ICT World: la storia di Daniele, studente di ingegneria informatica al Politecnico di Milano

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Pubblicato 4 giorni fa

In questa rubrica, Tutored ha raccolto le storie di brillanti studenti in ambito informatico, provenienti dalle migliori università italiane. 

 

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.

 

Innanzitutto, ti chiederei di presentarti come persona, focalizzandoti in particolare sui tuoi interessi, le passioni e le ambizioni che hai avuto sin da giovane, e che ti hanno portato a studiare al Politecnico.

 

Salve a tutti i lettori di Tutored, sono Daniele, ho 24 anni e sono laureato in ingegneria informatica al Politecnico di Milano, con specializzazione in Artificial Intelligence and Machine Learning. La mia scelta di questa facoltà è stata dettta da diversi fattori: ho sempre preferito le materie scientifiche rispetto a quelle umanistiche e, durante il liceo, mi sono appassionato particolarmente alla matematica (e per questo devo ringraziare la mia professoressa).

Quindi, quando in quarta superiore ho iniziato a pensare ad una facoltà da frequentare, ho subito valutato l’ambito ingegneristico. Ricordo di essere stato colpito, all’open day del Politecnico, dallo stand di ingegneria informatica, il cui progetto - una sedia a rotelle in grado di muoversi autonomamente nell’ambiente e di evitare gli ostacoli – mi ha fatto riflettere sulla potenzialità di utilizzo dell’informatica per aiutare le persone. Inoltre, ero molto curioso di scoprire cosa ci fosse dietro il mondo dell’intelligenza artificiale, e il fatto che un indirizzo della laurea magistrale di ingegneria informatica fosse incentrato proprio su questo ha per me giocato un ruolo decisivo nella scelta. Ho tenuto conto di tutti questi aspetti assicurandomi anche di scegliere una facoltà che mi permettesse, una volta terminati gli studi, di trovare facilmente lavoro: ingegneria informatica mi è sembrata la scelta più naturale e, abitando in provincia di Milano, mi sono iscritto al Politecnico.

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Come ti trovi al Politecnico di Milano? Come trovi che sia il bilanciamento fra teoria e pratica nella didattica?

 

Nel complesso mi sono trovato bene: è un’università grande ed eterogenea, che ti dà la possibilità di conoscere molte persone provenienti da tutta Italia e non solo. Per la mia esperienza mi sento di dire che, in generale, vi è uno sbilanciamento verso il lato teorico, anche se durante la Magistrale questo sbilanciamento viene progressivamente meno:  durante gli ultimi due anni vi sono diversi corsi che prevendono progetti pratici. Tuttavia, in alcuni di questi corsi il carico di lavoro per i progetti è elevato, e questo può costringere lo studente a limitare il numero di corsi “pratici” frequentati durante il semestre, per rimanere in corso. Se c'è una nota che devo fare al Politecnico, è che mi sarebbe piaciuto vedere un bilanciamento migliore tra teoria e pratica durante la magistrale. In ogni caso, penso che alla fine tutto dipenda dalle priorità del singolo studente.

 

Potresti raccontarci di una tua esperienza extrauniversitaria (ma anche, se desideri, più di una) particolarmente rilevante per la tua formazione? Uno stage, un erasmus, un progetto, un’esperienza di volontariato, una passione particolare…

 

Se parliamo di formazione dal punto di vista umano, il viaggio che ho fatto a New York un po’ di anni fa è stato molto formativo, perché mi ha permesso di entrare in contatto con una realtà estremamente variegata dal punto di vista culturale e molto aperta di mente, che mi ha cambiato e lasciato qualcosa. La cosa che più mi ha colpito, al di là delle attrazioni turistiche, è stata la libertà che la gente ha di fare le cose senza paura di essere giudicata, proprio perché non viene giudicata.

Se parliamo invece di formazione dal punto di vista dell’istruzione, dare ripetizioni ai ragazzi è uno scambio bidirezionale, che mi spinge a migliorare per capire il modo più adatto per spiegare dei concetti a seconda della persona che ho davanti; la reputo un'attività molto formativa per me. 

 

Raccontaci di una ambizione per il futuro: cosa pensi di fare dopo il Politecnico? Dove ti piacerebbe andare a lavorare? Quali pensi che siano gli step necessari per arrivarci?

 

Un’ambizione che spero di avere per tutta la vita è quella di non smettere mai di imparare, quindi mi auguro di lavorare sempre in aziende che ogni giorno mi lascino qualcosa di nuovo e che mi permettano di crescere. Durante gli ultimi mesi della tesi ho cercato lavoro, e mi ritengo estremamente fortunato di averlo trovato in un’azienda innovativa che riconosce ai giovani il loro valore, e che sono certo mi permetterà di crescere molto. Una cosa che mi piacerebbe fare è un’esperienza all’estero: mi è rimasta la fissa per gli Stati Uniti, ma in generale vorrei cambiare un po’ aria e vivere qualche città in cui non sono mai stato.

 

Secondo te qual è una tecnologia già esistente (un algoritmo, una componente hardware, una componente software, un progetto…)  le cui potenzialità non sono state a pieno sfruttate? O che ha ampi margini di sviluppo? Una tecnologia che, se sfruttata a dovere, potrebbe avere successo in futuro?

Qualche mese fa avrei risposto a questa domanda parlando di Artificial Intelligence. Ora, dopo aver iniziato a lavorare in questo ambito, mi sembra interessante parlare del mondo legato alla Robotic Process Automation (RPA). Questa tecnologia consente di sviluppare robot software che emulano le azioni fatte dagli umani, nell’interazione con software e sistemi digitali. L’idea è quella di evitare agli umani di svolgere task ripetitivi e poco stimolanti, per permettere loro di concentrarsi su altri aspetti del lavoro. Una cosa molto interessante è la possibilità di integrare in questi robot skill legate all’intelligenza artificiale, sotto forma di modelli di Machine Learning, Natural Language Processing (NLP) e riconoscimento di immagini e caratteri. Queste skill consentono ai robot di gestire processi cognitivi che richiedono, ad esempio, la comprensione di documenti, la comprensione di discorsi e l’abilità di tenere conversazioni e chat. È una tecnologia di cui, durante l’università, non avevo mai sentito parlare, e le cui potenzialità mi stanno incuriosendo e appassionando molto. 

 

Dal tuo profilo LinkedIn, abbiamo visto che hai fatto una tesi in Intelligenza Artificiale. Ti va di spiegarci più nel dettaglio in cosa è consistita?

 

Con i progressi che permettono alle autovetture autonome di guidare in sicurezza sulle strade, un nuovo quesito sta sorgendo a proposito dello stile di guida che queste macchine dovrebbero avere. L’obiettivo della mia tesi è stato quello di valutare le cause ambientali del livello di stress del conducente utilizzando dati fisiologici e ambientali provenienti da sensori. In particolare, abbiamo utilizzato un’autovettura modificata sulla quale sono state installate diverse telecamere e alcuni sensori ambientali quali IMU, LiDAR, magnetometro e GPS. Abbiamo considerato dati provenienti diverse acquisizioni, durante le quali abbiamo misurato l’elettrocardiogramma, la conduttanza della pelle, la dilatazione della pupilla e la respirazione del conducente. Una volta collezionati i dati, un sistema software basato su un particolare modello di Machine Learning (reti Bayesiane) li ha processati fornendo informazioni su come le variabili ambientali influenzino il livello di stress del conducente. 

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