Vivere e studiare tra Italia, Germania e Brasile: l'esperienza di Ilaria, Key Account Manager in P&G

 Ilaria, Key Account Manager in P&G image Ilaria, Key Account Manager in P&G
Pubblicato 4 Settembre

Ilaria Faniello ha studiato tra l'Italia, la Germania e il Brasile. Un percorso che l'ha portata in P&G, dove lavora come Key Account Manager. 

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, gli utenti possono scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studio, esplorare le aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. 

All’interno della piattaforma, ci piace raccontare le storie di giovani talenti che hanno fatto un percorso di studio brillante e oggi lavorano presso importanti realtà. 


In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?
 


Ho studiato presso l’Università Commerciale Bocconi di Milano, prima nel percorso triennale di Economia Aziendale e Management e poi in specialistica in Management – Major: Global Track.

Sia in triennale che in specialistica ho cercato di arricchire il percorso universitario con semestri di studio all’estero: nel 2017 sono stata un semestre in Germania, alla European Business School (EBS) e l’anno scorso ho iniziato il secondo anno di specialistica con un semestre all’INSPER di Sao Paulo in Brasile, due delle esperienze più belle ed arricchenti della mia vita.


Hai anche svolto un periodo di studi all'estero: quanto è importante secondo te compiere una parte del proprio percorso fuori dall'italia e dalla propria comfort zone?


È importante soprattutto se viene vissuto come un momento di crescita personale a 360°, quindi cercando di vivere la nuova università con gli studenti del posto e gli altri studenti in scambio, ma anche la nuova città e in senso lato la nuova cultura.

In entrambi i casi io sono stata in università private e gli studenti lì sono, per cultura, formazione, educazione, molto simili agli studenti che si possono trovare in Bocconi: abbiamo più o meno tutti studiato su libri simili, fatto i primi stage, preparato i primi colloqui.

Ma vivere tanto lontano dall’Italia e partire “da soli” è un modo per migliorare (o imparare) una nuova lingua (io in Brasile ho imparato il portoghese!), confrontarsi con persone che hanno culture diverse, abitudini diverse, stili di vita diversi, e anche per viaggiare: durante il semestre in Brasile sono partita per Machu Picchu e il Perù con i miei compagni di università, ed è stato probabilmente il viaggio più bello della mia vita.

La scoperta vera, il plus, ad esempio nel caso della Germania, è stato andare a vivere con studenti di altre università - in casa c’ero io, una studentessa iraniana di Psicologia, uno studente di dottorato in Sport Management e un allievo tedesco della scuola di polizia di Francoforte: in retrospettiva, è stata la possibilità di vivere a contatto con persone con culture così diverse dalla mia che mi ha arricchita particolarmente.

L’esperienza in Brasile poi è stata davvero una gara con me stessa per testare la mia capacità di adattamento. Vivere lì è stato importante per due motivi:

1. Mi ha fatto rendere conto dell’importanza di aspetti che non avevo mai considerato: nel Paese più multiculturale del mondo, dalle dimensioni paragonabili all’Europa più che all’Italia, con un tasso di povertà molto più elevato che da noi, tutto è diverso: il cibo, il clima, gli standard di qualità della vita, l’ineguaglianza, il tasso di criminalità, ma anche la cultura, le priorità, la scala di valori in un certo senso - l’efficienza e la velocità non sono grandi qualità per un paulistano, ma sicuramente lo sono la positività, il saper diffondere serenità e la convivialità, oggi lo sono anche per me!

2. Mi ha insegnato ad apprezzare degli aspetti dell’Europa che avevo sempre dato per scontati: sistema sanitario pubblico funzionante (pur con delle difficoltà), bellezza architettonica, culturale e storica, ineguaglianza sociale più contenuta, buona qualità della vita.


Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera? Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento? 



Per me tutte le esperienze extra di questi anni hanno avuto un impatto sul mio percorso, e tutte mi hanno arricchita: può essere l’esperienza in sé ad essere stata importante, ma anche l’essere entrati in contatto con persone con i propri stessi interessi o l’essere riusciti a gestire un’attività in più.

