Personal Branding ed Employer Branding: valorizzare di sé stessi e il posto di lavoro

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Pubblicato 2 Febbraio

Questo articolo è stato elaborato dai ragazzi di Oikosmos, l'associazione studentesca no-profit nata nel 2007 presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Parma. 

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Il mondo del lavoro è in continua evoluzione. Nel corso degli ultimi decenni, si è manifestato un sostanziale mutamento nella forma e nei contenuti non solo con la nascita di nuovi lavori e nel modo di lavorare, ma anche e soprattutto nel come ci si approccia al primo, o a un nuovo, percorso lavorativo. La pandemia da Covid-19 ha dato un’enorme spinta a queste nuove dinamiche, in particolare per la diffusione a livello globale dello smart working, dei colloqui in modalità online, della valorizzazione dei contenuti postati sui social media (sia più orientati al lavoro che non) e molto altro. Le imprese si sono dovute profondamente riorganizzare per trovare nuovi modi di lavorare al proprio interno e per comunicare efficacemente con la propria audience, all’esterno. I neolaureati, i disoccupati e in generale chi cerca o vuole cambiare lavoro, hanno trovato nuovi modi di esprimere le proprie competenze e di valorizzare sé stessi attraverso gli innumerevoli strumenti presenti in rete. È proprio a questi due aspetti speculari, ma strettamente correlati, che fanno riferimento due tra le più importanti politiche di branding del mondo aziendale e del marketing: Employer Branding e Personal Branding.

 

Employer Branding: valorizzare il posto di lavoro

 

L’Employer Branding è la disciplina che si propone di promuovere la propria immagine aziendale come luogo di lavoro. L’obiettivo è dunque quello di mettere in rilievo, con un’adeguata strategia, le peculiarità che un’azienda riesce ad offrire a coloro che vi lavorano all’interno. Di conseguenza, non può che rivolgersi a potenziali dipendenti, ad aspiranti tali e in parte anche ai propri clienti. Quest’ultimo aspetto potrebbe sembrare fuorviante. In realtà l’Employer Branding essendo una strategia di marketing incentrata sulla valorizzazione del posto di lavoro, contribuisce a migliorare sia l’immagine aziendale all’esterno, rivolgendosi ai target specifici menzionati, ma supporta anche la valorizzazione del brand aziendale nel suo complesso. Il punto di partenza di un’efficace strategia di Employer Branding è capire il posizionamento di un’azienda nella mente del possibile, futuro dipendente e, allo stesso tempo, studiare il livello di soddisfazione interna dei propri lavoratori. Il passo successivo è comprendere bisogni reali, desideri e aspettative ricercate dai talenti che si vogliono attrarre, per offrire esattamente ciò che viene ricercato.

Secondo l’annuale ricerca condotta da Randstad, l’80% dei leader aziendali concorda che non solo un employer brand solido ha un impatto molto forte sulla capacità di avere una forza lavoro di qualità, ma anche i tempi di assunzione sono mediamente 1-2 volte più veloci, permettendo risparmi di tempo e risorse economiche. Sempre dall’ “Employer Brand Research 2020” di Randstad emergono i fattori più importanti nella scelta di un datore di lavoro. Concentrandoci sul caso italiano, al primo posto troviamo il buon equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, seguito dalla necessità di un’atmosfera di lavoro piacevole, dalla retribuzione e dai benefit e, in quarta posizione, dalla sicurezza del posto di lavoro.

Gli aspetti psicologici dunque, sono dei driver molto più forti rispetto a quelli monetari. La necessità di vivere in un contesto lavorativo positivo e stimolante, unito ad un bilanciamento tra vita professionale e privata non è così scontato, soprattutto in un mondo globalizzato “always on” e “always connected”. La salute e il tempo libero hanno quindi, per i lavoratori italiani, più rilevanza dello stipendio. Dalla medesima ricerca, il “best employer of choice”, ovvero l’organizzazione più ambita per cui lavorare in Italia, nel 2020, è risultato essere Ferrero, seguita da Feltrinelli e Lamborghini.

Ai tempi del Covid-19, gli strumenti utilizzati dalle aziende per fare Employer Branding sono i social media e le piattaforme dedicate agli incontri tra persone e aziende, fra cui spicca Tutored.

