Contratto a tempo indeterminato 2022: come funziona, durata e condizioni

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Pubblicato 7 Gennaio

Come funziona il contratto a tempo intedeterminato?


Vale la pena ottenere il posto fisso? Farsi questa domanda è del tutto legittimo per chi sta finendo l’Università o sia neolaureato o laureata e abbia da poco ottenuto uno stage, un tirocinio o un inserimento temporaneo in azienda o nella P.A.

Di solito il tema del contratto a tempo indeterminato è affrontato senza spiegare davvero condizioni, limiti e soprattutto il modo in cui è possibile ottenerlo. Chiedendosi, prima di tutto, se ne valga poi davvero la pena.


Qui a Tutored abbiamo un punto di vista privilegiato per rispondere a queste domande, proprio grazie al nostro network di oltre 50 aziende e multinazionali che pubblicano offerte di lavoro molto mirate e che includono anche il tipo di inquadramento contrattuale in gioco.


E da questi dati possiamo concludere già che:

- Non è vero che le aziende non offrano più il posto fisso, che è presente ma come step successivo a un periodo di prova;

- Soprattutto nei servizi della consulenza e nell’industria manifatturiera le posizioni ricercate sono di lungo periodo, proprio perché le imprese preferiscono usare i contratti a termine più per le mansioni stagionali o per i picchi di produzione che per i ruoli su cui invece occorre costruire le competenze per far durare un business;

- Solo una posizione di lungo termine garantisce alle imprese l’acquisizione di risorse umane e di know-how in grado di far progredire gli affari e di adattarli al cambiamento e al riposizionamento sul mercato (pensate al passaggio da un business fisico all’e-commerce);

- Nel comparto hi-tech ci sono le posizioni più contese e per allettare i candidati a restare le aziende offrono il contratto a tempo indeterminato di default.


Come funziona il contratto a tempo indeterminato


Fatte queste premesse proviamo a capire che cos’è e come funziona un contratto a tempo indeterminato. 


Primo:
si tratta del contratto per eccellenza nonché la forma che prima della crisi del 2008 era la più comune nel mondo del lavoro.  Oggi chi lo ottiene può perdere il posto solo per licenziamento o per dimissioni volontarie o perché va in pensione e non perché il rapporto di lavoro scade. 


Secondo:
è un documento o accordo tra il datore/azienda e il lavoratore in cui ci sono scritte nero su bianco le mansioni, i tempi, i termini, le condizioni e gli obblighi del dipendente, nonché quelli dell’azienda nei suoi confronti. Ciò implica che questo tipo di contratto subordina il lavoratore alla direzione e alla volontà dell’azienda. 


Che cosa vuol dire? Che ad esempio il dipendente non può decidere di testa sua obiettivi o progetti, né cambiarsi da solo orario di lavoro o decidere di andare in ferie quando vuole, ma sempre in base alle esigenze dell’impresa e anche degli altri colleghi. Allo stesso modo il contratto a tempo indeterminato impone una sorta di esclusiva dell’azienda sulle competenze del lavoratore. Il caso tipico è quello degli sviluppatori o degli avvocati assunti da una società di consulenza e che ovviamente possono lavorare solo per quella firma o impresa e non contemporaneamente per altre, pena l’accusa di concorrenza sleale e il licenziamento.


Non significa che il dipendente non abbia libertà creativa o di iniziativa, anzi. Spesso sono le stesse unità HR delle imprese - ma accade anche all’interno di ministeri e uffici pubblici - a creare team di lavoro e occasioni in cui i lavoratori possano produrre idee, coordinare progetti e trovare soluzioni innovative muovendosi in modo indipendente.


Cosa c’è in un contratto a tempo indeterminato? Caratteristiche


Se non avete mai visto materialmente come è fatto e scritto un contratto di questo tipo eccovi accontentati. Qui potete scaricare un fac simile.


Anzitutto, nell’accordo troviamo:


1. Le indicazioni sul giorno da cui parte il contratto, il termine di inizio. Un dato importante perché da quel momento maturano tutti i diritti e gli obblighi del lavoro subordinato (es. il computo dei giorni per poi decidere le ferie e infatti spesso accade che candidati inquadrati con un contratto a tempo e che avevano maturato le ferie, se sono assunti nell’anno della scadenza del primo contratto ma prima di usare i giorni liberi, si trovano con le ferie del vecchio contratto azzerate una volta firmato il contratto di assunzione a lungo termine);


2. Il tipo di inquadramento e la qualifica che viene assegnata (es. consulente di primo livello, operaio specializzato, dirigente, manager ecc…);


3. L’ufficio, la divisione o lo stabilimento assegnati, specie nelle grandi aziende e multinazionali che hanno una organizzazione molto articolata (es. divisione human resources, ufficio gestione reclami e assistenza al cliente, risk management, ricerca e sviluppo ecc…);


4. L’orario di lavoro, ad esempio 9-17 oppure con indicazione di un monte ore settimanale che i lavoratori gestiscono in modo autonomo. Questo elemento può trarre in inganno e infatti è possibile avere un contratto a tempo indeterminato ma di tipo part-time, cioè con un monte ore di lavoro che in settimana è dimezzato rispetto alle 35-40 concesse dalla legge. Part-time, quindi, non significa, a tempo o a termine. Al contrario se l’orario di lavoro è pieno, allora il contratto sarà di tipo full-time (per scoprire le differenze tra tempo determinato e indeterminato leggi anche Differenze tra i tipi di contratto);


5. Il trattamento economico, cioè lo stipendio, indicato al lordo delle tasse e degli oneri contributivi che poi vengono scalati dalla busta paga. Netto e lordo sono quelli in genere stabiliti dai contratti collettivi nazionali di lavoro del settore corrispondente. Ad esempio, per alcuni comparti il datore non può mai corrispondere meno di un certo stipendio, ad esempio 1400 euro al mese;


