Laurea in tempo o voti alti d’esame: cosa conta di più?

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Pubblicato 5 Marzo

Conta più una laurea in tempo con una media bassa, o in ritardo ma con una media alta?

Conta più una laurea conseguita nei tempi previsti anche se con una media bassa, o una laurea presa in ritardo ma con una media alta dei voti? Si tratta di uno dei dilemmi che tormentano di più gli studenti universitari, divisi tra  il fare bene o farlo in fretta. Chiaramente, nessuno ha una risposta certa e univoca. E tolti i casi in cui è possibile realizzare un via di mezzo - ad esempio ritardando di un anno la laurea ma prendendo voti mediamente alti - le variabili da tenere in considerazione sono tantissime e molto dipende dal settore in cui si aspira a lavorare.

Il 26 novembre 2015, durante l’evento Job&orienta di Verona, fece scalpore la dichiarazione dell’allora ministro del lavoro Giuliano Poletti che disse: “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico; meglio prendere 97 a 21”. 

L’esternazione fa riflettere ancora oggi. I ragazzi dovrebbero smettere di perdere tempo per rincorrere i mezzi voti in più, per buttarsi subito nel campo del lavoro e quindi puntare a laurearsi in tempo, oppure approfondire la propria preparazione e non preoccuparsi del tempo impiegato? Certo, competere con ragazzi molto più giovani per un posto di lavoro è un dramma per molti, in Italia, ma non sempre le aziende assumono sulla base dell’età e dei tempi di laurea.


Siamo quindi davvero d’accordo che laurearsi velocemente e con un voto qualsiasi, sia la strada migliore da percorrere?

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L’esperienza dei neolaureati 

Abbiamo intervistato su questo tema alcuni studenti appartenenti al network Tutored e provenienti dalle più disparate facoltà (Economia, Studi umanistici, Giurisprudenza, Informatica, Scienze della formazione, Architettura e Ingegneria), e abbiamo riassunto qui di seguito le testimonianze e i consigli più utili. 

Con una premessa: in Italia laurearsi in tempo, a 21 anni, è un evento raro - occorre anche essere nati negli ultimi mesi dell’anno  per completare i 3 anni minimi richiesti dai percorsi triennali - mentre secondo i dati statistici raccolti dal consorzio Almalaurea sono queste le tre realistiche fasce d’età per conseguire il titolo:


24,6 anni per i laureati di primo livello
27 per i laureati magistrali a ciclo unico
27,3 per i laureati magistrali biennali

 

Il corso di laurea non è una maratona

Bisogna ricordare che il percorso di studi è un’occasione unica di apprendimento. Pensare alla laurea come a un traguardo da maratona è sbagliato e controproducente perché rischia di far perdere passaggi importanti per la formazione utile a migliorare le chance di trovare un lavoro soddisfacente. Vietato focalizzarsi solo sul risultato finale, dunque, senza dedicare il tempo necessario allo studio. In campo lavorativo, avere un bellissimo voto sulla carta e una conoscenza mediocre della propria materia…beh,  serve effettivamente a poco. 

Occorre anche tener conto che nell’era della digital transformation e dell’automazione di molti settori, come quello industriale e manifatturiero, sono i profili più competenti e con specifiche certificazioni a trovare i miglior sbocchi lavorativi. Lo dimostrano i dati dei rapporti sul job e sulle skills mismatch, tutti concordi nel ritenere il life learning, cioè la formazione continua, il vero asso nella manica per restare competitivi. 


Laurea in tempo e incidenti di percorso

Non occorre poi fasciarsi la testa nel caso si incappi nei cosiddetti incidenti di percorso: una giornata storta che determina un brutto voto, anche dopo aver studiato bene. La maggior parte delle volte non è un singolo episodio a rallentare o rovinare una carriera universitaria, ma il fatto che spesso chi studia non studia e basta: può accadere di perdere tempo negli studi perché si è fuori sede e bisogna lavorare per mantenersi.


Non è detto quindi che una laurea in ritardo comprometta le opportunità di lavoro. Il consiglio degli intervistati è usare la logica e informarsi. Se ad esempio nel vostro settore conta di più un voto alto che la giovane età, sarà meglio rifare gli esami andati male, laddove possibile. Oppure, rifiutare un voto basso. Allo stesso modo  sarà meglio per uno studente lavoratore impiegare più tempo, ma studiare bene e con i propri ritmi: spesso nei resumé e nei curriculum dimostrare di aver lavorato durante l’Università è esattamente la carta jolly favorevole per ottenere il posto.

 

Le lauree in cui per trovare lavoro il voto conta meno dell’età

Vediamo allora quali sono le lauree o i percorsi formativi in cui il voto alto può essere sacrificato per entrare prima nel mercato del lavoro.


Percorsi STEM . Per ora la tendenza nel comparto STEM (Science Technology Engineering Mathematics) è premiare chi sappia mettere in pratica le conoscenze acquisite all’Università, a prescindere dal voto conseguito. Questo non vuol dire che studiare male o non avere una buona base culturale garantisca un posto. Al contrario, le aziende hi-tech e le multinazionali, specie nel comparto ICT e IT, pubblicano annunci di lavoro che hanno quasi sempre tra i requisiti il conseguimento di una laurea unita alla capacità di lavorare in team internazionali - richiedendo quindi conoscenza delle lingue e buona attitudine al viaggio e alla contaminazione multidisciplinare. Tuttavia, il voto cade in secondo piano rispetto alla dimostrata capacità tecnica di un candidato (es. dimostrare di aver partecipato a competizioni di sviluppo informatico, matematica o data science). 

