Sport & Engineering: la combinazione di Riccardo, R&D Engineer in Bridgestone

Riccardo, R&D Engineer in Bridgestone image Riccardo, R&D Engineer in Bridgestone
Pubblicato 26 Ottobre

Dopo un'intensa carriera sportiva che lo ha portato fino alle Olimpiadi di Londra nel 2012, Riccardo ha poi deciso di concentrarsi sugli studi ingegneristici, iniziati all'Università di Tucson, negli USA. 


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In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?


Accade spesso, dopo un periodo di incertezze e difficoltà, di prendere decisioni importanti, ripartire da zero e stravolgere la propria vita.

Questo è cioò che è successo a me a 20 anni, avendo deciso di tornare negli USA 4 anni dopo l'incredibile esperienza che ho vissuto al quarto anno di liceo (in scambio), e ricominciando da capo gli studi alla University of Arizona nella città di Tucson.

Ciò che mi ha portato a questa decisione è stata la voglia di riscatto dal punto di vista sportivo e scolastico: dopo la partecipazione alle Olimpiadi di Londra 2012, a soli 18 anni, e un paio di anni in cui non riuscivo ad ingranare né nel nuoto né negli studi mi hanno portato a cambiare tutto.

Ho ottenuto una scholarship per meriti sportivi e accademici in questa prestigiosa università americana, scegliendo poi la facoltà di ingegneria meccanica. Due anni dopo, per puro interesse personale, ho aggiunto anche una seconda laurea in matematica.


Quanto è importante secondo te svolgere almeno un periodo di studio all'estero?


Le mie esperienze e il mio passato mi rendono chiaramente poco obiettivo a riguardo, ma sono convinto che sia uno step fondamentale. C'è una cosa di molte università straniere che mi affascina particolarmente, ed è la possibilità di praticare sport e avanzare il proprio livello di istruzione, tutto ad altissimo livello.

Certo, le difficoltà sono molte, ma il valore che si ottiene da un'esperienza del genere e impagabile. Per quanto mi riguarda, i periodi all'estero e lo sport sono stati i due aspetti della mia vita che mi hanno fatto crescere di più e a 360 gradi, e di cui non rimpiango nulla.


Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera? Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento?


Avendo nuotato per tutta la vita, naturalmente lo sport è stato il mio punto di riferimento e ciò con cui, da sempre, mi sono identificato. Oltre a questo, soprattutto all'università ho svolto attività completamente diverse tra loro, in modo da farmi un'idea più ampia delle opportunità che avevo attorno.

Per esempio, ho partecipato a due progetti di ricerca, assistito un mio professore durante le lezioni, fatto volontariato, ottenuto il titolo di team leader nel progetto finale di ingegneria (con la valenza di una tesi sperimentale per conto di un'azienda), e così via. Insomma, a quest'età non credo serva perdere troppo tempo a rimuginare sulle proprie scelte, l'importante è darsi da fare il più possibile, cogliendo le opportunità che si presentano e mettendo le basi per quelle che si sognano e che sembrano inarrivabili.

Non ha senso paralizzarsi per paura di commettere degli errori, per i quali non si è mai pronti abbastanza. Piuttosto, meglio scegliere, impegnarsi in ciò che si fa, e sbagliare il più possibile finché si è giovani. Altro consiglio che mi sento di dare agli studenti è di fare network, il più possibile, perché il mondo è pieno di persone brillanti ma non si conoscono finché non si esce dai propri confini.


Oggi lavori in Bridgestone: come ci sei arrivato e come si sono svolte le selezioni?


Ho scoperto il centro tecnico di Bridgestone tramite un amico che nuotava con me, quindi quasi per caso. Il processo di selezione si componeva di 4 colloqui, partendo da uno di gruppo (attitudinale), passando dal classico colloquio tecnico a quello conoscitivo. Nonostante fossi parecchio teso, questa fase mi ha colpito in positivo, in quanto non si è trattato di un botta e risposta, bensì di una conversazione tra persone che cercano di conoscere chi hanno di fronte.


Di cosa ti occupi in qualità di R&D Engineer in Bridgestone?


In parole povere: seguo l'intera fase di progettazione di una gomma, dalla richiesta del cliente alla produzione. Entrando un po' più nel dettaglio, il prodotto finale è la classica ciambella nera che tutti conosciamo, ma quello che lo precede è un po' più complicato.

Nel reparto OE (Original Equipment), mi occupo di ricercare e assemblare i componenti che costituiscono lo pneumatico, per poi testare e convalidare un prodotto che soddisfi al meglio le richieste del cliente, cioè la casa automobilistica. La parte più corposa - e dal mio punto di vista interessante - è la fase di sviluppo, in cui si applicano diverse modifiche al prodotto per ottenere cambiamenti sostanziali nelle performance.


Numerosi studenti e giovani laureati STEM della nostra community sono spesso alla ricerca di opportunità di carriera in ambito R&D: un consiglio che ti senti di dare a chi vorrebbe intraprendere la tua strada?


Credo ci siano parecchie opportunità in questo settore, che è molto interessante e ha tanto da offrire, ma che purtroppo non viene esposto e valorizzato come dovrebbe. Il risultato è che molti giovani non siano neppure a conoscenza di queste realtà (io per primo).

A chi volesse intraprendere questa strada dico che non è un percorso facile, ma che ripaga con molta soddisfazione e che aiuta a porre delle basi solide per il futuro. È un lavoro da approcciare con umiltà, in quanto c'è molto da imparare da chi ha più esperienza, e in cui la curiosità sta alla base di tutto. Insomma, una buona palestra di vita.


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