6. Gli obblighi di condotta e diligenza seguiti dall’azienda, cioè le regole diverse da quelle di legge e che però sono importanti da seguire per garantire produttività, efficienza e armonia all’interno dell’ufficio, dell’impresa;


7. Le indicazioni su come funzionano e a quanto ammontano le ferie e quando si possono richiedere (in gergo si dice “maturare le ferie” proprio perché i dipendenti hanno sempre diritto a un minimo di stop dal lavoro garantito e pagato, fino a un massimo di giorni o settimane);


8. La possibilità di essere assunti previo periodo di prova. Non è una contraddizione ma il modo in cui il contratto a tempo indeterminato è costruito. Il periodo di prova può durare anche mesi e il datore o la società possono, alla fine di quel periodo, anche recedere dal contratto senza alcuna spiegazione. Rischioso? Sì, ma anche garantista nei confronti dei candidati: chi non fosse davvero idoneo al lavoro infatti occuperebbe poi un posto fisso spettante invece a una persona più adatta o qualificata.


Le regole applicabili al contratto a tempo indeterminato nel 2022


Fare riferimento alle norme di legge quando si parla di assunzione a tempo indeterminato è fondamentale. Nel nostro caso, oltre alle norme dello Statuto dei Lavoratori, bisogna fare riferimento a queste tre fonti:

- il Jobs Act, introdotto nel 2015 e che ha cambiato essenzialmente i criteri di licenziamento dal posto fisso;

- il Decreto Dignità, introdotto nel 2018, che pur regolando i rapporti di lavoro a termine, indica anche in quali casi questi contratti precari possono tramutarsi automaticamente in posti fissi;

- i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro, o CCNL, che non sono delle leggi ma gli accordi quadro sottoscritti tra sindacati e associazioni dei datori di lavoro e che fissano nel dettaglio tutele e condizioni favorevoli ai dipendenti, per singolo comparto produttivo. In Italia ce ne sono oltre 800


A chi rivolgersi: consulenza e indicazioni sui contratti a tempo indeterminato

Chiaramente è sempre bene leggere in prima persona le clausole o le offerte di un contratto a tempo indeterminato, però spesso i termini tecnici e le espressioni possono essere difficili da comprendere. Ecco perché prima di firmare un contratto, è possibile rivolgersi a:

- un consulente del lavoro

- un avvocato del lavoro

- un sindacato

- un patronato

- un’agenzia di recruiting che offre in genere tutte le consulenza sopra citate (un esempio è Adecco, ma ci sono anche Gi Group, Manpower ecc..).


In definitiva, se potessimo riassumere le caratteristiche di un contratto a tempo indeterminato, queste sarebbero:

- l’elevato grado di tutela e garanzie dal posto di lavoro. Un aspetto che però non deve trarre in inganno visto che in caso di crisi o chiusura dell’azienda, il rapporto di lavoro può interrompersi;

- la possibilità che le clausole e le condizioni siano guidate da un contratto collettivo nazionale di lavoro, anche se esistono casi in cui non esistono e non sono applicati;

- l’inserimento in uno schema di tutele statali che si attivano in caso di crisi economica del paese oppure dell’azienda o dell’ente pubblico. Ad esempio, la cassa integrazione che è un contributo statale sostitutivo dello stipendio.

A proposito di compensi, uno dei benefit del contratto a tempo indeterminato è la previsione di uno o due stipendi in più rispetto alle dodici mensilità. La cosiddetta tredicesima e quattordicesima.  In generale, qualunque sia il tipo di contratto, diventare dipendente significa non dover gestire incombenze burocratiche e fiscali che riguardano la propria posizione - se non per alcuni passaggi minimi. Questo spiega ad esempio perché nella busta paga si vede un compenso lordo e un compenso netto: il lavoratore incassa sempre il netto, più basso dello stipendio lordo, perché la restante parte è ciò che l’imprenditore o aziende o ente versa allo Stato sotto forma di contributi pensionistici, e tasse. 

 

Alcune aziende, come Facebook, prevedono anche un bonus di entrata di diverse migliaia di euro per dare modo al neo lavoratore di pagare le spese di inzio lavoro (un eventuale  trasferimento in una città diversa, l’affitto di una casa ecc..).


Il glossario del contratto a tempo indeterminato: parole chiave


Lettera di assunzione -  il documento che precede la sottoscrizione del contratto di lavoro a tempo indeterminato (qui un esempio);


RAL - sta per reddito annuale lordo e indica appunto l’ammontare complessivo, e non per mensilità, dello stipendio offerto dall’azienda. Non bisogna fare l’errore di credere che, ad esempio, 30 mila euro di RAL corrispondano a 30 mila euro incassati: lo stipendio netto sarà di circa la metà perché i soldi restanti sono quelli versati dall’imprenditore allo Stato per pagare contributi pensione e tasse a favore del dipendente.


Benefit - in genere un bonus o trattamento positivo che l’azienda offre in più rispetto agli obblighi minimi di legge. Ad esempio, lo sconto sull’acquisto dell’auto se siamo assunti da un player come FCA o un incremento di stipendio al raggiungimento di determinati obiettivi.


Welfare aziendale - a differenza del benefit, il sistema di welfare aziendale si riferisce a tutto il pacchetto di misure che un’azienda o un ente pubblico può mettere a disposizione dei suoi dipendenti, come ad esempio l’asilo interno per le mamme lavoratrici, un periodo più lungo rispetto alla media del congedo genitoriale cioè la possibilità di assentarsi dal lavoro per mesi o settimane quando si diventa mamme e papà.



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