Tutored incontra Marius, International Project Manager in Siemens

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Pubblicato 3 Dicembre 2020

Nel corso della sua esperienza accademica, Marius Timpu ha fondato il PoliMarche Club. Oggi si occupa di Project Management in Siemens.


Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.


In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?
 


Ho studiato presso l’Università Politecnica delle Marche e mi sono laureato in Ingegneria Gestionale. Ho fatto sia la triennale che la magistrale nella stessa università anche se all’inizio pensavo di voler fare la specialistica all’estero.

Mi sono però convinto di rimanere quando ho letto che secondo la classifica dei dipartimenti di eccellenza del MIUR, l’UNIVPM era tra le prime in Italia per il mio corso di laurea.


Quanto è importante, secondo te, un'esperienza di studio all'estero?


Durante gli studi ho svolto un periodo di Erasmus della durata di 6 mesi svolto a Bratislava, in Slovacchia. Per me è stata un'esperienza bellissima, che mi ha permesso di entrare in contatto con ragazzi provenienti da ogni nazione ed appartenenti a diverse culture.

Oltre le varie attività di scambio reciproco tra i ragazzi, ciò in cui questa esperienza mi ha aiutato molto è stata l'apertura mentale verso nuove esperienze e verso il cambiamento in generale, spingendomi ad uscire fuori dalla mia zona di comfort della mia università per fare nuove esperienze.

In generale, credo che questo tipo di esperienze permettano di acquisire maggiore autoconsapevolezza e di impostare le basi di una crescita personale ed apertura mentale al cambiamento: una delle soft skills più importanti, specialmente in questo contesto di digitalizzazione ed incertezza intrinseca. 


Durante i tuoi anni universitari, hai fondato il PoliMarche Club: puoi raccontarci come è nata l'idea, di cosa si occupava l'associazione e di cosa ti occupavi tu?

L’idea è nata quasi per caso, come in un romanzo. Seguivo già Starting Finance sui social e notavo con interesse le attività che svolgevano nelle varie università. Ero molto curioso e desideravo che questi eventi venissero fatti anche all’UNIVPM, pertanto un giorno li contattai direttamente chiedendo loro di organizzarne uno anche da noi.

Di tutta battuta mi risposero che non era ancora presente un club presso la nostra università, necessario per fare questi eventi, così insieme abbiamo deciso di farne partire uno. E’ stata un’esperienza bellissima, che mi ha dato moltissimo sotto tanti punti di vista e che rifarei ogni volta.

L’associazione aveva, ed ha tutt’ora (anche se non ricopro più nessun ruolo attivo), come scopo la promozione e la divulgazione della cultura economico-finanziaria per rendere questi temi settoriali, e talvolta complessi, accessibili a tutti coloro che non fossero di quella specifica estrazione.

Inoltre, al momento della fondazione, ci siamo posti un obiettivo ancora più ambizioso: oltre ad informare, volevamo che l’associazione e le sue attività fossero per tutti un momento di formazione. Ritenevamo importante che le persone sviluppassero quelle soft skills necessarie alla crescita personale e che sono tra le più richieste nel mondo lavorativo, come ad esempio la comunicazione, problem solving, team working e proattività.

Oltre ad occuparmi della parte burocratica in fase di costituzione formale dell’associazione, uno dei compiti più importanti è stato quello di formare il giusto team per dare il via a questa avventura.

Poco dopo la nostra costituzione, a Gennaio 2020, è iniziato il lock-down dovuto alla pandemia. In quel momento abbiamo capito che era fondamentale costruire attività esclusivamente digitali. Quello che avevo in mente da subito è stato cercare di coinvolgere nell’organizzazione delle attività persone che fossero il più diverse possibile tra di loro: d’altronde è dalla diversità che si genera valore. Da lì in poi abbiamo sempre lavorato insieme, non esisteva una gerarchia funzionale. Nello specifico, mi occupavo di coordinare il team per assicurare una regolare continuità delle nostre attività e scandire i ritmi dei nostri tempi.


Oggi lavori in Siemens: come ci sei arrivato e come si sono svolte le selezioni?


Mi sono avvicinato a Siemens grazie all’Accademia Digitale, un percorso di formazione fatto di sessioni online, casi pratici e project work tramite un approccio immersivo, dedicato a 30 studenti dell’ultimo anno di Ingegneria in tutto il territorio italiano. E’ stata un’edizione interamente online, che mi ha permesso di entrare in contatto con altri studenti di varie università, oltre che a conoscere più da vicino il mondo Siemens. Si sono alternate lezioni online organizzate dal personale Siemens su tematiche Digitali e project work reali in team virtuali con altri ragazzi dell’Accademia.

Le selezioni si sono svolte principalmente online con un Game Based Assessment molto coinvolgente! Venivano proposti diversi scenari in ognuno dei quali era richiesto lo svolgimento di alcuni task specifici. Il tutto per valutare le proprie attitudini e la conformità con i requisiti del percorso di formazione.


Di cosa ti occupi in qualità di International Project Manager in Siemens?


Come International Project Manager mi occupo di collaborare con team internazionali per la realizzazione di progetti nell'ambito della mobilità urbana. In questo momento stiamo realizzando la metropolitana di Lima, in Perù.

Uno degli aspetti chiave di questa professione è garantire il coordinamento delle attività di progetto tra i vari team, assicurandosi che la schedulazione delle attività avvenga in conformità con i vincoli specifici. Per questo, mi confronto spesso con i colleghi di altri dipartimenti per garantire che le soluzioni implementate da Siemens rispettino i parametri di qualità ed efficienza.

La cosa che mi piace di più è che ogni giorno non è mai davvero lo stesso. C’è molta dinamicità e bisogna essere in grado di rimanere flessibili per garantire una continuità nel progetto. E’ molto importante avere anche buone doti di problem solving, per riuscire ad affrontare ogni situazione nel migliore dei modi. Nonostante sia arrivato in Siemens da poco, mi sono sentito subito ben accolto ed a mio agio. Ho conosciuto dei colleghi molto preparati nel loro campo e questo mi rende orgoglioso di far parte di una famiglia così grande. 


Prima di arrivare in Siemens, hai svolto diverse esperienze di stage: puoi raccontarci di queste esperienze?


La mia prima esperienza di stage è avvenuta in una software house, Alfa Project, che si occupa di sviluppo software per applicazioni aziendali come ad esempio i CRM, moduli SAP e sistemi gestionali. Il mio ruolo è stato molto simile a quello di un consulente esterno, infatti ho dovuto analizzare la performance del loro processo di sviluppo software per identificare le aree di miglioramento e proporre relativi interventi. Dopo un periodo iniziale di studio ed analisi, alla fine ho proposto all’azienda un modello organizzativo per efficientare le comunicazioni interne e sfruttare le potenzialità della metodologia Agile, riuscendo ad aumentare l’efficienza dei processi e di conseguenza risparmiare sui costi.

Ho anche partecipato al Google Online Marketing Challenge, un programma che permette di far incontrare studenti ed organizzazioni no profit per realizzare campagne di Digital Advertising sulle piattaforme di Google. E’ stata un’ottima occasione per esplorare qualcosa che non riguarda prettamente il mio ambito di studi ed imparare cose nuove, sono riuscito a comprendere meglio il mondo della comunicazione pubblicitaria online. 


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