Lavorare all'estero: dove andare, come funziona, opportunità

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Pubblicato 1 Aprile

Andare a lavorare all'estero: dove andare, come funziona e quali opportunità di carriera ci sono?

Lasciare per un breve o lungo periodo il proprio paese per un lavoro all’estero è il sogno - o il supplizio - sia di neolaureati sia di persone che già hanno un’occupazione ma vogliono o devono spostarsi fuori dall’Italia.

Acquisire competenze in un mercato e in un paese diversi dal nostro è un’occasione di crescita, non solo professionale. Le aziende apprezzano molto chi sappia muoversi in un contesto diverso, anche perché il mercato è globale e le migliori occasioni vanno cercate in base al tipo di lavoro e non solo alla location.


Qui in tutored lavoriamo con oltre 50 multinazionali che preferiscono assumere, in genere, chi sappia parlare più lingue o sia disposto a viaggiare o a essere trasferito. Non è obbligatorio essere esterofili, ma una posizione fuori confine allarga le proprie prospettive e favorisce nella crescita di carriera.


Come funziona per andare a lavorare all’estero

Da dove iniziare allora? Bè, esistono società di consulenza e recruiting interinale specializzate anche nel trovare le giuste risorse umane per società che hanno filiali sparse in tutto il mondo. Il primo consiglio quindi è quello di dare una scorsa agli annunci di stage e lavoro presenti qui su Tutored sia su canali come quelli di Adecco o Manpower per capire quali aziende assumano e dove lavorare all’estero. Potete anche andare direttamente sui siti careers delle aziende per le quali vorresti lavorare e candidarvi alle posizioni a Londra, New York, Parigi.


Agenzie interinali estere. Un’altra strada è rivolgersi ad agenzie per il lavoro estere, cioè basate già nel paese in cui si vorrebbe trovare occupazione, sia pubbliche sia private come ad esempio lo ZAV in Germania che corrisponde al dipartimento delle politiche del lavoro italiano. Oppure, potreste rivolgervi direttamente a società private che si occupano di selezione del personale per settori specifici (ad esempio il comparto hi-tech) e che cercano italiani da inserire negli organici di aziende fuori dalla Penisola. E’ il caso ad esempio di IT Selecta, basata in Polonia.


Patronati. Non tutti poi sanno poi che i Patronati italiani all’estero aiutano i connazionali a trovare lavoro. E’ il caso delle sigle INCA-Cgil (qui gli uffici europei), INAS-CISL  o dei servizi di orientamento ACLI: è sufficiente cercare la sigla il paese e capire se siano presenti uffici da contattare per avviare le pratiche di ricerca lavoro. 


Uffici europei. Restando in ambito europeo, esistono sistemi di recruiting molto validi come: Eures, Clic Lavoro, Your first Jobs EU promosso da Anpal e dall’Unione Europea


Camere di commercio. Si tratta delle associazioni camerali che raggruppano aziende e imprese, aiutandole nell’internazionalizzazione, e proprio per questo costituiscono un ottimo bacino di offerte per posizioni nelle filiali straniere delle società rappresentate. Il consiglio è di dare un’occhiata al sito dell’Associazione che raggruppa a sua volta le camere di commercio, Assocamere Estero.


Se poi il vostro desiderio è trovare collocazione nelle istituzioni europee (Parlamento, Commissione, Consiglio, Agenzie governative ed enti collegati come le authority europee) allora il consiglio è di analizzare bene il processo di selezione con i bandi e gli annunci direttamente sul sistema di selezione del personale europeo, EPSO. Abbiamo preparato anche un approfondimento ad hoc con tutti i passaggi per trovare lavoro in Europa qui: Lavorare per l'Unione Europea: ecco le opportunità di carriera

 

I profili che le aziende assumono all’estero

Spesso negli annunci potreste trovare esplicitata la definizione del ruolo per “ufficio estero”. Ad esempio:


Addetto ufficio estero
Commerciale customer service estero
Impiegato/a ufficio commerciale estero
Assistente direttore commerciale estero 
Consulenti e coordinatori HR (specie per guidare team di lavoro multiculturali)

E’ infatti nelle divisioni sales, commerciali e di marketing che di solito le imprese cercano personale, specie se parte del loro business ha a che fare con la vendita di prodotti e servizi e quindi richiede di interfacciarsi con clienti, fornitori e consumatori stranieri. Inutile sottolineare che oltre alla preparazione accademica (studi in Economia, Business Management, Marketing, Ingegneria Gestionale e simili) occorra conoscere molto bene la lingua del paese per cui la risorsa è richiesta. 