Perciò il mio consiglio n.1 è: fate, fate, fate! Fate tutto ciò che potete, puntate all’arricchimento continuo, siate instancabili, cercate di iscrivervi a quel corso che vi ispira anche se è dopo le lezioni, uscite con l’associazione nella quale siete entrati, create amicizie bellissime, divertitevi!, conoscete persone, se potete fate degli stage d’estate (anche se non vi pagano) perché tanto sarete strapagati in conoscenza, arricchimento, scoperta, mordete la vita più che potete perché tutto creerà beneficio, in ogni angolo si può nascondere l’intuizione in più.

Però ho anche un consiglio n.2, che può sembrare in contrasto con il primo, ma in realtà non lo è affatto: trovate il vostro quid, scoprite ciò che vi rende unici e portate avanti quell’unicità con fierezza, non fate “tanto per fare”, canalizzate le vostre energie in ciò che vi appassiona: quelli dell’università sono anni preziosissimi, e decidono il vostro futuro, perché avete tutte le carte possibili ed immaginabili da giocare e giocarle bene può fare una grande differenza.


Oggi lavori in Procter & Gamble: come ci sei arrivata e come si sono svolte le selezioni?


Io ho sostenuto I colloqui un anno prima della mia disponibilità ad iniziare lo stage (avevo appena iniziato la prima sessione di esami della specialista, a gennaio 2019).

P&G è una realtà molto presente all’interno delle università, e io ho avuto modo di entrare in contatto con l’azienda proprio nell’ambito dell’iniziativa “Bocconi Top Manager 2019”, un processo di selezione dedicato agli studenti dell’Università Bocconi ma totalmente in linea con l’iter standard: primo step è un assessment online, secondo un test in aula, entrambi basati su quiz di logica verbale, figurale e numerica; superati I primi due step, ci sono tre interviste da un’ora ciascuna con tre diversi manager che lavorano nella stessa funzione per cui si sta sostenendo il colloquio, nel mio caso tre Sales Manager.

Il colloquio è per me un momento estremamente interessante: si tratta di una combinazione di domande situazionali sul tuo passato (“Parlami di un’occasione in cui hai lavorato in Gruppo e hai apportato una novità nel processo”) o di situazioni ipotetiche (“Come ti comporteresti se un tuo college entrasse in conflitto con te?”), volte a capire se il candidato ha una personalità in fit con i valori chiave dell’azienda: forza e prontezza, innovatività, attitudine a risolvere problemi in modo non convenzionale e tramite il coinvolgimento degli altri e del “thinking outside the box”, curiosità, efficienza ed efficacia, capacità di organizzazione.

Un’esperienza così è un’occasione unica per far venire fuori la propria grinta, la propria voglia di fare, e per me I tre colloqui sono stati un momento chiave: sono uscita dall’ultimo colloquio convinta al 100% che quella era l’azienda per cui volevo lavorare (e con le dita super incrociate). 


Di cosa ti occupi in qualità di Key Account Manager in Procter & Gamble?


Dopo lo stage a Roma, ho iniziato a lavorare nello SDO, Store Development Organization, e sono responsabile del portfolio di brand P&G in 30 punti vendita (ipermercati e supermercati) di diverse insegne nelle province di Padova, Vicenza, Venezia e Rovigo.

Le attività che svolgo sono diverse:

- Vendita diretta di alcune categorie di prodotto ad alto potenziale;

- Gestione di attività promozionali nazionali e locali in ogni parte (vendita, posizionamento in store, spazio e visibilità);

- Monitoraggio e gestione dello spazio a scaffale, dei nuovi lanci e delle multilocazioni;

- Suggerimento ed implementazione di progetti che riguardano l’intera categoria

Come si può intuire, il cuore del ruole rimane puramente commerciale, essendo legato alla creazione di relazioni forti e stabili con i nostri clienti attraverso l’implementazione di una “win-win commercial strategy”.

Sono entusiasta della possibilità che mi è stata data e trovo estremamente stimolante e gratificante l’interazione quotidiana con i clienti, la costruzione di rapporti di fiducia e di collaborazione sempre più forti e la possibilità di vedere subito il risultato della propria attività.

Per tutti questi aspetti posso dire con ragionevole certezza che questo ruolo sia il posto perfetto per un giovane laureato che aspira a lavorare nel mondo del Sales.


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