Interviste al nostro team di dialogatori! Eleonora e la sua esperienza dall’application alla recente promozione a team leader!

Intervista a Eleonora Fois, 25 anni, di Roma, laureanda in Giurisprudenza, che da dicembre è diventata Team Leader per la nostra Fondazione.

- Qual è il tuo lavoro?
Sono una fundraiser, nello specifico una promoter sociale attraverso il dialogo diretto. Recentemente sono stata promossa a Team Leader!

- In cosa consiste concretamente il tuo lavoro?
È un lavoro difficile da spiegare in effetti, perché è nato in nord Europa e solo recentemente si è affermato anche in Italia. Nel pratico parliamo con le persone, raccontiamo la mission Telethon e proviamo a coinvolgerli per diventare sostenitori regolari della nostra ricerca. Ho un contratto di lavoro subordinato e lavoro part time, su turni settimanali. Ora che sono team leader, coordino più persone, ci dirigiamo ogni volta in un luogo diverso.

- Come hai iniziato a fare il promoter sociale/fundraiser?
Ho iniziato quattro anni fa, ero una studentessa in cerca di un lavoretto per avere una piccola indipendenza economica, ma desideravo farlo combaciare con una causa significativa. Conoscevo la Fondazione Telethon per le donazioni che ogni anno facevano i miei genitori in supporto alla ricerca. Alcuni amici di famiglia avevano infatti un bambino affetto da una patologia grave. Così quando ho trovato l’annuncio da promoter sociale ho riconosciuto la realtà e ho inviato la mia application, fui selezionata e da allora non ho mai smesso di crescere, personalmente ma anche professionalmente.

- Mi dici due aggettivi per descrivere il tuo lavoro?
Emozionante e straordinario. Emozionante perché incontro ogni giorno centinaia di persone e con tutte loro possiamo condividere e trasmettere valori in cui crediamo. Straordinario proprio perché va oltre l’ordinario, per me quello che facciamo è da super eroi, il nostro obiettivo è creare speranza, almeno un barlume di speranza, in persone che non conosciamo ma che si fidano della ricerca e si affidano a noi.

- Qual è la sfida più bella del tuo lavoro?
Trasmettere i valori in cui credo ai ragazzi che lavorano con me e al contempo riuscire con loro a trasmettere al maggior numero di persone i valori della Fondazione e l’importanza di sostenere la ricerca.

- Quale quella più difficile?
Non esistono sfide difficili, ogni sfida è una motivazione a fare sempre meglio.

- Quanto credi nella ricerca Telethon?
Moltissimo. È il motivo per cui lavoro nella Fondazione da anni ormai, non ho trovato lo stesso slancio, impegno e fiducia nella propria missione in nessun altro posto.

- Perché è importante la ricerca sulle malattie genetiche rare?
Perché riguarda tutti. A tutti potrebbe purtroppo capitare un giorno di venire a contatto con un figlio, fratello o in generale una persona cara affetta da una patologia genetica rara e la ricerca è l’unica via per poter dare speranza nella scoperta di una cura efficace a chi combatte già oggi o sfortunatamente dovrà farlo in futuro.

- Come ti senti quando racconti le storie dei bambini con malattie genetiche rare?
Le sento mie, vicine e concrete. Mi sento parte della loro storia e li sento parte del nostro team. Quando siamo in campo, con il mio team e i bambini affetti dalle patologie siamo un’unica squadra.

- Credi davvero di poter cambiare il loro futuro?
Sì, credo davvero che ogni piccola azione possa cambiare le cose, come l’impegno dei nostri team per condividere la mission di Telethon.

-Ti ricordi il tuo primo donatore?
Si certo, fu un papà di famiglia con due figli affetti dalla sindrome di Wiskott-Aldrich. Conosceva la Fondazione proprio perché i figli erano stati aiutati da Telethon a Milano e mi fece piangere. Si fermò al nostro banchetto a Roma, mi ringraziò diverse volte per quello che stavo facendo e fu stupendo, mi diede tantissima motivazione e fu una giornata bellissima.

- Ci sono stati altri donatori che ti hanno emozionato?
Ogni incontro è diverso, ogni donatore mi regala un’emozione diversa. Uno dei sostenitori che ricordo con maggiore affetto è un ragazzo che mi parlava di suo cugino di 13 anni affetto da distrofia di Duchenne, malattia senza cura ma piuttosto diffusa. Mi ha raccontato cosa si prova a vivere senza sapere cosa potrebbe accaderti domani. Mi ha detto che la loro principale fonte di speranza viene da noi, dal nostro impegno e dai fondi per la ricerca.

- A chi consiglieresti di fare il tuo stesso lavoro? E chi invece non può assolutamente farlo?
Lo consiglio a chiunque creda nella ricerca, e a qualsiasi età. L’ho già consigliato a tutte le mie amiche. Secondo me non c’è persona che non possa fare questo lavoro ma se non crede nella ricerca o nella Fondazione non gli riuscirà mai bene.

- Un messaggio per chi ha letto la tua intervista:
Se anche tu credi nella ricerca, condividi i valori della nostra Fondazione e hai la voglia, la forza e la determinazione di creare un futuro migliore per i bambini e ragazzi meno fortunati di noi sei la persona adatta a lavorare con noi. La nostra squadra ti aspetta!

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