Pubblicato il 24 May 2021
Pubblicato il 24 May 2021
Tutored incontra Ilaria, HR in Yezers

Tutored incontra Ilaria, HR in Yezers


Ilaria ad oggi è una giovane e brillante HR in Yezers, organizzazione no profit con l'obiettivo di incidere sul Paese. In questa intervista, la storia di come lo è diventata.

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.

 

In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?

Ho svolto la triennale presso l’Università degli studi di Pavia, la magistrale invece presso l’Università degli studi di Padova. Mi sono sempre chiesta perché le persone assumono determinati comportamenti: da qui la scelta di fare psicologia è per me sempre stata chiara sin dal liceo. Mi sono iscritta a psicologia con la convinzione di voler diventare una psicologa clinica. Durante il mio percorso però ho avuto la fortuna di incontrare un professore di psicologia del lavoro che mi ha letteralmente aperto un mondo; prima di allora pensavo che fosse impossibile applicare la psicologia a contesti strutturati come le aziende, e invece grazie al suo insegnamento ho scoperto quanto la psicologia possa essere applicata a quasi tutti i contesti in cui ci troviamo. Così, quando è stato il momento di decidere in quale indirizzo specializzarmi, ho scelto psicologia del lavoro. A Padova, durante la magistrale, è richiesto un tirocinio curriculare di 400h. Inizialmente ho pensato che avrebbe potuto essere causa di ritardo nella laurea, e non ne ero particolarmente entusiasta; ma col senno di poi, è stata la prima esperienza che mi ha dato modo di mettere in pratica ciò che fino a quel momento avevo solo studiato nella teoria. E inoltre, mi ha dato prova che avevo fatto la scelta giusta.


Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera? Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento?

Tra la triennale e la magistrale ho deciso di prendermi un anno di tempo per prendere una decisione più consapevole circa il mio futuro, e migliorare il mio inglese, che all’epoca mi sembrava uno scoglio insormontabile. Così, ho deciso di trascorrere un periodo di tempo all’estero, a Santa Monica, in California. Questa esperienza mi ha permesso in primis di abbandonare la mia comfort zone e mettermi alla prova, per la prima volta lontana da casa per un periodo lungo, in un luogo con una cultura e una lingua completamente diverse dalle mie. È stata una esperienza stupenda, ho conosciuto persone che mi hanno insegnato tanto, e sopratutto ho imparato a superare e bias cognitivi che tradizionalmente si hanno nei confronti di ciò che non si conosce.

Potermi prendere del tempo per me stessa è stata una vera fortuna, me ne rendo conto, ma è stato anche un punto di svolta per la mia crescita personale: mi ha insegnato a non avere paura. Questo mi ha permesso di affrontare gli anni successivi con una forza che non credevo di avere, e una maggior consapevolezza dei miei punti di forza e dei miei punti di debolezza (che cerco sempre di migliorare). Consiglio a tutti di fare una esperienza lontana da casa, un erasmus o uno stage in un altro stato per esempio: vedere il mondo apre davvero la mente, e ti mette nella condizione di affrontare le tue paure, qualsiasi esse siano.

 

Fai parte del team di Yezers: puoi raccontarci di questa realtà?

Yezers è una organizzazione no profit nata nel 2018 con l’obiettivo di incidere sull’agenda politica ed economica del nostro Paese. Ad oggi siamo una community di 600 giovani volontari, desiderosi di proporre idee concrete per migliorare il proprio futuro e quello dell’Italia tutta su temi quali: educazione, partecipazione, lavoro, ambiente e sviluppo locale. È una community che punta a costruire un ponte tra i giovani e i decisori, portando la cultura, la metodologia e l’approccio delle startup alla res publica attraverso una nuova forma di organizzazione. Collaboriamo direttamente con le Istituzioni e i decisori nazionali, le Pubbliche Amministrazioni locali e Startup innovative. All’interno di Yezers ci sono diversi team di ricerca, divisi in base al tema, i quali identificano i principali problemi e producono una risposta concreta e sostenibile da sottoporre ai decisori, o agli enti in genere; ci sono inoltre i team di supporto, ovvero team trasversali che si occupano della gestione della community, come  redazione, marketing, eventi ed HR.


Di cosa ti occupi in qualità di HR in Yezers?

La missione e la sfida di un HR in Yezers è accompagnare e supportare una community completamente da remoto, fatta di persone molto diverse tra loro sotto molti punti di vista. La difficoltà è quella di creare un senso di appartenenza tra persone lontane e diverse, e fornire gli strumenti giusti per crescere personalmente e professionalmente.