Chiaramente dipende molto da background e dal percorso lavorativo scelto. Ma per trovare lavoro all’estero vengono premiate soprattutto le hard skills, cioè le competenze scientifiche e tecniche: ben vengano quindi le lauree in ingegneria meccanica, meccatronica, robotica, automotive, statistica, matematica, tutto il filone dei percorsi in data science, big data e IoT, ma anche le lauree “umanistiche” in lingue e traduzione, giurisprudenza e relazioni internazionali, digital marketing e comunicazione. 


Lavorare all'estero: le tasse e lo stipendio

Una domanda molto comune di chi vuole lavorare all’estero è sapere se deve pagare le tasse in Italia o anche in Italia. La premessa è che, laddove si venga assunti con contratto, è l’impresa che si preoccuperà di tutte le pratiche burocratiche. Ma la risposta alla domanda “se lavoro all’estero devo pagare le tasse in Italia?” è  no se trasferite la residenza o se lavorate in un paese che ha un accordo per evitare la doppia imposizione fiscale. Sì, in caso contrario. 


Infatti, si può decidere di trasferire del tutto la propria residenza all’estero, iscrivendosi ad una apposita anagrafe, l’AIRE. Se invece volete lavorare all’estero, mantenendo la residenza italiana, basta verificare che il paese in cui si andrà a lavorare abbia sottoscritto un accordo con l’Italia per evitare la cosiddetta doppia imposizione fiscale (e che appunto evita di pagare le tasse due volte sul reddito da lavoro estero). L’Agenzia delle Entrate ha preparato un corposo ma chiaro vademecum.


Ma, se vi affidate ad agenzie del lavoro o se andate a lavorare in società di consulenza (KPMG; PwC, Accenture), non dovrete preoccuparvi da soli di questi aspetti. Al massimo, chiedete consiglio a un consulente del lavoro o a un commercialista prima di firmare l’ok per un’assunzione all’estero.


I percorsi universitari internazionali per lavorare all'estero

Ci sono poi percorsi già orientati al lavoro in ambito internazionale e quindi all’estero. Qui vi segnaliamo solo i dipartimenti di alcune università che offrono anche servizio di job placement:


L’Università degli Studi di Bologna Alma Mater 
L’Università Statale di Milano
Università degli Studi di Pavia

Esistono anche esami  in lingua inglese da sostenere all’interno di percorsi internazionali alla Bocconi di Milano (per economia) ed  ESCP a Torino, ai Politecnici di Milano, Torino, Bari. Famosa poi la laurea in Scienze internazionali e diplomatiche di Gorizia che prepara già a una carriera all’estero così come internazionale è la preparazione offerta dall’Università Normale di Pisa.

 

Lavorare all'estero: dove andare

La scelta è senza dubbio amplia e difficile, dal momento che dovrebbe considera numerose variabili come ad esempio le opportunità di carriera offerte, la lingua, il potere d'acquisto rispetto all'italia e tanto altro. In questo approfondimento abbiamo raccontato le 10 migliori mete dove trasferirsi: qui riportiamo solamente le migliori 3.

- Svizzera, é al primo posto nella classifica tra i Paesi in cui andare a vivere. Ciò che le garantisce il posto privilegiato é sicuramente la soddisfazione dell'economia locale e lo sport. Punto negativo é l'elevato indice del costo della vita portato in alto dalle voci 'abitazione ed energia', 'alimentari', 'sanità', 'ristoranti e alberghi'. Sicuramente il costo della vita, però, sarà direttamente proporzionale ad uno stipendio medio mensile.

- Singapore, é al secondo posto nella classifica culturale a livello mondiale. Un tasso elevatissimo di cultura a livello matematico e scientifico, cosi come l'indice di lettura. Anche qui, però, un indice negativo: Singapore è e rimarrà una delle città più care del mondo. In Asia secondo le ultime classifiche è la quinta città più cara del continente dopo Tokyo, Osaka, Hong Kong e Pechino. Per vivere in maniera tranquilla senza preoccuparsi di non potere permettersi le spese basilari per una famiglia media (studi, cibo, affitto e magari anche un’auto) bisogna guadagnare almeno 50.000 euro all’anno. Se togliamo, invece, le spese dell'auto, il budget a disposizione aumenta.

- Cina, é il terzo paese sul podio. Gli indicatori economici la piazzerebbero al primo posto. Contrariamente, si trova al terzo posto a causa delle difficoltà culturali. É molto difficile adattarsi alla vita, allo stile culturale, alla cultura lavorativa, al cibo e al clima di questo paese.

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