturate in diversi comuni. Tuttavia, benché la città dovrebbe essere uno dei campi di impiego più fecondi per un paradigma come quello dell'Internet of Things, le barriere sono ancora numerose.

I principali progetti di Smart City in Italia

L'indagine dell'Osservatorio Internet of Things mostra che il 42% dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti ha avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, dato leggermente in crescita rispetto a quanto misurato lo scorso anno.

A crescere non è solo il numero di iniziative avviate ma anche il livello di maturità. E il dato – ancora elevato – sulle sperimentazioni in corso, può a questo punto essere letto con maggiore ottimismo: è infatti necessario che pubbliche amministrazioni e aziende continuino a sperimentare e a testare nuove soluzioni sul campo. A crescere nel tempo è infatti anche il livello di innovatività dei progetti, che sfruttano sempre più le funzionalità abilitate dalle tecnologie IoT (e non solo).

Grande attenzione è posta al connubio con soluzioni di Intelligenza Artificiale, come nel caso del progetto per la gestione dell’irrigazione di parchi e verde pubblico a Firenze, in cui le corrette quantità di acqua con cui irrigare il terreno sono definite in base alle condizioni di umidità, alle previsioni meteo e alla bagnatura fogliare, con la possibilità di individuare da remoto eventuali perdite o rotture agli impianti e permettere l’intervento degli operatori sul posto solo se necessario.

Un altro esempio di progetto innovativo è quello realizzato a Verona, dove sono stati installati 160 impianti semaforici per far scattare il verde quando le ambulanze in codice rosso si trovano a 100 metri di distanza: come risultato si riducono i tempi di intervento e aumenta la possibilità di salvare vite umane.

Un ulteriore segnale evolutivo dei progetti Smart City in Italia è l’approccio sempre più integrato con cui vengono gestite le iniziative. Infatti, nonostante la maggior parte delle sperimentazioni avvenga ancora in modo indipendente e non coordinato, è significativo (24% del totale) il numero di comuni che gestisce le iniziative in modo congiunto. E questo accade non solo nelle grandi città come Milano e Torino, dove già si segnalano programmi di ampio respiro, ma anche nelle piccole realtà, come San Benedetto del Tonto, che stanno volgendo lo sguardo al futuro.

Parallelamente iniziano a diffondersi anche progetti nati dalla collaborazione tra diversi comuni, che in questo modo condividono rischi e benefici. Occorre però proseguire nella strada tracciata in questo ultimo triennio, trasformando la moltitudine di iniziative pilota in progetti esecutivi, in grado di portare valore alle municipalità e ai cittadini.

Le barriere all’avvio dei progetti Smart City

Sicuramente la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle Smart City a livello di sistema Paese. La Smart City in Italia è ancora in cerca d’autore: sono tante le sperimentazioni avviate, ma rimangono poco integrate tra loro e in molti casi senza una chiara strategia di sviluppo del territorio. L’indagine svolta sui Comuni italiani mostra le solite barriere: risorse economiche scarse, mancanza di competenze adeguate e, soprattutto, modelli di governance poco chiari.

Il risultato è che la maggior parte delle iniziative si arena dopo la prima fase di sperimentazione. Per superare questa situazione è fondamentale formulare una strategia nazionale condivisa: a livello centrale bisogna stabilire impegni e priorità per i comuni cercando di trovare il giusto compromesso tra l’attuale ‘anarchia’ dei progetti e un’eccessiva centralizzazione.

Per approfondire il tema delle barriere che ostacolano l’avvio dei progetti, l’Osservatorio Internet of Things ha sviluppato lo Smart City Journey, un modello per l’analisi di quattro variabili: maturità dei comuni, maturità dell’offerta, utilizzo dei dati raccolti e Partnership Pubblico-Privato. I risultati sono in linea con quanto già emerso dall’indagine: il livello di maturità dei comuni è molto più basso rispetto a quello dell’offerta, i comuni non sono in grado di sfruttare adeguatamente i dati e il numero di collaborazioni con attori privati è ancora ridotto.

IoT a servizio della città intelligente: una stima costi/benefici

Come superare il problema cruciale dei finanziamenti? Sarebbe utile riuscire a valutare chiaramente i benefici di natura economica derivanti dalle applicazioni Smart City, oltre a quelli sociali. Per questo, l’Osservatorio Internet of Things ha sviluppato alcuni modelli di stima dei costi e dei benefici applicandoli alla città di Milano.

