Il primo approccio al mondo del lavoro: consigli su come orientarsi

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Pubblicato 6 Maggio

Come orientarsi nel mondo del lavoro


Nessuno riesce a spiegare a studenti e neolaureati che cosa sia il mondo del lavoro e che esperienze si troveranno ad affrontare nel corso della loro carriera. Eppure è possibile offrire alcuni indizi su cosa li aspetta.


Qui a Tutored abbiamo un punto di vista privilegiato sul mercato dell’occupazione perché mettiamo in contatto oltre 50 tra aziende e multinazionali con le competenze di oltre 400 mila giovani studenti e neolaureati. 

Ecco perché abbiamo pensato a un articolo con qualche consiglio utile su come non entrare in confusione nel periodo che passa tra la fine del ciclo di studi l’inizio del primo o dei primi lavori.


Skills, competenza, bisogni delle imprese e curriculum: 7 consigli chiave


Il primo suggerimento è questo: qualunque sia il percorso o il settore che abbiate scelto, esistono specializzazioni e competenze specifiche che sul mercato sono più richieste di altre e su cui è bene concentrarsi. Come?


1. Individua il settore e il job mismatch


Il modo più  semplice per capire in cosa si può fare la differenze e come diventare candidati indispensabili è scoprire dove si annida il cosiddetto “job mismatch”, cioè quali sono i veri bisogni delle imprese e quindi i  posti di lavoro che in genere restano più vacanti nel proprio settore. 

Per farlo basta scorrere gli annunci di lavoro degli ultimi due o tre mesi (controllate ad esempio quelli su Tutored) e capire in quanti hanno fatto l’application per una determinata posizione. In un settore o società infatti si può entrare anche non dall’ingresso principale. Un esempio: se siamo neolaureati in Economia non ha senso pretendere di diventare manager o entrare subito nella divisione che sappiamo essere fatta a pennello per noi se sappiamo essere la più ambita e quella con la maggior concorrenza.

In realtà come Unicredit o BNP Paribas in determinati momenti può esserci più bisogno di consulenti direct, cioè assistenti per la clientela - non significa lavorare allo sportello, leggete qui - rispetto a personale da inserire nel crisis management o nel trading. E’ un buon modo per mettere piedi in un ambienti di lavoro articolato e poi dall’interno avere l’opportunità di orientarci su nuove posizioni, lavori, settori.


2. Stage e apprendistato sono un buon inizio


Prima ancora di finire gli studi, lo stage o l’apprendistato possono essere utili per capire dove puntare per ottenere un posto di lavoro e con quali credenziali.

Tirocinio e apprendistato sono due canali preferenziali per entrare in comparti in cui poi è possibile proseguire la carriera (leggi anche Differenze tra i tipi di contratto: stage, apprendistato, tempo determinato e indeterminato). Ad esempio se studiamo materie scientifiche e facciamo un dottorato di ricerca, l’inserimento in centri di ricerca e sviluppo o enti come il CNR o l’ENEA può iniziare proprio grazie a un apprendistato formativo.

 

3. Sfruttare i social per capire dove si è utili e aggiustare il curriculum in base alle esigenze di imprese o dei potenziali clienti


Scoprire un mercato del lavoro diverso rispetto a quello che c’era prima di scegliere un certo percorso formativo, non significa che le vostre competenze siano inutili purché sappiate diventare un buon match per i bisogni di aziende e clienti. Senza aspettarvi che sia invece il mondo del lavoro a doversi adattare a voi. 

Social network come LinkedIn sono un ottimo sistema per sbirciare il curriculum di chi abbia un profilo educativo e lavorativo simile al nostro e da cui prendere spunto per migliorare il modo di candidarsi per una posizione. 


4. Quando prepariamo il curriculum, usiamo le stesse parole che troviamo nell’offerta di lavoro.


Questo suggerimento è strettamente legato legato al punto 3. Prima di compilare una job application, facciamo più copie del nostro résumé indicando con un elenco a punti le nostre competenze chiave, anche se non abbiamo ancora molta esperienza, usando gli stessi termini dell’offerta di lavoro. 

