Lavorare nel settore dei beni di consumo

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Pubblicato 2 Marzo

Cosa vuol dire lavorare nel settore dei beni di consumo: sbocchi lavorativi e opportunità di carriera.


Consumiamo continuamente e per questo il mondo dei beni di consumo - cibo, bevande, vestiti, medicine, prodotti per la cura della persona, tecnologia e molto altro - è anche un'inesauribile fonte di lavoro e sbocchi professionali. 

Anzitutto, se si vuole trovare occupazione in questa industria, non bisogna confondere i beni di consumo con i beni industriali o intermedi: i primi sono quelli che le aziende vengono o offrono ai consumatori finali, cioè noi. I secondi sono invece destinati ad altre aziende perché li lavorino e li trasformino in beni di consumo finali.Fatta questa distinzione, nell’universo dei beni di consumo sono due le sponde che offrono occupazione: il lato produzione e il lato vendita e distribuzione.


Lavorare nella produzione dei beni di consumo

Partiamo dal primo universo. Molti ignorano che la maggior parte delle cose che compriamo e dei brand che conosciamo sono in realtà riconducibili a gruppi e multinazionali estremamente strutturati per progettare e immettere sul mercato - un mercato competitivo - oggetti per settori anche molto diversi tra loro. Ad esempio:


- Food, agroalimentare  e Tabacco e cibi di quarta gamma (surgelati) un ambito sconfinato in cui ad esempio Unilever centinaia di brand come i gelati Algida o il pesce Findus ma deve sopportare la concorrenza di gruppi come Heinz; Mars, Coca Cola, Kraft, Philip Morris);

- Cosmesi e prodotti per la persona, cioè prodotti come Lines e Gillette, gestiti rispettivamente da multinazionali come Unilever e P&G. Ma ci sono anche beni che fanno parte dell’universo L’Oreal e Colgate-Palmolive;

- Detersivi e pulizia, con migliaia di prodotti immessi sul mercato da realtà come la statunitense Kimberly Clark Corporation;

- Elettronica ed elettrodomestici, un comparto enorme che ricomprende pc, lavastoviglie, hardware di ogni genere e che ha player di rilievo (Whirlpool, Panasonic, Sony);

- Pneumatici e accessori auto, ambito che fa parte del comparto automotive ma ha un suo mercato dominato da colossi come Goodyear, Michelin, Bridgestone);

- Accessori, scarpe e abbigliamento, specie sportivo come quello prodotto da Adidas, Nike, Puma;

- Giocattoli e intrattenimento, che comprende brand come Mattel e  LEGO;


Che profili cercano le aziende dei beni di consumo?

Anzitutto project manager, designer, sviluppatori di prodotti e neolaureati in materie economiche e di business ma anche economia aziendale, giurisprudenza, marketing e comunicazione, ingegneria gestionale e vendita commerciale: perché l’intero universo dei beni di consumo ruota attorno al concetto che solo grandi realtà corporate possono concepire e gestire, oggi la nascita e il go to market di un’idea. E c’è bisogno di grande forza lavoro.


Lavorare nella distribuzione dei beni di consumo

Una volta prodotti i beni devono anche essere distribuiti nei negozi e nelle catene di vendita. E questo apre un nuovo ventaglio di sbocchi professionali, perché vendere non è solo una capacità commerciale, ma una vera e propria scienza. Così, quello che una volta era definito come il settore della vendita al dettaglio - cioè il viaggio finale di un prodotto che passa dal negozio al consumatore - oggi è diventata una parte del più grande universo dei beni di consumo retail  una vera e propria industria che ha creato nuovi servizi, nuovi bisogni e quindi nuovi percorsi di laurea e formazione per figure lavorative evolute rispetto al passato.


1. Vendita e retail

Anzitutto, quando si parla di beni di largo consumo non si può non parlare di grande distribuzione organizzata perché è nei supermercati e nelle catene sparse sul territorio che i prodotti trovano spazio per raggiungere i consumatori. Per approfondire potete leggere questo approfondimento dedicato GDO - Ma che cos'è la grande distribuzione organizzata?


In generale, per capire quali opportunità offra il retail per i beni di consumo, bisogna concentrarsi su tutto ciò che accade sia nel momento che precede, che accompagna ma soprattutto che segue la vendita: il post-vendita e l’assistenza sono infatti diventati servizi fondamentali per il successo delle imprese del settore. Le società cercano quindi sia persone in grado di accompagnare il cliente nella scelta del prodotto sia profili capaci di gestire le restituzioni, i magazzini, insomma l’aspetto più marcatamente logistico di questo comparto. 


Inoltre occorre tener conto anche della vendita 4.0, fenomeno in cui tecniche di marketing, definizione delle strategie di prezzo e transazioni online sono sempre più fuse insieme. Basti pensare alle società che offrono servizi di spesa a domicilio online (come Esselunga o Supermercato24 o Amazon Goods). Ambito che è a caccia di esperti digital junior da inserire nella rete di gestione ordinativi e non solo (per scoprire quali sono le competenze richieste leggi anche Come funziona e lavora l’industria del Retail.


Le competenze per lavorare nel mondo retail

In questo settore oggi le figure essenziali agli occhi di un recruiter non sono solo il brand manager e il product manager, ma anche profili evoluti rispetto a chi ha studiato management ed economia. Tra le figure oggi ricercate dalle aziende ci sono:


- lo Store Manager, cioè il responsabile della gestione del punto vendita e che, oltre a sapere come si organizza un negozio dal punto di vista commerciale e amministrativo, deve dimostrare anche spiccate capacità “umanistiche” (IULM ha un master specifico, così come l’Università degli Studi di Firenze);


- il Visual Merchandiser, colui o colei che si occupa soprattutto di valorizzare il prodotto sia dal punto di vista del posizionamento e dell’allestimento nel punto vendita (a Torino lo IED ha una formazione dedicata);


- il Digital Marketing Manager, che si occupa delle strategie di marketing per promuovere il brand e il  prodotto attraverso i canali on-line (la business school de Il Sole 24 Ore ha una vasta gamma di corsi  ma è possibile acquisire le tecniche anche in Università come la Milano-Bicocca o Roma Tre).

Esistono poi corsi completi offerti dalla business school CUOA, per una preparazione a 360 gradi. Quella che serve per la nuova fase del retail: il rilancio del negozio fisico come spazio che offre servizi e non prodotti.

 

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