Tutored incontra Giacomo, Innovation Manager in A2A

Giacomo, Innovation Manager in A2A image Giacomo, Innovation Manager in A2A
Pubblicato 12 Dicembre 2020

Dalla consulenza al mondo corporate nel settore dell'innovazione: l'esperienza professionale di Giacomo Manzoni


Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.


Hai avuto un percorso di studi molto interessante: puoi raccontarcelo?


Mi sono laureato in Management all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tappa ad Istanbul e una a Rio de Janeiro, dove ho lasciato (in entrambe) un pezzo di cuore. 

Mi sono appassionato agli aspetti più teorici dell’economia e ai metodi quantitativi per comprendere e interpretare le dinamiche sociali, quindi ho proseguito gli studi in Economics & Social Sciences in Bocconi, anche qui con una tappa a Tokyo, dove ho lasciato l’altro pezzo di cuore.


Oggi lavori in A2A: come ci sei arrivato e come si sono svolte le selezioni? 



Oggi lavoro in A2A nel team di innovazione, dopo 4 anni nel mondo della consulenza e cominciando la mia esperienza durante una pandemia mondiale che mi ha costretto a casa per i primi mesi di lavoro. Ci sono arrivato con un referral di un attuale collega, tramite due colloqui di persona incontrando in totale 3 direttori di funzione. 


Di cosa ti occupi in qualità di Innovation Manager in A2A?


Il lavoro dell’innovation manager è particolare e multi-disciplinare; A2A ha un modello di innovazione molto ben strutturato con un team centrale e dei manager dell’innovazione assegnati alle diverse unità di business dell’azienda.  

Molto del tempo è dedicato allo studio e all’analisi dell’ecosistema dell’innovazione esterno all’azienda (Startup, Centri di Ricerca, Università, …), che funge da stimolo all’innovazione interna. In maniera complementare, è fondamentale un’interazione con le diverse funzioni interne per comprendere quelle che sono le esigenze dell’azienda, in modo da trovare un match tra le due attività. 

Una buona parte del mestiere consiste anche nell’evangelizzare sia una cultura dell’innovazione all’interno dell’azienda, sia le opportunità, le metodologie i modelli e gli strumenti applicabili per poter generare l’innovazione. Devi parlare, devi convincere, devi far accadere le cose e devi commettere degli errori. Oltre ad avere un modello operativo efficace e strutturato, è importante trasmettere ai dipendenti che l’elemento chiave di un’azienda innovativa sono proprio loro.


Prima di arrivare in A2A, hai lavorato per diverso tempo in BIP: di cosa ti occupavi? 


Lavorare nel mondo della consulenza manageriale ti regala l’opportunità della diversità e della imprevedibilità. Dall’altra parte hai più difficilmente quella di far parte di un gruppo verso un obiettivo comune, perché cerchi sempre di risolvere i problemi “degli altri”. Il senso di appartenenza che si ha in una società che crea il giusto engagement nei suoi dipendenti è più raro in una società di consulenza dal mio punto di vista. 

In Bip lavoravo nel mondo delle grandi Telco internazionali e ho avuto la fortuna di lavorare per tanto tempo come business manager del CIO di una di queste. Questo mi ha permesso di lavorare su progetti legati a diverse aree, dall’ottimizzazione di Data Center al design organizzativo al change management. 


Quali sono le principali differenze, secondo te, tra lavorare in una società corporate come A2A e una di consulenza come BIP? 


La consulenza è stata un’esperienza che mi ha legato molto al settore tecnologico, soprattutto grazie a progetti legati all’intelligenza artificiale e al machine learning, che mi hanno avvicinato sempre di più a tematiche legate all’Open innovation nelle grandi corporate.  

Ho lavorato con team e clienti in un ambiente super multiculturale, seguendo programmi di digitalizzazione e trasformazione agile in un momento di enorme fermento rispetto a questi temi. 


Quale consiglio ti senti di dare a chi sta ancora studiando o è in cerca della sua strada?


Capisco bene quelli che non hanno le idee chiare all’inizio, non tutti sono cosi fortunati da averle. E’ più importante essere curiosi, ricettivi e reattivi …non sempre è intelligente lanciarsi sul top player luccicante; a volte è giusto ascoltare l’istinto nutrito dalle nostre passioni. Seguire un essere umano che consideriamo un mentore, uno scopo nobile o un obiettivo che ci rende orgogliosi. 

Se dovessi dare un consiglio ai ragazzi che stanno scegliendo oggi cosa fare, gli direi di cercare di essere il più consapevoli possibile. Partiamo con una domanda: se tra qualche anno chiedessero a te dei consigli o informazioni sulle scelte lavorative da intraprendere, saresti scocciato oppure orgoglioso di poterli dare?

Chiedere, conoscere e chiacchierare con amici e amici di amici sono gli strumenti più potenti per poter fare una scelta consapevole. Il freno del “magari disturbo” o “sto facendo domande stupide” sono un circolo vizioso verso l’inconsapevolezza di una scelta.  

Se fai una domanda “sciocca”, sei sciocco per 5 minuti. Se non la fai, rimani sciocco per sempre…


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