Il team HR di Yezers si occupa dell’ingresso e del monitoraggio di tutti i volontari che vogliono prendere parte alla community. Nel dettaglio noi HR ci occupiamo di tutta la fase di onboarding: dal momento in cui il volontario si iscrive, noi HR lo contattiamo per una introduzione a Yezers e per conoscere la persona; in seguito viene mandata una survey per capire le preferenze, e facciamo da ponte tra il nuovo ingresso e i team leader dei vari gruppio, a seconda dei casi, del solo team-leader del gruppo cui vorrebbe partecipare.

Inoltre il team HR offre la possibilità di rispondere al test Belbin, e di una chiamata per conoscere i risultati circa le proprie attitudini al lavoro in team. Per quanto riguarda la formazione, una volta al mese vengono erogate delle masterclass per approfondire vari argomenti di interesse. 

Per chi avesse il piacere,  ci mettiamo a disposizione per scrivere o revisionare i cv e fare delle simulazioni di colloquio. Infine, ci occupiamo dello sviluppo organizzativo della community, mantenendo i rapporti con tutti i team leader per discutere di eventuali problematiche o proposte che ci vengono fatte, in un ottica di miglioramento continuo.

 

Nel corso della tua carriera hai lavorato nel team HR di grandi realtà italiane, di un'agenzia del lavoro e di una piccola realtà: quali sono le principali differenze che hai riscontrato in ottica lavorativa?

Sono realtà completamente diverse, ho voluto provarle tutte perché ho creduto fosse giusto essere all’interno di vari contesti per capire quali potessero essere i più adatti a me. Il lavoro in una multinazionale è più organizzato e strutturato: si vede un problema, lo si analizza, si pensa a una soluzione, la si pianifica e la si mette in atto. Tutto questo avviene molto velocemente: ma ciò era reso possibile, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, c’era un grande lavoro di team che consentiva di dividere equamente il lavoro. La parola d’ordine all’interno di una multinazionale è priorità: si lavora in base alle priorità che si sono definite, e questo determina il planning. Il lavoro in una realtà più piccola e di agenzia invece è più frenetico, bisogna avere occhi su tante attività che potrebbero modificarsi da un momento all’altro, ed essere pronti a saper dare risposte alle persone che chiamano o entrano in filiale per avere informazioni; inoltre, bisogna mantenere sempre vivi  i contatti con le aziende per le quali si sta facendo selezione, per capire se le esigenze sono sempre le stesse o sono cambiate. La parola d’ordine in questo caso è velocità: bisogna finire i propri compiti nel più breve tempo possibile, e nel modo migliore possibile. Non credo che una realtà sia meglio dell’altra, sono semplicemente mondi diversi, e in base al proprio modo di essere si può propendere per l'una o per l’altra; sinceramente sono felice di aver provato entrambi, per poter prendere in futuro una decisione più cosciente circa la strada che vorrò percorrere.

 

Nella nostra community di oltre 500.000 utenti ci sono molto studenti e giovani laureati che vorrebbero lavorare nel mondo HR: un consiglio che daresti a chi vorrebbe seguire la tua strada?

Un consiglio circa le hard skills è di prendere dimestichezza con il pacchetto Office già all’università, questo vi tornerà utile già all’inizio del percorso lavorativo e vi permetterà di essere più sicuri di voi in un ambiente nuovo e tutto da scoprire. Un consiglio circa le soft skills che darei a chi vuole intraprendere questo percorso è di essere il più possibile curiosi. Non bisogna sempre e per forza conoscere tutto nel dettaglio, ma allargate il più possibile le vostre conoscenze, fate rete già all’università, iscrivetevi a LinkedIn, leggete tante job offers, appassionateci a tanti argomenti. Non sottovalutate mai anche il grande contributo che possono dare alcuni lavoretti a chiamata come camerieri/commessi, perché è una bella palestra per mettere a frutto le vostre soft skills e iniziare a rapportarvi con un futuro cliente/paziente/candidato. Se dovessi dare un consiglio a chi sta studiando adesso, direi di fare più esperienze possibili (anche non obbligatorie) durante il percorso di studi, perché vi renderà più consapevoli di ciò che state facendo e vi aprirà la mente a possibilità che non avevate preso in considerazione. Infine. per chi sta cercando attivamente lavoro, consiglio di non spaventarsi di fronte a persone che hanno maggiori conoscenze o esperienza, anzi questo deve spronarvi a imparare da loro, a mettervi in gioco e stimolarvi a contribuire con nuove idee che potrebbero essere innovative. Spesso capita che chi è già inserito e conosce il contesto non veda soluzioni che voi, che provenite dall’esterno, potreste cogliere. Questo è un punto a vostro vantaggio di cui è bene essere consapevoli per non perdere mai la grinta, l’entusiasmo ed il coraggio di osare.

