Tutored incontra Chiara, Production Unit Leader in Michelin

Chiara, Production Unit Leader in Michelin image Chiara, Production Unit Leader in Michelin
Pubblicato 5 Gennaio

Da Parma a Torino passando per il Portogallo: l'esperienza di Chiara


Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.


In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?


Mi sono laureata in Scienze e tecniche psicologiche a Parma, città che mi ha subito fatto innamorare: il Duomo, la Pilotta, il Teatro Regio… Il Prosciutto!

Durante l’ultimo anno ho passato alcuni mesi in Portogallo grazie al progetto Erasmus. Ho frequentato l’Universidade de Coimbra, un’istituzione antica, ricca di tradizioni e leggende.

Dopo la laurea triennale mi sono iscritta all’Università di Torino per studiare Psicologia del Lavoro. Qui ho avuto modo di esplorare ambiti meno conosciuti della Psicologia, come la Smart Factory e i processi di Crowdsourcing.

Quanto è importante secondo te svolgere un periodo di studio all'estero?

Penso sia importante e lo consiglio, ma non lo ritengo indispensabile.

Ho personalmente vissuto alcuni mesi all’estero proprio per motivi di studio, sono entrata in contatto con un mondo variegato di idee, opinioni, approcci, compromessi. Ogni persona ha portato nella mia vita qualcosa di nuovo, ho ascoltato musica e ho visto paesaggi diversi da quelli cui ero abituata, mi sono divertita studiando ciò che mi appassionava.

E’ una grande possibilità di crescita, permette di uscire dalla propria quotidianità e mettersi alla prova come studenti e come giovani adulti. Per molte persone rappresenta anche un modo per conoscere meglio se stessi, prendendo le distanze dall’ambiente famigliare.

In ogni caso, credo non sia giusto considerare lo studio all’estero come l’unica esperienza possibile di sviluppo. Esistono risultati che possono essere raggiunti indipendentemente da quest’esperienza, come l’autonomia personale, la creazione di legami profondi, la soddisfazione per la propria professionalità.

Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera?

Lo scautismo. Non ho alcun dubbio: senza tutti gli anni passati con i miei lupetti, non sarei la stessa persona!

Sono entrata a far parte del gruppo Olbia 1 quando ero una bambina ed ho continuato a frequentarlo per molti anni. Da piccola mi emozionavo ascoltando le storie di Mowgli e non perdevo mai un’attività, ho imparato a condividere, a rispettare la natura e a prendere impegni.

Quando sono cresciuta, ho avuto modo di mettere le mie capacità al servizio degli altri, per esempio facendo l’educatrice durante alcuni campi. Ho scoperto che la fatica è molto meno contagiosa del divertimento e che un cammino non è mai troppo lungo o troppo in salita per essere percorso.

Porto sempre con me gli insegnamenti che lo scautismo mi ha regalato: l’importanza della lealtà e della parola data, il coraggio di scegliere, la determinazione nel lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato.

Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento? 



Non fatevi impressionare da chi si mostra sempre sicuro di sé, da chi crede di essere arrivato.

L’importante non è superare un esame con il massimo dei voti per vincere una competizione, ma sviluppare una professionalità affidabile, ricca di sfaccettature, in cui riconoscersi. Assecondate la vostra curiosità e non fermatevi a una conoscenza superficiale, ogni deviazione vi rende unici.

Oggi lavori in Michelin: come ci sei arrivata e come si sono svolte le selezioni? 



Ho notato Michelin nella lista delle sedi già convenzionate con l’Università di Torino per lo svolgimento del tirocinio post-lauream, che consiste in 1000 ore di pratica in affiancamento a un tutor.

Quando ho inoltrato la candidatura non ero molto ottimista, il progetto di tirocinio sembrava molto interessante, con riferimenti a una realtà complessa e internazionale, collaborativa e d’esplorazione, quindi la lista di candidati era lunghissima.

Le selezioni sono state intense, abbiamo svolto diversi test e questionari, un assessment di gruppo e un colloquio individuale. Non ho inoltrato altre domande di tirocinio, ero rimasta molto colpita dall’organizzazione e dallo spirito di accoglienza con cui si erano svolte le attività di recruiting.

Il giorno in cui sono stata ricontattata per l’esito positivo della selezione è stato davvero emozionante, mi sono sentita la persona giusta al momento giusto.

Di cosa ti occupi in qualità di Production Unit Leader in Michelin?

Il ROR, che è il modo con cui è chiamato in Michelin il Production Unit Leader, è il responsabile gerarchico e funzionale di un team di produzione.

La parte più sostanziosa del mio lavoro, quindi, è la gestione del personale: supportare il team nelle attività quotidiane, garantire le risorse per lavorare al meglio, far incontrare esigenze organizzative e personali. Il principale obiettivo è il progresso, quindi svolgo periodici incontri di feedback con tutto il personale che gestisco, ne valuto le competenze e ricevo io stessa delle valutazioni, sviluppo la responsabilità di ogni persona nel proprio ambito lavorativo.

Una parte minore del mio tempo è dedicata alla gestione di progetti, come la messa in marcia di nuovi impianti produttivi o la digitalizzazione di alcuni processi gestionali.

 

Prima di arrivare in Michelin, hai anche svolto dei tirocini formativi in ospedale. Come mai alla fine hai scelto di procedere con una carriera in ambito corporate?


Ho avuto due esperienze di tirocinio prima della laurea, una nel Servizio Dipendenze della mia città e un’altra nel Settore formazione e aggiornamento dell’Ospedale Maggiore di Parma. Nel primo caso, ho affrontato un contesto lavorativo emotivamente pesante e con risorse disponibili piuttosto limitate. Nella seconda situazione, ho trovato migliore riscontro ai miei interessi, ma anche delle dinamiche poco compatibili con il mio approccio: non sentivo valorizzate le mie capacità.

E’ per questo che ho scelto l’ambito corporate, per vivere in un ambiente più coinvolgente, con possibilità di crescita in vari ambiti e con una visione a lungo termine.


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