Tutored incontra Stefano: Vehicle Performance Engineer in Mercedes-Benz

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Pubblicato 29 Marzo

La storia di Stefano che, dopo una laurea al Politecnico di Torino e un'esperienza in Svezia, arriva in Mercedes-Benz come Vehicle Performance Engineer

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.

 

In quale università hai studiato e quale percorso di studi hai scelto?

Ho studiato Ingegneria dell’Autoveicolo presso il Politecnico di Torino, è stata una scelta relativamente facile per me visto il mio interesse per il settore dell’Automotive fin da piccolo. Un punto di forza di questo corso è senz’altro l’uso intensivo della lingua inglese, infatti già dal terzo anno tutti i corsi sono offerti sono in lingua straniera ed è possibile addirittura seguire i 5 anni interamente in inglese.

Trattandosi di un percorso di studi specifico fin dalla triennale, le classi sono mediamente poco numerose quindi è stato possibile stringere rapporti stretti con altri compagni di corso che poi sono diventati carissimi amici e con cui sono tuttora in contatto e rappresentano un riferimento anche nel mondo del lavoro. Con molti di loro ho proseguito il percorso anche in magistrale, frequentando la  specialistica in “Vehicle Systems Development”. La preparazione del corso mi ha sodisfatto, ritengo che tutto sommato i programmi di studio offrono una formazione completa e variegata.

 

Hai svolto parte del tuo percorso di studi all'estero: quanto è stato importante per la tua carriera?

Ho avuto l’opportunità di trascorrere l’ultimo anno di studi completamente all’estero: come studente Erasmus presso il KTH di Stoccolma e poi come tesista presso la TUM di Monaco di Baviera nel gruppo di ricerca di Vehicle Concepts.  Senza dubbio queste esperienze sono state fondamentali per la mia crescita personale e professionale: si vive a contatto con culture e sistemi differenti e molto spesso ci si trova anche a guardare ciò che abbiamo lasciato da un punto di vista differente. Con questo intendo dire che mi è capitato di rimettere in discussione alcuni aspetti che diamo per scontati e bilanciare diversamente i lati positivi e negativi delle Università e degli stili di vita che ho conosciuto, quindi in un certo senso mi ha anche aiutato a rivalutare alcuni aspetti della formazione accademica “tradizionale” che magari non ritenevo così importanti (come ad esempio la quantità di teoria dei corsi italiani che non necessariamente è un aspetto negativo).
Per quanto riguarda il settore dell’automotive posso soltanto ribadire che un’esperienza fuori dai confini è molto apprezzata dalle aziende, quindi sicuramente aiuta durante un processo di selezione. Inoltre, mi ha dato l’opportunità di capire ciò che è rilevante per il mondo del lavoro all’estero attraverso le “career fair” estere a cui ho partecipato. Ma, soprattutto, mi ha permesso di costruire una rete di amicizie internazionale, che forse è ciò che veramente rende speciale questo tipo di esperienze.

 

Quale attività extra-universitaria pensi sia stata davvero importante per la tua carriera?

Per gli appassionati di auto da corsa partecipare ad un gruppo di Formula Student è un’attività formativa molto utile per sperimentare sul campo le sfide di una posizione lavorativa in ambito racing. Oltre a rafforzare concetti studiati sui libri grazie all’applicazione pratica, permette di affinare molto le cosiddette “soft skills”, vista la necessaria interazione tra i membri della squadra e la necessità di svolgere un lavoro con scadenze abbastanza stringenti, imparando come collaborare al meglio con tutti.
Sono stato membro del team del KTH di Stoccolma dove ho lavorato a contatto con studenti di tutte le età e di differenti nazionalità. Partecipare alla formula student mi ha permesso di approfondire diversi argomenti e mi ha permesso di scegliere la mia area di specializzazione con più sicurezza. Inoltre, questa esperienza è stata valutata molto positivamente durante la selezione per la mia prima posizione presso Rimac Automobili nell’aerea di Dinamica del Veicolo.
Credo che oggi sia possibile cimentarsi in numerose attività sia all’interno che all’esterno dell’università per conoscere persone con interessi simili. Consiglio a chiunque di guardarsi attorno e investire un po’ di tempo nel cercare di mettere in pratica e sperimentare per un periodo ciò che immaginano per il proprio futuro, creandosi nel contempo una rete di amicizie e contatti di appassionati del settore.

 

Un consiglio che daresti a chi sta studiando in questo momento?

Il mio consiglio è di mantenere dei rapporti sani con i propri compagni di corso e coltivarli nel tempo. Per me il periodo degli studi è stato soprattutto questo: la nascita di sane e durate amicizie.
Aggiungo anche che vivendo in un periodo in cui i vari settori stanno evolvendo molto velocemente è importante secondo me non rilassarsi e mantenersi sempre aggiornati. Approfondendo i propri interessi (sia strettamente legati alla proprio campo, ma più in generale alle proprie passioni) si possono trovare nuove idee, capire collegamenti di tra diversi trend, immaginare solzuioni alternative e non farsi cogliere impreparati nel momento in cui si dovrà cercare un primo impiego.

 

Oggi lavori in : come ci sei arrivato e come si sono svolte le selezioni?

