Tutored incontra Costanza, Legal Intern in Nike

Costanza, Legal Intern in Nike image Costanza, Legal Intern in Nike
Pubblicato 31 Agosto

Grazie alle numerose esperienze extra-universitarie, Costanza Zaccarini ha sviluppato soft e hard skills che le hanno permesso di lavorare in contesti dal respiro internazionale come Nike.


Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, gli utenti possono scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studio, esplorare le aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. 

All’interno della piattaforma, ci piace raccontare le storie di giovani talenti che hanno fatto un percorso di studio brillante e oggi lavorano presso importanti realtà. 


In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?

Mi sono recentemente laureata presso l’Università degli Studi di Milano, corso di giurisprudenza; sono stati anni intensi e ricchi di esperienze.

La cosa che ho maggiormente apprezzato della Statale è l’ampia scelta di materie opzionali che ti permettono, già durante gli studi, di apprendere e approfondire argomenti di interesse: nel mio caso, attraverso questi esami, mi sono costruita un percorso improntato al diritto internazionale e all’ambito finance.


Durante il tuo percorso di studi, hai svolto numerose esperienze extra universitarie: puoi raccontarci brevemente quelle più formative?


È difficile scegliere quale tra le tante esperienze svolte (dalle simulazioni delle Nazioni Unite, a competizioni legali, associazioni, corsi e tirocini), quali che siano le più formative, ciascuna di esse mi ha dato tanto e soprattutto mi ha permesso di mettermi in gioco e scoprirmi. Dovendo scegliere, le esperienze che mi hanno fatto crescere maggiormente sono state la Philip C. Jessup Moot Court Competition e i tirocini svolti in BakerMckenzie e Nike.

Il Jessup è una simulazione legale processuale, dove viene dato un caso fittizio con problematiche di diritto internazionale estremamente attuali (quando ho partecipato io si parlava di arbitrato, spionaggio, armi nucleari e legittima difesa preventiva) e ciascuna squadra deve costruire una difesa/accusa per entrambe le parti coinvolte. È un’esperienza unica che richiede grande lavoro e dedizione, sia agli scritti che alle fasi orali dove ci si confronta direttamente con squadre appartenenti ad altre università, sia a livello nazionale che internazionale: la mia squadra ebbe l’onore di rappresentare l’Italia ai round internazionali, e mai dimenticherò l’emozione di confrontarmi con studenti provenienti da università da tutto il mondo.

Un’esperienza del genere è preziosa per noi studenti di giurisprudenza che purtroppo non siamo abituati a praticare quanto studiato fino a dopo la laurea: i Moot Court (ce ne sono moltissimi oltre al Jessup, basti pensare al Vis, EHRMCC o a quelli organizzati nazionalmente dall’associazione ELSA) permettono di mettersi in gioco, di praticare quanto studiato, imparare a lavorare in team, e di migliorare le proprie capacità oratorie. Porta via tempo, energie ed è impegnativo, ma mai ho incontrato qualcuno che se ne sia pentito, anzi.

Il tirocinio svolto in BakerMckenzie, studio legale internazionale, è stata la mia prima esperienza lavorativa vera e propria: ho avuto la fortuna di essere inserita in un team relativamente piccolo, a stretto contatto con Seniors, Counsels e il Partner, e quindi di imparare da vicino le logiche e i ragionamenti legali attuati.

Ho contribuito alla stesura di contratti, memo, delibere, prospetti; ho condotto ricerche legali ed effettuato traduzioni dall’italiano all’inglese di documenti legali. Un’esperienza simile, svolta durante gli studi in qualunque studio legale, permette di capire le differenze tra il teorico studiato e la realtà effettivamente praticata, come vengono applicati i principi e le norme, e soprattutto di iniziare a scoprire le sfumature del lavoro in vista della pratica forense.

L’ultima esperienza che più mi ha formato è stato il tirocinio svolto presso Nike Italy, nel dipartimento di Brand Protection, che ho concluso in maggio: la figura del legale d’azienda è molto diversa da quella di avvocato di Studio, e attraverso questo tirocinio ho potuto toccare con mano le diversità di lavoro e mentalità di questi due mondi complementari.

Entrambi i tirocini mi hanno permesso di imparare moltissimo, di capire come gestire la pressione delle scadenze imminenti, come strutturare le priorità, e come essere flessibili in situazioni complesse. Ma soprattutto questi tirocini fanno acquisire competenze ed esperienza, ti mettono alla prova con te stesso e con il mondo: nel bene e nel male, ti insegnano sempre qualcosa.


Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento?


Penso sia importante fare esperienze, per conoscersi, capire chi si è e chi si vuole diventare, per individuare i propri talenti e i punti deboli, per far potenziare i primi e lavorare sui secondi. Fare esperienze non tanto per metterle nel cv, ma proprio per viverle, per imparare qualcosa su di sé e sul mondo, senza timore di sbagliare o cadere, perché è proprio l’età giusta per farlo: prendersi qualche porta in faccia fa bene, ti aiuta a capire come gestire la pressione, la tensione, la sconfitta. E soprattutto, dà valore al tuo percorso, perché ci saranno anche tanti successi.

Andare all’università ad oggi non è solo frequentare le lezioni e sostenere esami, è anche mettersi in gioco, con testa e divertendosi: fare esperienze ti permette di costruire una tua identità, di differenziarti dagli altri; non solo, ti permette di conoscere persone meravigliose che magari hanno interessi e passioni simili alle tue che magari non avresti conosciuto altrimenti. Tutto questo per dire che il mio consiglio è mettersi in gioco, divertirsi, imparare, fare esperienze puntando in alto e in base alle proprie passioni, senza paura di sbagliare, perché fa parte del gioco, e perché alla fine, si vince sempre.


Hai lavorato in Nike: come ci sei arrivata e come si sono svolte le selezioni?


Ho iniziato il tirocinio in Nike durante il mio ultimo anno di università, prima della laurea. Si era aperta una posizione nel dipartimento legale di Brand Protection per la quale mi ero candidata tramite una application online; ho svolto poi due colloqui, uno con HR, successivamente seguito da uno con il responsabile del dipartimento in questione. Alla fine di questo procedimento, sono stata selezionata.

In Nike, ma come in qualunque altra multinazionale o studio legale internazionale, valutano moltissimo la conoscenza delle lingue (l’inglese è un must), e le esperienze svolte sia in Italia che all’estero, inerenti al settore ma non solo; valutano molto le passioni, la voglia di fare e la capacità di lavorare in team.

In base a quelli che sono i proprio obiettivi (diventare avvocato, magistrato, notaio, consulente, commissario all’UE o alle Nazioni Unite, impiegato in azienda etc.) bisogna conoscere quelle che sono le capacità e i requisiti richiesti dai singoli settori, e costruirsi un profilo coerente con tali requisiti al fine di potenziare le proprie probabilità di essere selezionati: durante i colloqui poi, bisogna essere se stessi, spontanei e anche un po’ smart. Il resto verrà da sé.


Di cosa ti sei occupata in qualità di Legal Intern - Brand Protection in Nike?


Durante il tirocinio mi sono occupata di anticontraffazione, ho supportato il team nella gestione di casi penali pendenti e di pratiche inerenti alla tutela del marchio Nike a livello nazionale; ho inoltre supportato il team digital nella gestione della contraffazione online (quella che avviene tramite facebook, instagram, ebay ad esempio), e infine per alcuni progetti ho collaborato con il team legale europeo.


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