 

Sei un recruiter? Scopri come digitalizzare le strategie di employer branding e recruiting della tua azienda grazie a tutored. Attrai e assumi giovani talenti: scopri Tutored Business.

Ilaria ad oggi è una giovane e brillante HR in Yezers, organizzazione no profit con l'obiettivo di incidere sul Paese. In questa intervista, la storia di come lo è diventata.

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.

 

In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?

Ho svolto la triennale presso l’Università degli studi di Pavia, la magistrale invece presso l’Università degli studi di Padova. Mi sono sempre chiesta perché le persone assumono determinati comportamenti: da qui la scelta di fare psicologia è per me sempre stata chiara sin dal liceo. Mi sono iscritta a psicologia con la convinzione di voler diventare una psicologa clinica. Durante il mio percorso però ho avuto la fortuna di incontrare un professore di psicologia del lavoro che mi ha letteralmente aperto un mondo; prima di allora pensavo che fosse impossibile applicare la psicologia a contesti strutturati come le aziende, e invece grazie al suo insegnamento ho scoperto quanto la psicologia possa essere applicata a quasi tutti i contesti in cui ci troviamo. Così, quando è stato il momento di decidere in quale indirizzo specializzarmi, ho scelto psicologia del lavoro. A Padova, durante la magistrale, è richiesto un tirocinio curriculare di 400h. Inizialmente ho pensato che avrebbe potuto essere causa di ritardo nella laurea, e non ne ero particolarmente entusiasta; ma col senno di poi, è stata la prima esperienza che mi ha dato modo di mettere in pratica ciò che fino a quel momento avevo solo studiato nella teoria. E inoltre, mi ha dato prova che avevo fatto la scelta giusta.


Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera? Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento?

Tra la triennale e la magistrale ho deciso di prendermi un anno di tempo per prendere una decisione più consapevole circa il mio futuro, e migliorare il mio inglese, che all’epoca mi sembrava uno scoglio insormontabile. Così, ho deciso di trascorrere un periodo di tempo all’estero, a Santa Monica, in California. Questa esperienza mi ha permesso in primis di abbandonare la mia comfort zone e mettermi alla prova, per la prima volta lontana da casa per un periodo lungo, in un luogo con una cultura e una lingua completamente diverse dalle mie. È stata una esperienza stupenda, ho conosciuto persone che mi hanno insegnato tanto, e sopratutto ho imparato a superare e bias cognitivi che tradizionalmente si hanno nei confronti di ciò che non si conosce.

Potermi prendere del tempo per me stessa è stata una vera fortuna, me ne rendo conto, ma è stato anche un punto di svolta per la mia crescita personale: mi ha insegnato a non avere paura. Questo mi ha permesso di affrontare gli anni successivi con una forza che non credevo di avere, e una maggior consapevolezza dei miei punti di forza e dei miei punti di debolezza (che cerco sempre di migliorare). Consiglio a tutti di fare una esperienza lontana da casa, un erasmus o uno stage in un altro stato per esempio: vedere il mondo apre davvero la mente, e ti mette nella condizione di affrontare le tue paure, qualsiasi esse siano.

 

Fai parte del team di Yezers: puoi raccontarci di questa realtà?

Yezers è una organizzazione no profit nata nel 2018 con l’obiettivo di incidere sull’agenda politica ed economica del nostro Paese. Ad oggi siamo una community di 600 giovani volontari, desiderosi di proporre idee concrete per migliorare il proprio futuro e quello dell’Italia tutta su temi quali: educazione, partecipazione, lavoro, ambiente e sviluppo locale. È una community che punta a costruire un ponte tra i giovani e i decisori, portando la cultura, la metodologia e l’approccio delle startup alla res publica attraverso una nuova forma di organizzazione. Collaboriamo direttamente con le Istituzioni e i decisori nazionali, le Pubbliche Amministrazioni locali e Startup innovative. All’interno di Yezers ci sono diversi team di ricerca, divisi in base al tema, i quali identificano i principali problemi e producono una risposta concreta e sostenibile da sottoporre ai decisori, o agli enti in genere; ci sono inoltre i team di supporto, ovvero team trasversali che si occupano della gestione della community, come  redazione, marketing, eventi ed HR.


Di cosa ti occupi in qualità di HR in Yezers?

La missione e la sfida di un HR in Yezers è accompagnare e supportare una community completamente da remoto, fatta di persone molto diverse tra loro sotto molti punti di vista. La difficoltà è quella di creare un senso di appartenenza tra persone lontane e diverse, e fornire gli strumenti giusti per crescere personalmente e professionalmente.