Ad esempio, se una società cerca una persona per rafforzare il team di consulenti, allora metteremo in evidenza le nostre capacità di interazione con persone sconosciute, acquisite mentre lavoravamo come commessi in un negozio di abbigliamento e usando l’espressione “consulenza ai clienti”. Oppure, se una job offer ha come termini chiave “autonomia e capacità organizzativa”, utilizzeremo queste stesse parole per descrivere la nostra attitudine mentre lavorano come baby sitter per mantenerci agli studi.

Nel caso poi non avessimo avuto alcuna esperienza di lavoro, non importa: metteremo in evidenza le skills acquisite sui banchi, come la capacità di utilizzare excel o programmi utili per gestire l’organizzazione di un’impresa.


5. La ricerca del lavoro è un lavoro. Bisogna affrontarla con metodo e investire tempo ed energie.


Potrà sembrare banale, ma se non abbiamo la fortuna di avere già dei colloqui tramite l’ufficio Job Placement della nostra Università o per altre vie, una volta finiti gli studi potrebbero passare anche mesi prima di ottenere la prima intervista per un posto. Questo periodo non deve spaventare: serve anzi ad allenare al meglio la propria capacità di selezione delle offerte. 

Il modo migliore per affrontarla è studiare bene gli annunci, come abbiamo detto sopra, e preparare tante lettere di presentazione e cv quanti sono gli annunci a cui intendiamo rispondere. 

Un errore molto comune infatti è candidarsi per posizioni per cui sappiamo di non avere tutte le qualifiche o le caratteristiche richieste - fate perdere tempo all’azienda - o inviare un curriculum standard e uguale a tutte le posizioni che ci interessano, anche se sono diverse. 

I recruiter hanno poco tempo per selezionare i cv più idonei e puntano su quelli che siano lunghi al massimo 1 pagina, meglio come detto se con bullet point in grassetto che mettano in evidenza le skills e togliendo le informazioni non necessarie - come il fatto di aver frequentato gli Scout, se non è rilevante per ottenere il posto.

Infine, bisogna pensare alla ricerca del lavoro come a una campagna pubblicitaria sui social: più persone raggiungete, più alta sarà la piccola fetta di attenzione che otterrete dai pochi davvero interessati al vostro profilo. Si chiama legge di conversione. Se inviate 100 cv a settimana, non riceverete 100 risposte. Ma solo 2 o 3 che però sono sufficienti a garantire almeno la chance di 1 colloquio. Più job application compiliamo, più alto sarà il numero di risposte finale.


6.  Tenere traccia delle application, di chi abbiamo contattato e di come e dove abbiamo inviato il curriculum


Anche questo suggerimento serve a evitare un errore troppo comune: dimenticarsi di aver fatto domanda per un posto di lavoro e venire chiamati dalla o dal recruiter al telefono, non ricordandoci le caratteristiche della posizione. E’ sufficiente segnare su un’agenda, un calendario online o un foglio excel il proprio piano di ricerca del lavoro. Un esercizio utile anche per renderci conto di quali aziende stiamo monitorando e quanto sia efficace la nostra ricerca nel tempo.


7. Usare i colloqui come palestre per migliorare il modo in cui ci presentiamo


All’inizio può capitare di non superare uno o più colloqui di lavoro, del resto si tratta di una selezione spesso fatta insieme ad altri candidati - le famose prove in team condotte dai responsabili human resources. L’atteggiamento più corretto è cercare di capire cosa non ha funzionato nella nostra presentazione (non abbiamo risposto a una o più domande? Eravamo carenti in una o più competenze che avevamo invece segnato nel nostro cv?).

Ad esempio, un caso classico è dire di conoscere benissimo l’inglese e poi non riuscire a sostenere una conversazione molto semplice in quella lingua con il recruiter. La lezione da imparare in questo caso è: non millantiamo skills che non possediamo davvero, ma diciamo la verità. Un’azienda preferisce assumere una persona che ammetta di non essere ferrato o ferrata con le lingue straniere, di un bugiardo. Perché nel primo caso potrebbe essere l’impresa stessa a fornire la formazione aggiuntiva e colmare il gap. 


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