Passione e professione: scopri il percorso di Luciano nello Sport Business Management

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Pubblicato 21 Maggio

Luciano Giacomella, laureato in Sport Business Management ci racconta la sua esperienza accademica e professionale
 

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, gli utenti possono scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studio, esplorare le aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. 

All’interno della piattaforma, ci piace raccontare le storie di giovani talenti che hanno fatto un percorso di studio brillante e oggi lavorano presso importanti realtà. 

 

In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?

Ho conseguito la laurea Triennale in Economia e gestione aziendale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Finito il liceo, come tutti, mi sono trovato ad affrontare una marea di dubbi, ma alla fine ho fatto questa scelta ragionando più sul medio/lungo periodo e pensando a quella facoltà che mi potesse permettere il ventaglio di opportunità più ampio possibile per l’ingresso nel mercato del lavoro, partendo anche e soprattutto da una propensione concreta verso le materie più scientifiche.

Appena laureato, mi sono trovato di nuovo nella stessa situazione, con probabilmente ancora più incertezza rispetto a quello che volevo fare, e dopo una breve esperienza all’estero (che consiglio fortemente a tutti) ho deciso di unire il mio percorso accademico alla mia passione, iscrivendomi al Master full time della Sole24Ore Business School in Sport Business Management.

Ritengo che questa sia stata la tappa formativa cruciale che mi ha permesso di vivere in maniera fisiologica il passaggio dalle aule agli uffici, grazie ad una concreta applicazione delle tematiche apprese tramite un modello di apprendimento basato sul passaggio del Know how direttamente dalle persone chiave rappresentanti del settore aziendale, messo a terra con molti project work, colmando quel lato pratico che ancora oggi ritengo sia il punto di miglioramento più grande delle nostre prestigiose Università.

 

Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera? Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento?

Sono nato e cresciuto con una educazione sportiva, e sono sicuro che poche cose riescono a darti quello che può darti la passione per uno sport.

Mi ha insegnato tanto ed aiutato nell’ingresso del mondo del lavoro, praticare uno sport può sviluppare in ognuno di noi molteplici skills, partendo dall’orientamento al risultato, la costanza nel perseguirlo, il lavoro in team (per chi pratica sport di squadra), lo spirito di sacrificio, l’agilità mentale e l’ambizione, tutte competenze trasversali richieste oggi più che mai dalle aziende interlocutrici.

Altra esperienza che ci terrei a sottolineare è quella del lavoro, come molti durante l’Università ho fatto il cameriere e questo mi ha dato la possibilità di sviluppare una capacità relazionale che ancora adesso mi porto dietro, e che, in aggiunta, ringrazio mi abbia radicato il concetto vitale di umiltà, fondamentale per qualsiasi percorso formativo, insieme a quel senso pratico che non guasta mai.  

 

Oggi lavori in Hearst Magazines: come ci sei arrivato e come si sono svolte le selezioni?

Concluso il Master ho iniziato il mio percorso professionale in Randstad, multinazionale leader nel settore hr, nella quale mi occupavo, all’interno dell’ufficio marketing, della gestione delle sponsorizzazioni sportive come strumento di marketing a 360 gradi, dalla negoziazione dei diritti fino all’effettiva operatività degli asset Acquisiti, mettendomi in modalità “spugna” cercando di apprendere quanto più possibile da tutti i colleghi con la quale mi interfacciavo. 

Al termine di questa esperienza, ho avuto la fortuna di lavorare in Adidas, altra multinazionale leader nel suo settore, cambiando però dipartimento, passando dal marketing al commerciale.

Questo mi ha permesso intanto di capire quello per cui realmente ero portato, appunto il commerciale, ed ha aumentato il mio volume professionale grazie ad uno sviluppo di competenze e maggiore credibilità, dovuto anche e soprattutto dalla fiducia ricevuta e dalla sempre maggiore autonomia professionale.

Mi è costato moltissimo uscire dal settore dalla quale sono nato, ma c’è un tempo per tutto, le opportunità di crescita professionale non sono tante, soprattutto in questo momento storico, e di conseguenza ho deciso, sempre ragionando sul medio/lungo periodo, di mettermi in gioco in un altro settore, cogliendo un’occasione di crescita all’interno di Hearst Magazines.

Il processo di selezione, come è usuale in molte multinazionali è composto da step, che, nel mio ultimo caso, sono partiti dai miei attuali colleghi, passando tramite il Direttore Commerciale ed il Direttore Generale della Business Unit, fino ad arrivare all’Amministratore Delegato.

Una serie di passaggi necessari ad un’azienda per ponderare al meglio l’investimento su una risorsa ma allo stesso tempo necessari al candidato per capire se, con la sua esperienza pregressa, effettivamente potrà portare del valore aggiunto concreto all’organizzazione aziendale.

 

Di cosa ti occupi in Hearst?

Nel mondo dell’editoria esistono due principali fonti di ricavo, gli introiti derivati dalla distribuzione delle riviste, e le pubblicità (adv) che sfruttano la capacità dei media, digitali, cartacei o fisici (eventi) di arrivare al target di riferimento.

In questo senso mi occupo della vendita di spazi pubblicitari all’interno delle riviste del settore arredo, più nello specifico Elle Decor e Marie Claire Maison, insieme al placement in eventi ed i progetti digitali, interfacciandomi con i grandi nomi del Design Italiano (riconosciuta eccellenza mondiale) e sviluppando insieme ai loro uffici marketing e di comunicazione le strategie Italia ed estero selezionando gli strumenti più funzionali per i loro obiettivi di visibilità.

Ci tengo ad aggiungere che le contingenze del momento (Lockdown) hanno sicuramente accelerato il mio percorso di crescita professionale aumentando il mio grado di responsabilità, e di gestione di key Client, insieme all’organizzazione del lavoro (fondamentale) ed alla gestione in un momento di crisi (crisis management). Non esiste un problema senza soluzione, ed ogni problema nasconde dietro di sé una opportunità, bisogna munirsi di calma e buona intuizione per cercare di cogliere i lati positivi oggi più che mai date le congiunture dell’economia globale.

 

Un consiglio che daresti a tutti quelli che vorrebbero lavorare in Hearst? Invece, un secondo consiglio per chi vorrebbe lavorare nel tuo settore?

Osare.

Mai stancarsi di imparare, ogni giorno è nuovo e dietro l’angolo si nascondono una miriade di opportunità, non abbiate paura di osare e perseguire quello che volete fare, non ci si arriva quasi mai subito, ma ci si può arrivare attraverso un percorso di crescita, l’importante è mantenere sempre il fuoco accesso della propria ambizione, lavorare con costanza, ed i risultati verranno da sé.

L’errore è alla base della crescita professionale ed umana, e credo che sia anche uno dei metodi più efficaci di apprendimento; non si sbaglia mai al massimo si impara!

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