Lavorare nell'industria dell'Aerospazio e della Space Economy

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Pubblicato Una settimana fa

Lavorare nell’industria dell’Aerospazio: come funziona, dove formarsi e quali sono le opportunità di carriera.

Il cielo è illimitato e quindi vale la pena aspirare alle stelle. Di certo è ciò che avranno pensato i nuovi protagonisti della conquista dello spazio, un tempo terreno esclusivo di sperimentazione e ricerca da parte di governi e realtà nazionali e oggi diventato un vero e proprio mercato aperto ad aziende e start-up.

Per questo si sente parlare sempre più spesso di space economy, ovvero tutte quelle attività e servizi svolte oggi anche da imprese e soggetti privati e che ruotano attorno: 

- alle infrastrutture per andare nello spazio
-  alle applicazioni tecnologiche derivate dalla ricerca spaziale

Il comparto oggi vale 350 miliardi di dollari a livello mondiale e l’Italia è considerata un’eccellenza di questo settore con circa 250 aziende attive, una filiera completa – che va dalla ricerca alla fornitura del servizio o prodotto per agenzie spaziali e non  – e un fatturato di 1,6 miliardi di euro (secondo dati Ambrosetti Forum).

 

Space Economy: cos'è?

Quando oggi parliamo di industria dello spazio, dunque, parliamo essenzialmente di ricerca e sviluppo legata alla space economy, ovvero sia ciò che serve agli astronauti per le missioni sia i servizi e i prodotti testati fuori dall’atmosfera e che poi diventano parte integrante dell’economia terrestre (es. dai materiali e tessuti sino alle tecnologie Internet). Quindi:

- Tecnologia satellitare, quindi la costruzione e la gestione di sistemi di comunicazione e reti per l’analisi dei dati (satelliti artificiali, sonde interplanetarie, osservatori spaziali, ecc…);

- Cibo spaziale, vale a dire tutto quel settore di ricerca e sviluppo strettamente legato all’alimentazione in condizioni estreme e con ottime applicazioni anche sulla Terra (a Torino l’azienda di space economy Argotec ha lanciato una linea di pasti bilanciati acquistabili anche nei negozi e che sono un concentrato di scienza e abilità da chef);

- Space mining, una vera e propria industria mineraria spaziale specializzata nell’estrazione di materiali da pianeti o asteroidi;

- Recupero della spazzatura spaziale, ambito sempre più rilevante data la quantità di materiali (pezzi di satelliti e componenti usati nelle missioni) che oggi orbitano attorno alla Terra e costituiscono un pericolo per le operazioni in assenza di gravità (in Italia una start-up D-Orbit ha debuttato occupandosi proprio di questo);

- Manifattura per la colonizzazione spaziale, un ambito che sembra fantascienza ma invece ha una concreta applicazione per le società che stanno lavorando a strutture per abitare nuovi pianeti (ad esempio Marte);

Viaggi spaziali, quindi il settore in cui si sta investendo per portare anche i civili senza addestramento sia nello spazio sia verso altri pianeti.

Le imprese  che del comparto investono miliardi in ricerca e sviluppo e offro molto lavoro hanno in genere una compartecipazione statale, come accade per Leonardo (ex Finmeccanica) e Thales Alenia Space, ma sono tanti i privati pronti a sborsare cifre iperboliche per accaparrarsi una fettina di mercato: da Elon Musk con il progetto Space X, al patron di Amazon Jezz Bezos fino al visionario Richard Branson, creatore della prima navicella spaziale per equipaggio civile. In mezzo c’è una miriade di start-up e aziende giovani ma altamente innovative alla ricerca di profili. 

 

Lavorare nell’industria dell’Aerospazio: i profili più ricercati e dove formarsi

Inutile dire che puntare su un settore simile apra enormi opportunità di carriera, purché si sappia quale formazione scegliere. Al momento agenzie spaziali come quella italiana e quella europea nonché le  società private cercano:

- Ingegneri spaziali e in generali tutti i profili tecnico-scientifici in grado di lavorare alla programmazione e alla gestione dei componenti tecnologici per l’esplorazione extra-terrestre (esistono percorsi ad hoc nelle facoltà di ingegneria, come accade al Politecnico di Torino ma ad esempio La Sapienza ha avviato un master per il lancio e il recupero dei sistemi di trasporto spaziali);

- Geologi ed esperti scientifici, necessari per l’analisi dei componenti prelevati da asteroidi, satelliti, pianeti ecc… (Pescara ha attivato una laurea magistrale ad hoc in “planetary science”);

- Project Manager, esperti di economia e regolazione normativa dello spazio in grado di interfacciarsi con agenzie, istituzioni e imprese del comparto (qui diventa quasi obbligatorio seguire il master in Istituzioni e Politiche Spaziali del Sioi).

- Big Data Analyst, perché tutta la ricchezza delle attività spaziali risiede nella capacità di elaborare la mole di informazioni ricavate dalle missioni e dai satelliti (anche se i corsi di data science oggi sono ampiamente disponibili, Tor Vergata ha un master in Scienza e Tecnologia Spaziale dedicato proprio alla formazione di profili matematici per lo spazio).

Quindi, anche una preparazione non strettamente tecnico-scientifica permette di entrare in realtà altamente innovative e in rapida crescita. Il consiglio, allora, è di tenere d’occhio un settore ricco e stimolante come forse ne esistono pochi al mondo. 

 

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