Ne emerge che tutti i progetti analizzati si riescono a ripagare proprio grazie all’entità dei benefici:

- in 1-2 anni nel caso della Gestione dei parcheggi;
- in 2-5 anni per la Raccolta rifiuti;
- in 3-5 anni per l’Illuminazione intelligente;
- in 6-9 anni per le soluzioni di Smart Building in edifici pubblici.
A ciò si aggiungono i benefici legati ai migliori servizi alla comunità, alla sostenibilità e alla vivibilità: a Milano, ogni city user potrebbe risparmiare l’equivalente di 3 giorni all’anno evitando di perderli alla ricerca di un parcheggio libero e si ridurrebbero le emissioni di anidride carbonica di oltre 60.000 tonnellate di CO2 all’anno, con impatti positivi sull’ambiente.

Angela Tumino, Direttore Osservatorio IoT

La Smart City, o città intelligente, è un ambito applicativo dell'Internet of Things ormai realtà anche nel nostro Paese. Spesso l'idea di Smart City è associata al concetto di città del futuro e fa riferimento soprattutto alle grandi realtà. Basti pensare a Milano o ai progetti Smart City avviati a Torino e Verona. Nella realtà, la città intelligente stenta ancora a decollare: grandi città a parte, sono ancora pochi i comuni che hanno colto i benefici dell’innovazione applicata al contesto urbano.

Ma che cosa si intende per Smart City e perché è importante parlarne? Quali sono i benefici per i cittadini? E quali sono le difficoltà che ancora impediscono lo sviluppo di questo settore? Scopriamolo nel proseguo di quest'articolo.

Che cos’è la Smart City e perché è rilevante?

Definizione alla mano, con Smart City si fa riferimento al monitoraggio e alla gestione degli elementi di una città (come mezzi di trasporto, illuminazione pubblica e parcheggi) e dell'ambiente circostante (ad esempio fiumi, boschi, montagne) per migliorarne vivibilità, sostenibilità e competitività.

Il concetto di Smart City va quindi oltre le innovazioni tecnologiche. Racchiude in sé un nuovo modo di vedere la realtà urbana, improntato sul benessere dei cittadini e l’efficienza energetica.

I benefici di una città intelligente

Passare da “città tradizionale” a “città smart” cela molte opportunità. Giusto per citare quattro elementi chiave, Smart City significa:

- ridurre i consumi energetici;
- ottimizzare la raccolta dei rifiuti;
- migliorare il trasporto pubblico;
- ridurre il degrado urbano.
Questi e altri benefici aiutano a far fronte alla crescita della popolazione urbana e a ridurre l’impatto delle città sull’ambiente e sull’inquinamento. A testimonianza dell’importanza di questo tema, stanno crescendo i finanziamenti pubblici a favore di iniziative in tal senso, così come gli eventi nazionali e internazionali sul tema.

Le Smart City in Italia: la città intelligente nella pratica

Approfondita la "teoria" della città intelligente, è bene interrogarsi su costa stia avvenendo nel concreto. Quanto vale il mercato della città del futuro e quali sono i progetti e gli esempi di Smart City di maggior spicco? Nonostante la crescente consapevolezza sul tema, le applicazioni di Smart City in Italia continuano ad avere un peso relativamente limitato nel mercato dell'Internet of Things, ma si individuano i primi segnali di un timido risveglio.

Da una parte il numero di progetti avviati è in leggero aumento, dall'altro questi progetti sono più stabili e innovativi, con molteplici iniziative strutturate in diversi comuni. Tuttavia, benché la città dovrebbe essere uno dei campi di impiego più fecondi per un paradigma come quello dell'Internet of Things, le barriere sono ancora numerose.

I principali progetti di Smart City in Italia

L'indagine dell'Osservatorio Internet of Things mostra che il 42% dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti ha avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, dato leggermente in crescita rispetto a quanto misurato lo scorso anno.

A crescere non è solo il numero di iniziative avviate ma anche il livello di maturità. E il dato – ancora elevato – sulle sperimentazioni in corso, può a questo punto essere letto con maggiore ottimismo: è infatti necessario che pubbliche amministrazioni e aziende continuino a sperimentare e a testare nuove soluzioni sul campo. A crescere nel tempo è infatti anche il livello di innovatività dei progetti, che sfruttano sempre più le funzionalità abilitate dalle tecnologie IoT (e non solo).

