Tutored incontra Ludovico, Business Analyst in ENI

Ludovico, Business Analyst in ENI image Ludovico, Business Analyst in ENI
Pubblicato 4 Novembre

Nel corso della sua esperienza accademica, Ludovico ha avuto l'opportunità di studiare tra Milano e la California. Oggi lavora in ENI in qualità di Business Analyst.


Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.


Quale università e quale percorso di studi hai scelto?


Sono laureato in triennale in Economia e Gestione Aziendale e in magistrale in Economia e Management all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi sul rapporto tra il controllo di gestione e la strategia aziendale.

Gli ultimi due anni di laurea ho scelto di svolgere un percorso di studi internazionale con esami specifici su pianificazione e controllo, finanza aziendale e analisi di bilancio. Sono contento e soddisfatto del percorso che ho svolto: la Cattolica mi ha permesso, non solo di studiare, ma di mettermi in gioco a 360 gradi come una persona.

Ho trovato un ambiente stimolante sia nei compagni e sia nei professori e tanta disponibilità da questi ultimi; credo che questo abbia fatto la differenza. Qualcuno ha detto: your network, ossia le persone che ti circondano, is your net worth, ossia la tua ricchezza. E io lo confermo.


Hai avuto l'opportunità di studiare negli USA. Cosa ti ha lasciato questa esperienza? La consiglieresti?


Ho trascorso due estati a studiare in America alla UCLA e alla UCI, attraverso un programma di Summer School della Cattolica con due borse di studio. Dal punto di vista didattico si stravolge l’idea a cui siamo abituati in Italia: rapporto face to face con il professore, molti esercizi e poca teoria, oltre che tanti casi aziendali, confronto e partecipazione degli studenti sono la base.

Per il professore, la lezione è uno strumento per conoscere gli studenti, lasciarli esprimere e comprenderli, non solo per spiegare un argomento. Dopo lezione, sempre nel campus, si pratica tanto sport, altra cosa che da noi tende ad essere sottovalutata.

Mi ha davvero colpito come lo sport sia valorizzato al pari di ogni altra materia: trasmette disciplina, senso del dovere e determinazione. Ho avuto anche la possibilità di visitare l’headquarter di Facebook a Menlo Park: la sede è talmente grande che ci si muove in bici o in autobus, gli uffici del CEO sono in mezzo a quello degli altri dipendenti e all’ultimo piano c’è un enorme giardino dove si fanno le riunioni e i meeting; altra cosa a cui in Italia non siamo abituati.

Da quest’esperienza, credo di aver imparato a lavorare in gruppo anche con persone diverse da me, ad avere un approccio pratico ai problemi e ad aver maturato un senso di collaborazione e compromesso anche nelle situazioni di più ampia divergenza. Non nascondo alcuni momenti di difficoltà per gli esami sostenuti, ma nonostante la fatica, ho sempre avuto la certezza di essere in grado di potercela fare e di arrivare in fondo al mio percorso. L’esperienza in USA è stata una delle più belle della mia vita. Consiglio a tutti di prendere visione dei programmi all’estero della propria università e darsi da fare.


Tra le attività extra-curriculari che hai svolto, hai scritto (e scrivi tuttora) per la testata digitale SmartWeek. Di cosa ti occupi? È un'esperienza che ti ha arricchito?


Con Smartweek mi occupo di approfondire temi di attualità legati in generale all’economia, infatti, di recente, ho pubblicato un articolo sulla fusione tra Intesa e Ubi. La collaborazione con Smartweek è molto preziosa per me, nasce durante gli anni dell’università ed arriva fino ad oggi. Sin da quando frequentavo il liceo avevo il desiderio di esprimere il mio pensiero e di poterlo comunicare in modo libero: Smartweek è questo, un luogo dove le idee di tutti sono ben accette.


Oggi lavori in Eni in qualità di Business Analyst. Come ci sei arrivato? Come si sono svolte le selezioni?


Ho iniziato con uno stage in Edison, durante l’ultimo anno di università, in cui mi sono occupato di pianificazione e controllo, poi uno in Simest (gruppo CDP) dove svolgevo attività di M&A per un totale di circa un anno e mezzo.

Dopo questo periodo a Roma, visto il mio desiderio di lavorare per una società internazionale, mi sono candidato per una posizione in pianificazione e controllo in diverse società tra cui Eni. Mi hanno chiamato per i colloqui: due stage e un forte background internazionale cadono spesso all’occhio ai colloqui.

Dopo aver mandato il CV sul sito dell'azienda, tramite il portale Stage and Placement della Cattolica, un colloquio telefonico di screening, un colloquio di due ore con caso aziendale, test di inglese e test di logica, ho fatto l’ultimo step con i responsabili. Dopo tre settimane mi avevano detto che ero stato selezionato, così ho scartato le altre opzioni; volevo lavorare per Eni sin dai tempi dell’università.


Che consiglio daresti ad uno studente o un neolaureato che desidera intraprendere una carriera in ambito Finance/Economics?


Il primo consiglio è quello di credere davvero in se stessi: purtroppo un terzo delle persone che si candidano per un lavoro, non portano a termine l’application. Credo che ci sia una mancanza di fiducia generale: quando si applica in posti molto competitivi, le persone lasciano perché pensano di non essere all’altezza.

Il secondo è capire dove si desidera lavorare: banche, utility o consulenza? Inutile candidarsi ovunque senza una motivazione forte e reale, le HR se ne accorgono. Il terzo è far leva sulle proprie skills, qualsiasi esse siano: comunicazione, il saper presentare o la capacità di calcolo. Non siamo tutti uguali e c’è sempre qualcuno che sta cercando te. Non scoraggiatevi, perché anche se non si parte in pole position, si può sempre arrivare per primi.


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