Quel trip chiamato Free Mover

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Pubblicato 1 Aprile

Partire da Free Mover: cosa significa?


"Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima. A volte molto prima." Così scrisse nel 2012 Fulvio Ervas, nel suo “Se ti abbraccio non avere paura”. E forse è così che iniziano la maggior parte dei viaggi che facciamo, ce li immaginiamo nei minimi dettagli ancora prima di essere lì. E abbiamo tutti questa gran voglia di partire, forse per ricominciare qualcosa che sentiamo di non poter finire nel posto in cui siamo. Oggi, i progetti scolastici e universitari che aiutano gli studenti in questa impresa, sono molteplici e dalle varie sfaccettature. Uno su tutti, il famigerato progetto Erasmus. 

Item inderogabile per poter accedere all'Erasmus è: vincere la borsa di studio per la relativa destinazione. Quindi, presentazione degli esami sostenuti con analoga votazione, livello della lingua straniera appartenente al paese di partenza scelto, definizione dettagliata del programma auspicato e prefissato. Un iter ben definito e per certi aspetti limitante. 


L'alternativa? Partire con il progetto Free Mover!


Tenendo conto anticipatamente di un aspetto peculiare: se per partire come Free Mover non dovrete passare alcuna selezione, per converso, una volta salpati in quasi totale libertà, dovrete affrontare ogni spesa sostenendovi autonomamente.

Infatti, non trattandosi di un programma comunitario, l'organizzazione della permanenza all'estero, per quanto riguarda il vitto, l'alloggio e l'assistenza sanitaria, è da provvedersi personalmente. Come dire, c'è pur sempre un prezzo da pagare. Un iter però, seppur non selettivo, va seguito, ed è il corrente:

  1. Contattare l’università straniera per sapere se è attivato il corso che si intende seguire e il costo del corso stesso, che, mi ripeto, nella sua integrale iscrizione è completamente a carico dello studente, il quale dovrà preoccuparsi di essere in regola anche con il pagamento delle tasse nell'università d'appartenenza.

  2. Ottenere una lettera di accettazione da parte dell’università straniera per quanto riguarda il corso che si intende frequentare.

  3. Una volta individuato il corso che si intende seguire, contattare il docente referente del corso presso l'università d'appartenenza, per ottenere un nulla osta in relazione alla frequenza del corso all’estero e il futuro riconoscimento dell’esame una volta tornati in Italia. È necessario esibire al docente la lettera di accettazione da parte dell’università ospitante.

  4. Presentare la domanda da studente free mover alla segreteria didattica della propria facoltà, precisando quale/i corso/i si intende seguire e allegando la lettera di accettazione dell’università ospitante (v. punto 2), insieme al nulla osta del docente dell'università d'appartenenza (v. punto 3). Arrivati a questo punto la segreteria inoltrerà la richiesta al Consiglio di Facoltà, o all’organo collegiale competente, che dovrà deliberare il riconoscimento preventivo degli esami da sostenersi all’estero.

  5. Entro venti giorni dal ritorno dall’università straniera, presentare al Consiglio di Facoltà la certificazione ottenuta dall’università ospitante per ogni esame sostenuto, tradotta in italiano, con l’indicazione dell’esame corrispondente presso questa Università e la conversione del voto in trentesimi.

  6. Qualora non venissero rispettate tutte le norme di cui sopra, gli esami sostenuti all’estero non saranno riconosciuti validi per l’inserimento nella carriera scolastica da parte della segreteria di appartenenza.

  7. Quasi tutti gli atenei italiani prevedono questo tipo di mobilità all’estero, offrendo quindi la possibilità di unire il viaggio, allo studio della propria disciplina accademica.

Queste sono le linee guida fondamentali che, se volete cambiare aria per un po, studiando in piena autonomia, in una città diversa dalla vostra, dovrete osservare. Non ci resta che farvi un augurio, che voi siate avventurieri o tradizionalisti, viaggiatori di mondo o di fantasie parallele, vi auguriamo buon viaggio e buon ritorno, che infondo si sa, si parte quasi sempre per avere un posto dove tornare. 

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