Grande attenzione è posta al connubio con soluzioni di Intelligenza Artificiale, come nel caso del progetto per la gestione dell’irrigazione di parchi e verde pubblico a Firenze, in cui le corrette quantità di acqua con cui irrigare il terreno sono definite in base alle condizioni di umidità, alle previsioni meteo e alla bagnatura fogliare, con la possibilità di individuare da remoto eventuali perdite o rotture agli impianti e permettere l’intervento degli operatori sul posto solo se necessario.

Un altro esempio di progetto innovativo è quello realizzato a Verona, dove sono stati installati 160 impianti semaforici per far scattare il verde quando le ambulanze in codice rosso si trovano a 100 metri di distanza: come risultato si riducono i tempi di intervento e aumenta la possibilità di salvare vite umane.

Un ulteriore segnale evolutivo dei progetti Smart City in Italia è l’approccio sempre più integrato con cui vengono gestite le iniziative. Infatti, nonostante la maggior parte delle sperimentazioni avvenga ancora in modo indipendente e non coordinato, è significativo (24% del totale) il numero di comuni che gestisce le iniziative in modo congiunto. E questo accade non solo nelle grandi città come Milano e Torino, dove già si segnalano programmi di ampio respiro, ma anche nelle piccole realtà, come San Benedetto del Tonto, che stanno volgendo lo sguardo al futuro.

Parallelamente iniziano a diffondersi anche progetti nati dalla collaborazione tra diversi comuni, che in questo modo condividono rischi e benefici. Occorre però proseguire nella strada tracciata in questo ultimo triennio, trasformando la moltitudine di iniziative pilota in progetti esecutivi, in grado di portare valore alle municipalità e ai cittadini.

Le barriere all’avvio dei progetti Smart City

Sicuramente la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle Smart City a livello di sistema Paese. La Smart City in Italia è ancora in cerca d’autore: sono tante le sperimentazioni avviate, ma rimangono poco integrate tra loro e in molti casi senza una chiara strategia di sviluppo del territorio. L’indagine svolta sui Comuni italiani mostra le solite barriere: risorse economiche scarse, mancanza di competenze adeguate e, soprattutto, modelli di governance poco chiari.

Il risultato è che la maggior parte delle iniziative si arena dopo la prima fase di sperimentazione. Per superare questa situazione è fondamentale formulare una strategia nazionale condivisa: a livello centrale bisogna stabilire impegni e priorità per i comuni cercando di trovare il giusto compromesso tra l’attuale ‘anarchia’ dei progetti e un’eccessiva centralizzazione.

Per approfondire il tema delle barriere che ostacolano l’avvio dei progetti, l’Osservatorio Internet of Things ha sviluppato lo Smart City Journey, un modello per l’analisi di quattro variabili: maturità dei comuni, maturità dell’offerta, utilizzo dei dati raccolti e Partnership Pubblico-Privato. I risultati sono in linea con quanto già emerso dall’indagine: il livello di maturità dei comuni è molto più basso rispetto a quello dell’offerta, i comuni non sono in grado di sfruttare adeguatamente i dati e il numero di collaborazioni con attori privati è ancora ridotto.

IoT a servizio della città intelligente: una stima costi/benefici

Come superare il problema cruciale dei finanziamenti? Sarebbe utile riuscire a valutare chiaramente i benefici di natura economica derivanti dalle applicazioni Smart City, oltre a quelli sociali. Per questo, l’Osservatorio Internet of Things ha sviluppato alcuni modelli di stima dei costi e dei benefici applicandoli alla città di Milano.

Ne emerge che tutti i progetti analizzati si riescono a ripagare proprio grazie all’entità dei benefici:

- in 1-2 anni nel caso della Gestione dei parcheggi;
- in 2-5 anni per la Raccolta rifiuti;
- in 3-5 anni per l’Illuminazione intelligente;
- in 6-9 anni per le soluzioni di Smart Building in edifici pubblici.
A ciò si aggiungono i benefici legati ai migliori servizi alla comunità, alla sostenibilità e alla vivibilità: a Milano, ogni city user potrebbe risparmiare l’equivalente di 3 giorni all’anno evitando di perderli alla ricerca di un parcheggio libero e si ridurrebbero le emissioni di anidride carbonica di oltre 60.000 tonnellate di CO2 all’anno, con impatti positivi sull’ambiente.

Angela Tumino, Direttore Osservatorio IoT