Il team HR di Yezers si occupa dell’ingresso e del monitoraggio di tutti i volontari che vogliono prendere parte alla community. Nel dettaglio noi HR ci occupiamo di tutta la fase di onboarding: dal momento in cui il volontario si iscrive, noi HR lo contattiamo per una introduzione a Yezers e per conoscere la persona; in seguito viene mandata una survey per capire le preferenze, e facciamo da ponte tra il nuovo ingresso e i team leader dei vari gruppio, a seconda dei casi, del solo team-leader del gruppo cui vorrebbe partecipare.

Inoltre il team HR offre la possibilità di rispondere al test Belbin, e di una chiamata per conoscere i risultati circa le proprie attitudini al lavoro in team. Per quanto riguarda la formazione, una volta al mese vengono erogate delle masterclass per approfondire vari argomenti di interesse. 

Per chi avesse il piacere,  ci mettiamo a disposizione per scrivere o revisionare i cv e fare delle simulazioni di colloquio. Infine, ci occupiamo dello sviluppo organizzativo della community, mantenendo i rapporti con tutti i team leader per discutere di eventuali problematiche o proposte che ci vengono fatte, in un ottica di miglioramento continuo.

 

Nel corso della tua carriera hai lavorato nel team HR di grandi realtà italiane, di un'agenzia del lavoro e di una piccola realtà: quali sono le principali differenze che hai riscontrato in ottica lavorativa?

Sono realtà completamente diverse, ho voluto provarle tutte perché ho creduto fosse giusto essere all’interno di vari contesti per capire quali potessero essere i più adatti a me. Il lavoro in una multinazionale è più organizzato e strutturato: si vede un problema, lo si analizza, si pensa a una soluzione, la si pianifica e la si mette in atto. Tutto questo avviene molto velocemente: ma ciò era reso possibile, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, c’era un grande lavoro di team che consentiva di dividere equamente il lavoro. La parola d’ordine all’interno di una multinazionale è priorità: si lavora in base alle priorità che si sono definite, e questo determina il planning. Il lavoro in una realtà più piccola e di agenzia invece è più frenetico, bisogna avere occhi su tante attività che potrebbero modificarsi da un momento all’altro, ed essere pronti a saper dare risposte alle persone che chiamano o entrano in filiale per avere informazioni; inoltre, bisogna mantenere sempre vivi  i contatti con le aziende per le quali si sta facendo selezione, per capire se le esigenze sono sempre le stesse o sono cambiate. La parola d’ordine in questo caso è velocità: bisogna finire i propri compiti nel più breve tempo possibile, e nel modo migliore possibile. Non credo che una realtà sia meglio dell’altra, sono semplicemente mondi diversi, e in base al proprio modo di essere si può propendere per l'una o per l’altra; sinceramente sono felice di aver provato entrambi, per poter prendere in futuro una decisione più cosciente circa la strada che vorrò percorrere.

 

Nella nostra community di oltre 500.000 utenti ci sono molto studenti e giovani laureati che vorrebbero lavorare nel mondo HR: un consiglio che daresti a chi vorrebbe seguire la tua strada?

Un consiglio circa le hard skills è di prendere dimestichezza con il pacchetto Office già all’università, questo vi tornerà utile già all’inizio del percorso lavorativo e vi permetterà di essere più sicuri di voi in un ambiente nuovo e tutto da scoprire. Un consiglio circa le soft skills che darei a chi vuole intraprendere questo percorso è di essere il più possibile curiosi. Non bisogna sempre e per forza conoscere tutto nel dettaglio, ma allargate il più possibile le vostre conoscenze, fate rete già all’università, iscrivetevi a LinkedIn, leggete tante job offers, appassionateci a tanti argomenti. Non sottovalutate mai anche il grande contributo che possono dare alcuni lavoretti a chiamata come camerieri/commessi, perché è una bella palestra per mettere a frutto le vostre soft skills e iniziare a rapportarvi con un futuro cliente/paziente/candidato. Se dovessi dare un consiglio a chi sta studiando adesso, direi di fare più esperienze possibili (anche non obbligatorie) durante il percorso di studi, perché vi renderà più consapevoli di ciò che state facendo e vi aprirà la mente a possibilità che non avevate preso in considerazione. Infine. per chi sta cercando attivamente lavoro, consiglio di non spaventarsi di fronte a persone che hanno maggiori conoscenze o esperienza, anzi questo deve spronarvi a imparare da loro, a mettervi in gioco e stimolarvi a contribuire con nuove idee che potrebbero essere innovative. Spesso capita che chi è già inserito e conosce il contesto non veda soluzioni che voi, che provenite dall’esterno, potreste cogliere. Questo è un punto a vostro vantaggio di cui è bene essere consapevoli per non perdere mai la grinta, l’entusiasmo ed il coraggio di osare.

 

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