Tutored incontra Mario, Junior Business Analist in Deloitte

Mario, Junior Business Analist in Deloitte image Mario, Junior Business Analist in Deloitte
Pubblicato 31 Agosto

Pechino, Corea del Sud e Milano: le esperienze accademiche di Mario Karaboja, Junior Business Analyst in Deloitte


Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, gli utenti possono scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studio, esplorare le aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. 

All’interno della piattaforma, ci piace raccontare le storie di giovani talenti che hanno fatto un percorso di studio brillante e oggi lavorano presso importanti realtà. 


In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?



Mi sono laureato all’Università di Siena in Scienze Economiche e Bancarie. Successivamente mi sono iscritto nel corso di Banking and Finance dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, dove sto per concludere la magistrale. Le mie scelte sono spinte dal profondo interesse per il sistema bancario. 


Hai anche svolto un periodo di studi all'estero: quanto è importante secondo te compiere una parte del proprio percorso fuori dall'italia e dalla propria comfort zone?
 

Ho avuto il piacere di studiare alla Hanyang University di Seul, Corea del Sud. Oltre all’impatto culturale, Seul mi ha sorpreso per il metodo di insegnamento, un approccio più pragmatico e incentrato sul confronto piuttosto che sui libri. Lo scopo era quello di arrivare in classe con la lezione pronta e confrontarsi con i colleghi su quello che si era appreso individualmente, il professore in questo contesto era assimilabile molto ad un moderatore. Quasi sempre si lavorava in gruppo su diversi progetti, dove avevi l’opportunità di applicare man mano quello che apprendevi. Ovviamente far parte di un team internazionale, dava la possibilità di assimilare vari punti di vista che magari non si avrebbero altrimenti. 

Uscire dalla propria confort zone è cruciale a mio parere, per una crescita personale, accademica e professionale. In un mondo così fortemente connesso credo che diventi indispensabile aver appreso come relazionarsi in un contesto totalmente estraneo, per non parlare della rilevanza che un’esperienza all’estero e la conoscenza di una lingua come l’inglese ricoprono all’interno del curriculum. 


Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera? Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento? 



Una delle attività extra-universitarie che considero tra le più importanti ed impattanti è senz’altro lo speech che ho tenuto all’Università di Pechino: mi ha permesso di capire che parlare in pubblico mi piace particolarmente. Dopo il mio tirocinio in Neuroscienza e Economia Comportamentale a Monaco di Baviera, sono stato invitato a Pechino per uno short-speech, per il quale mi sono preparato durante i primi mesi della magistrale.

Un consiglio che posso dare è quello di non limitarsi a vedere l’università come un luogo dove fare gli esami, fine a se stessa, e non vivere con l’ansia di finirla perché rischiamo di trovarci al traguardo senza aver capito cosa vorremmo fare dopo. Pensare prima a cosa ci aspetta dopo l’università credo sia fondamentale, affiancando quest’ultima con vari tirocini ed esperienze extra-curriculari permette anche di capire cosa ci piace fare e soprattutto cosa non ci piace.  


Oggi lavori in Deloitte: come ci sei arrivato e come si sono svolte le selezioni? 
Di cosa ti occupi in qualità di Junior Business Analyst OT Banking in Deloitte?


Sono arrivato in Deloitte perché la posizione che offrivano mi avrebbe concesso la possibilità di lavorare direttamente con le Banche, cosa che mi ha permesso di interfacciarmi con varie strutture al suo interno. La consulenza in generale è un settore che dà delle conoscenze trasversali ed è un ottimo inizio, perché vieni messo in prima fila, infatti sono rimasto molto sorpreso quando sin dalla seconda settimana partecipavo alle call con i clienti ed i partner. 

Le selezioni sono avvenute in diversi round: sono stato inizialmente contattato dall’HR, e dopo un colloquio conoscitivo sono stato invitato a prendere parte alle selezioni di gruppo, dove sono stati testati vari aspetti della personalità e della propensione al team working. Successivamente si è tenuto il colloquio individuale con il manager, il quale è stato prettamente tecnico, e nel mio caso, specifico per il ruolo ed il progetto in cui sono entrato. 

Nello specifico sono coinvolto nel ruolo di Project Management Officer (PMO) per garantire la corretta implementazione della European Market Infrastructure Regulation (EMIR) per un gruppo bancario in Italia ed uno in Corea del Sud.


Oltre a lavorare in Deloitte, sei caporedattore di Passaporto Futuro: ci racconti di questo progetto?


Passaporto Futuro è un’iniziativa no profit promossa da giovani studenti spinti dalla voglia di divulgare la conoscenza acquisita nel corso dei loro studi.

Nato durante la quarantena, il nostro progetto mira a costruire una cassetta degli attrezzi fatte di conoscenze condivise che permettano di accedere, proprio come un passaporto, al mondo del domani.

I nostri punti di forza sono la multidisciplinarietà (ad oggi contiamo 70 studenti da 15 discipline accademiche diverse) e la voglia di mettersi in gioco per rendere ancora una volta i giovani partecipi della vita pubblica.

Siamo molto attivi sui social, dove pubblichiamo giornalmente contenuti di varie discipline mantenendo un linguaggio semplice in modo da permettere a chiunque di poter beneficiare di quello che studiamo. 

Qui trovate il link della pagina: https://www.passaporto-futuro.com


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