Accade per i lavori in ambito ingegneristico, di sviluppo informatico nel settore dell’information technology, banking, fintech, insuretech, ingegneria meccanica, ingegneria elettronica, ingegneria elettrica. 

Uno degli aspetti più importanti valutati ad esempio da aziende come Amazon, Google o dalle  società di consulenza è la capacità di lavorare in gruppo: ciò vuol dire che a parità di competenze, verrà preferito un ingegnere informatico capace di gestire anche le relazioni sociali e lo stress rispetto a uno studente eccellente sulla carta ma inadatto ai rapporti umani.


Medicina, Veterinaria e Infermieristica. Per i corsi di Medicina, ivi comprese le discipline specifiche che questa facoltà comprende, il discorso è simile: gli esami sono tanti e soprattutto vari. Medicina porta gli studenti a specializzarsi in un determinato ambito, quindi a concentrarsi su determinate discipline e puntare meno su altre. In questo caso, come molti studenti di Medicina e di Veterinaria hanno riferito, conta meno il voto di laurea. Eccellere in tutti i corsi seguiti durante l’università è impossibile, mentre le opportunità lavorative sono dettate spesso dalla capacità di adattarsi e dalla personalità o carattere dimostrato sul campo. C’è chi è più portato a studiare grandi quantità di nozioni mnemonicamente, chi fa più fatica a ricordare tutto. “Sono la pratica e l’esperienza che fanno il bravo medico”, afferma una studentessa di Veterinaria. Chi lavora da tempo sostiene che conta molto di più l’indole che si manifesta sul campo, piuttosto che la media universitaria.


Le lauree in cui per trovare lavoro conta più il voto 

Esistono poi comparti o condizioni di accesso al mercato del lavoro in cui, al contrario, è più importante conseguire un ottimo voto di laurea o accumulare più certificazioni e titoli. Il che accade, normalmente, in quei segmenti in cui l’offerta di laureati supera la domanda di lavoro effettivamente messa a disposizione dalle aziende. 


Lauree umanistiche e discipline scientifico-umanistiche. Gli studenti delle facoltà umanistiche intervistati pensano abbia più senso impiegare un po’ più di tempo nel completare gli studi, per coltivare competenze aggiuntive. Un Erasmus, un corso di lingua o un tirocinio, uno stage presso una realtà lavorativa riconosciuta possono contare parecchio sul proprio curriculum. Ovvio: meglio condensare queste esperienze entro max i 28-30 anni d’età anche se non è detto che specializzarsi con una scuola di formazione post laurea o dottorato sia comunque sbagliato. Esistono però agevolazioni per l’assunzione di persone under 35, quindi darsi una mossa è comunque di vitale importanza se si vuole entrare nella fascia dei neoassunti.


Giurisprudenza, economia, scienze sociali, terzo settore. Il filone delle materie professionalizzanti è un tema a sé. Qui la battaglia tra voto e tempi certi di laurea viene vinta a seconda che si voglia sostenere un concorso pubblico o meno. Nel secondo caso non importa più di tanto il voto, basta essere celeri nel candidarsi per posizioni che possono essere le più disparate nel settore dei servizi di consulenza o Risorse Umane. Idem nel caso in cui si voglia intraprendere la libera professione (diventando commercialista o avvocato, ad esempio).


Al contrario se invece intendiamo sostenere concorsi per entrare nella pubblica amministrazione, lavorare in contesti esteri - come gli organi dell’Unione europea - allora il voto diventa uno sbarramento - o ottenere posizioni all’interno di multinazionali molto richieste, il voto diventa uno sbarramento.  Ci sono poi aziende ed enti pubblici per i quali i pieni voti bastano (dal 99 al 109), altri più esigenti, come Eni, Enel, che per alcune posizioni mirano ad assumere solo laureati con 110 (a volte con anche con la lode). Per non farsi cogliere impreparati, la regola è sempre la stessa: già dai primi esami all’università bisogna dare un’occhiata ai bandi di concorso che riguardano il proprio settore e studiare le soglie di sbarramento all’ingresso del mercato del lavoro.


Un po’ come accade nel caso si voglia conseguire una laurea magistrale in un’Università o in un settore diverso da quello in cui si è ottenuto il titolo triennale. E’ appunto ciò che accade con la formula del 3+2: a volte, per accedere al corso biennale potrebbe essere richiesto un voto minimo di laurea triennale. il consiglio è quello di controllare sempre i criteri di ammissione alla magistrale, già dai primi tempi della triennale, per non rimanere successivamente spiazzati.


In conclusione, non si può dare una risposta univoca al dilemma più discusso di sempre: se si può, meglio studiare bene e studiare in fretta. La scuola del mercato del lavoro non ha una scadenza, ma premia chi sa sappia mettere in pratica per tempo ciò che ha imparato all’Università.

 

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