Sono stato contattato da un recruiter di HWA AG (azienda storicamente legata al motorsport di Mercedes Benz) per segnalarmi una posizione che si sarebbe liberata di lì a poco per il team di Mercedes Formula E. Il mio profilo è stato visualizzato dapprima su LinkedIn e il primo contatto è avvenuto tramite questa piattaforma. La comunicazione con l’azienda è stata molto efficiente e snella: dopo un colloquio con quello che sarebbe poi diventato il mio responsabile e il team manager è seguita una proposta formale da lì a poco con alcuni punti del contratto già ben chiari e definiti. Ho apprezzato molto la trasparenza dell’azienda e la volontà di aprire una negoziazione. Inoltre il tono colloquiale con cui il tutto si è svolto fin dall’inizio mi ha messo subito a mio agio. Mi ha fatto da subito un’ottima impressione il processo di selezione veloce e schietto e soprattutto l’apertura dell’azienda riguardo a temi come la flessibilità oraria e l’home office, a mio avviso fattori determinati per posizioni che prevedono frequenti e lunghe trasferte, così da avere un work-life balance equilibrato.

 

Di cosa ti occupi in qualità di Performance Engineer?

Il ruolo del Performance Engineer è quello di valutare il rendimento del pilota e della vettura in pista. In particolare ci si preoccupare di ottimizzare il set-up prima di ogni evento e di suggerire all’ingegnere di pista le modifiche da effettuare durante la gara, cercando il compromesso migliore tra le differenti aeree come aerodinamica, powertrain e chassis. Tra una gara e l’altra si svolge un’intensa attività di analisi basandosi sui dati di eventi precedenti e di simulazioni ad hoc, si organizzano le sessioni di guida al simulatore e si sviluppano nuovi strumenti per rendere il processo sempre più efficiente ed i modelli matematici sempre più accurati. Per questo una buona conoscenza di dinamica del veicolo e una base di programmazione sono fondamentali per poter ottimizzare il rendimento in pista della vettura. Durante la gara si forniscono suggerimenti su come migliorare in termini di guida ma anche su come rifinire il set-up per venire incontro alle esigenze del pilota. Il ruolo in pista prevede quindi molta più interazione con i membri del team e una certa rapidità nel fornire soluzioni adeguate ad ogni situazione. L’ambiente della Formula E è particolarmente sfidante in questo senso perchè l’evento si svolge nell’arco di un giorno su circuiti cittadini in cui le condizioni evolvono con facilità: è importante essere ben preparati ai possibili scenari che posso prefigurarsi per non essere colti di sorpresa e rischiare di non disporre del tempo necessario per adeguare il set-up alle condizioni previste per la gara. Al momento sto lavorando alla modellazione degli pneumatici e allo sviluppo di tool che aiutino a predirne il comportamento nella sessone di qualifica e in gara. Avendo a disposizione solo pochi pneumatici per vettura è fondamentale poter gestirli nel modo più efficiente per l’utilizzo in pista.

 

Prima di arrivare presso , hai lavorato per quasi 3 anni in Ferrari

Ho inizaito la mia avventura nel motorsport nel programma “F1 Engineering Academy” di Ferrari, nato per dare l’opportunità ai giovani professionisti di mettersi entrare in un team di F1 con possibilità di assunzione dopo il primo termine di 6 mesi. Ho lavorato nel gruppo di Vehicle Performance, che è sempre stata la mia principale area di interesse. Per avere una visione più completa dell’organizzazione, ci è stata data la possibilità di occuparci di piccoli progetti in aeree differenti da quella di appartenenza, così da avere maggiore comprensione dei vari team e delle aree di collaborazione tra dipartimenti. Questo ci ha permesso di conoscere professionisti di diversi team e allo stesso tempo ci ha dato la l’opportunità di farci conoscere all’interno della squadra.
Ho avuto la fortuna di affiancare esperti del settore, che mi hanno insegnato cosa vuol dire essere un  Performance Engineer. Con la supervisione degli ingegneri più senior, ho iniziato a muovere i primi passi nella gestione delle gare dal garage virtuale, per poi partecipare a qualche sessione di test in pista in cui ho assistito alla dinamica del lavoro sul campo di gara, imparando tutto ciò che accade dietro le quinte di un evento di F1. All’inizio adeguarsi agli standard di un ambiente così esigente come il motorsport non è stato facile, ma le opportunità per crescere non sono di sicuro mancate. Il contatto con i piloti, i meccanici e gli altri ingegneri del team permette di cogliere diverse sfumature della vettura, che può essere interpretata in maniera diversa nonostante abbia sempre 4 ruote: a seconda delle prospettive può essere vista come una serie di componenti da smontare velocemente per le riparazioni, come uno strumento di battaglia, come una serie di equazioni matematiche, ecc...
Sono davvero grato ai miei colleghi e soprattutto ai miei capi, perché sono sempre stati aperti al dialogo e hanno permesso che crescessi come condividendo i trucchi del mestiere.

 

Nella nostra community di oltre 500.000 utenti ci sono molto studenti e giovani laureati che hanno un percorso di studi simile al tuo: un consiglio che daresti a chi vorrebbe seguire la tua strada?

Il settore automotive sta cambiando radicalmente negli ultimi anni. Il mio consiglio è quello di seguire attentamente gli sviluppi industriali e tecnologici che avranno un impatto sull’industria automobilistica e più in generale della mobilità. Al momento si sente parlare molto di temi come la guida autonoma, l’elettrificazione e del passaggio dal possesso allo sharing, ma sono svariate le aeree in cui si può ancora innovare tanto e dare un contributo considerevole nella ridefinziione gli schemi di riferimento attuali. Credo che per avere una buona visione del settore si debba essere veramente appassionati, sperimentare in prima persona e non fermarsi soltanto alla conoscenza teorica. È fondamentale mettersi al volante per sentire e capire cosa si sta studiando ma anche… per il semplice piacere di guidare!

 

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