Da Sassari a Liège e Sydney: l'esperienza di Marialuisa, Recruiting Associate in Bain

Marialuisa, Recruiting Associate in Bain image Marialuisa, Recruiting Associate in Bain
Pubblicato 21 Luglio

Durante l'Erasmus, Marialuisa si è appassionata di antropologia e flussi migratori, una passione che l'ha portata fino a Sydney, in Australia, per il progetto di tesi. 


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è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, gli utenti possono scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studio, esplorare le aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. 

All’interno della piattaforma, ci piace raccontare le storie di giovani talenti che hanno fatto un percorso di studio brillante e oggi lavorano presso importanti realtà. 


In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?


Ho sempre avuto una passione per gli studi umanistici e, una volta concluso il liceo, ho deciso di intraprendere il percorso universitario in Lettere Moderne, curriculum filosofico, presso l’Università degli Studi di Sassari. Successivamente, ho proseguito gli studi e ho conseguito un Master alla 24Ore Business School in Human Resources. Il master è durato un anno, prevedeva sei mesi di lezioni in aula e sei mesi di stage curriculare che ho completato presso Capgemini, società di consulenza in ambito IT, è stato un periodo di grande crescita formativa, professionale e personale.


Hai svolto parte del tuo percorso universitario all'estero: quali mete hai scelto e perché? 


Ho svolto il progetto Erasmus+ a Liège, Belgio, la scelta è stata dettata da un mio grande amore verso la lingua e la letteratura francese e belga e per la sua posizione geografica strategica, che mi ha permesso di visitare più paesi possibili.

Una volta tornata a casa, in Sardegna, ho presentato un progetto di ricerca e ho ottenuto una borsa di studio per una tesi a Sydney, Australia. Un giorno, durante il mio Erasmus, stavo passeggiando per Liège e mi sono imbattuta in un circolo di sardi e da lì è nato il mio interesse per i flussi migratori e l’antropologia. Quest’interesse si è concretizzato in una tesi antropologica ed etnografica che mi ha spinta a voler ricercare i sardi emigrati in Australia negli anni '60.


Quanto è importante secondo te svolgere un periodo di studi fuori dall’Italia e dalla propria comfort zone?

Quando ho svolto la mia ricerca, gli intervistati mi hanno raccontato che negli anni ’60 dalla Sardegna per raggiungere l’Australia erano necessari 40 giorni di navigazione. Adesso in 24h puoi raggiungere qualsiasi, o quasi, parte del mondo. Ci sono borse di studio e infinite possibilità, anche se magari non sempre, non troppo facili, non servite su un piatto d’argento. 

Spesso nella paura del fallimento e di perdere il proprio posto nella società, impieghiamo tempo a cancellare e allontanare tutti quegli elementi che possono interferire nelle nostre vite, nella nostra quotidianità. Ciò è assolutamente umano e comprensibile, ma non porterà a nient’altro che a una terra desolata. 

Fare un’esperienza all’estero promuove l’idea della comprensione dell’altro attraverso la sua conoscenza e l’accettazione della diversità in quanto caratteristica costitutiva del genere umano, contribuisce alla creazione di un discorso sociale più giusto, fornendo strumenti che permettono di sviluppare uno sguardo cosmopolita.

Fare un’esperienza all’estero è innovazione. Nuovi modelli, approcci, strumenti da apprendere, interiorizzare, sviluppare, adottare e adattare alla nostra realtà.


Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera? Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento?

 

Sicuramente è stata importante e formativa l’esperienza nel dipartimento di Comunicazione e Pubbliche Relazioni del progetto Heart of Sardinia e della startup Eager srl. La possibilità di avere un impatto concreto e diretto sul prodotto e la vita dell’azienda ti spinge a sviluppare delle competenze fondamentali: proattività, autonomia, collaborazione, e ti dà l’opportunità di svolgere diverse attività spaziando in tutte le aree.

Per il resto, credo che tutte le attività che ho svolto siano state importanti, in qualche modo, nella mia carriera. Assocerei ad ogni attività ciò che mi ha restituito.

Pallavolo: precisione e team working; teatro: comunicazione; pittura: creatività; violino e pianoforte: empatia.

Volontariato: compassione, nei secoli la parola ha preso forma sul concetto di pietà, una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice è di respiro molto più ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell’altro. 

Consiglierei di non vivere le proprie attività come a sé stanti, ma di cercare di riproporre ciò che si è imparato in tutto ciò che portiamo avanti.


Oggi lavori in Bain: come ci sei arrivata e come si sono svolte le selezioni? Di cosa ti occupi in qualità di Recruiting Associate in Bain?

 

La domanda sul come ci sono arrivata mi permette di porre uno spunto di riflessione sull’importanza del network. Infatti, ho saputo della posizione aperta in Bain grazie a Federico Vigorelli Porro, docente, nonché amico, conosciuto durante il mio master alla 24Ore Business School.


Ho inviato il curriculum e mi hanno chiamata. L’iter è stato molto celere: ho sostenuto due colloqui in presenza, durante i quali ho avuto modo di incontrare Valentina, Team Leader del Recruiting e Simona, HR Recruiting Manager. Durante un colloquio è piuttosto comune provare tensione, ma in quel contesto mi sono trovata totalmente a mio agio a tal punto che mi hanno fatta sentire la “persona giusta nel posto giusto”. Il giorno dopo aver sostenuto il colloquio, Simona mi ha contattata per propormi l’offerta. Hanno sin da subito creduto in me tanto quanto io ho creduto in loro e ne ho ogni giorno conferma.

In qualità di Recruiting Associate mi occupo, insieme a Valentina e Simona, di tutto ciò che concerne il recruiting: screening dei curricula, colloqui, gestione dei candidati, organizzazione di eventi di recruiting, amministrazione dei tools, analisi, statistiche e report.

Grazie a quest’esperienza non solo ho acquisito nuove competenze, crescendo professionalmente ma ho anche compreso quale sia il valore aggiunto di una realtà come Bain: l’attenzione alle persone. Credo, per concludere, che questo sia il presupposto dal quale ogni HR dovrebbe partire per svolgere al meglio il proprio lavoro. 


Nella nostra community composta da 500.000 utenti, ci sono numerosi studenti e giovani laureati che vorrebbero lavorare nel mondo HR: un consiglio che daresti a chi vorrebbe seguire la tua strada?


Il consiglio che mi sento di dare è di essere curiosi e di apprendere da ogni singola persona che si incontra. Il mondo HR è molto ampio e racchiude tanti aspetti, è importante non limitarsi alle proprie attività ma affiancare, quanto possibile, tutto il team e i colleghi delle altre funzioni. 

E, soprattutto, per quanto possa sembrare banale, di cercare sempre di essere gentili. Non siamo medici, ma le persone ci danno comunque ogni giorno in mano, in diverse forme e modalità, la loro vita. 


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