Come diventare consulente del lavoro: il praticantato

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Pubblicato 16 Giugno

Come diventare consulente del lavoro: il praticantato


Il consulente del lavoro è quella figura che nelle aziende si occupa della gestione del personale secondo le varie normative. In generale si potrebbe dire che un consulente provvede al corretto funzionamento del rapporto tra azienda e dipendente. In sostanza, quando in azienda c’è bisogno di gestire le buste paga, versare i contributi e intrattenere rapporti con Inps, Inail e Agenzia delle Entrate, lì interviene il consulente del lavoro.

Per poter svolgere il praticantato da consulente del lavoro, è necessario seguire uno specifico iter. Solo dopo questo periodo di tirocinio sarà possibile accedere all’esame di Stato e diventare consulenti.


Il praticantato per consulente del lavoro

Il praticantato è un periodo di formazione sul campo necessario per svolgere alcune professioni. Nello specifico, hanno bisogno del praticantato tutte quelle occupazioni che prevedono l’iscrizione a un Ordine o a un Albo. Vi rientrano, quindi, il mestiere di avvocato, di farmacista, giornalista, ma anche commercialista e consulente del lavoro.


Accesso e svolgimento del praticantato

Per potere iniziare il praticantato è necessario essere laureando o laureato in un ambito economico-giuridico. Oltre alla laurea triennale in consulenza del lavoro, i titoli propedeutici per accedere alla pratica sono quelli di dottore in giurisprudenza, economia, scienze dell’amministrazione e scienze politiche. Tuttavia, gli studenti in regola con gli esami, possono cominciare i primi sei mesi di tirocinio durante l’ultimo anno di università.

Il praticantato dura 18 mesi e deve essere svolto presso un professionista iscritto all’Albo da almeno cinque anni. Tra il praticante e il professionista non c’è un contratto di lavoro subordinato, per cui non è prevista una vera retribuzione. Alcuni, comunque, garantiscono un rimborso spese. Chi già lavora non deve interrompere la sua attività: lavoro e praticantato si possono svolgere in maniera parallela. Diversamente, invece, non si possono svolgere due praticantati insieme. Per intenderci, un laureato in giurisprudenza non può iniziare il praticantato sia in uno studio legale che presso un consulente del lavoro.

Il Consiglio Provinciale, inoltre, si occupa di controllare che le dichiarazioni del dominus rispetto alle attività del tirocinante siano veritiere. Saltuariamente vengono indette anche delle prove a campione, in cui di solito si richiedono argomenti che saranno oggetto d’esame. Questo affinché l’addestramento venga svolto secondo le regole sia dal professionista che dal tirocinante. E infatti, qualora gli esiti delle prove dovessero risultare insufficienti, è prevista una convocazione di entrambe le parti.


L’esame di Stato

Una volta terminato il praticantato, per poter essere abilitati alla professione bisogna superare l’esame di Stato. L’esame è composto da due prove scritte e una orale. Le prove scritte riguardano il diritto del lavoro e il diritto tributario, quella orale invece riguarda:

– Legislazione sociale
– Diritto tributario
– Elementi di diritto privato, pubblico e penale
– Diritto del lavoro
– Ragioneria
– Bilancio e rilevazione del costo del lavoro

La prova dura complessivamente sette ore. Ai partecipanti è consentito l’uso dei Codici non commentati e del vocabolario.

Il consulente del lavoro deve peraltro continuare la formazione anche durante il percorso, accumulando cinquanta crediti ogni due anni.

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