Sfruttare appieno canali così attrattivi per la comunicazione aziendale, per la creazione di contenuti mirati e per l’esaltazione della propria azienda, nell’ottica dell’Employer Branding, permette tra le altre cose, di aumentare la conoscenza e la condivisione della vision e della mission aziendale. Il tutto finalizzato a vincere quella che viene definita una corsa per riuscire ad attrarre e quindi assumere i migliori talenti, ovvero donne e uomini in grado di apportare valore aggiunto all’interno di un’organizzazione.

 

 

 

Personal Branding: valorizzare sé stessi

 

Con il termine Personal Branding si fa riferimento a diverse strategie messe in atto per promuovere sé stessi e per gestire la propria immagine professionale, come se si trattasse di un brand. Così come accade per un prodotto o un servizio, con questa specifica attività che può essere definita di “marketing personale” applicata ad un singolo individuo, si cerca di differenziarsi dagli altri e di imprimere nella mente dei soggetti verso i quali è rivolta, un’immagine precisa e riconoscibile di sé. L’obiettivo finale è di conseguenza, uscire dall’anonimato, dare una ragione specifica ad un datore di lavoro di assumere, ad un cliente di dare fiducia o ad un partner di collaborare.

Fare di sé un brand presuppone una strategia ben definita, identificare i propri punti di forza, definire la propria proposta di valore personale. Spiegare, far capire e comunicare efficacemente di cosa ci si occupa, cosa si sa fare, che tipi di benefici derivano dalla propria presenza e cos’è che rende potenzialmente unici rispetto ad altri. I vantaggi di tale strategia sono in termini di visibilità: chi fa Personal Branding in modo adeguato e continuativo nel corso del tempo, riesce ad attrarre numerose opportunità in modo molto più mirato sulle aree di maggior interesse e di competenza. Un ulteriore beneficio deriva dall’opportunità di creare un network di persone affini, con interessi ed esperienze professionali simili alle proprie, con le quali confrontarsi, discutere, condividere conoscenza e in ultima istanza crescere.

Il luogo virtuale più utilizzato sono i social media. LinkedIn su tutti è un’ottima piattaforma nata anche per tale scopo. Permette di creare contenuti, di approfondire temi specifici con la scrittura di articoli, di organizzare raccolte grafiche con la struttura tipica di un carosello di immagini e molto altro ancora. Di recente utilizzo, anche sotto questo aspetto, sono diventati TikTok e Instagram. Il primo si sta lentamente configurando come un luogo in cui comunicare in modo innovativo, diretto e assolutamente anticonvenzionale. È facile trovare su tale piattaforma professionisti dai background più diversi, seguiti da milioni di persone, raccontare in brevi video di pochi secondi esperienze personali, dare consigli lavorativi su specifiche attività, parlare di argomenti mirati riferiti proprio a target ad hoc.

Discorso simile ma contenuti diversi per Instagram. Chi si focalizza sul questo canale, tende a comunicare e raccontarsi in modo diverso, sempre creativo e innovativo, ma leggermente più formale. Al di là di quale sia la piattaforma utilizzata, è bene prima di tutto comprendere l’uso che si ha intenzione di farne, capire e organizzare i propri contenuti, veicolare un messaggio in linea con le proprie credenze e valori. Il modo in cui tali informazioni saranno messe in rete dipende ovviamente dal peculiare strumento utilizzato, dalle caratteristiche e dai target del social network.

 

Quali i punti in comune? 

 

Le due diverse politiche di branding hanno l’obiettivo comune di comunicare il valore che si è in grado di offrire da un lato, con attività mirate a promuovere la propria impresa dal punto di vista interno, come luogo di lavoro, e dall’altro, come caratterizzazione delle proprie personali competenze, attitudini e aspirazioni. Il Personal Branding e l’Employer Branding sono in fondo entrambi strumenti di promozione, divulgazione e comunicazione di valore. È per questo fondamentale per chi si approccia a tali politiche, concentrare l’attenzione su solide strategie che servano a raggiungere obiettivi chiari e definibili. Nel mondo iperconnesso in cui siamo immersi è normale che tutto questo avvenga sulla rete, di conseguenza per il futuro ciò che ci si aspetta è una crescita sempre maggiore di strumenti quali i social network per lo sviluppo di attività di questo tipo. Seguendo questa direzione, il successo di queste strategie è a portata di click.

 

Giuseppe Samperi

 

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